Il cavaliere della Repubblica a Faenza o lo becchi al mattino presto o alla sera sul far del tramonto. Non ha da sistemare alcun cavallo, ma con i suoi 95 anni ha ben diritto ad alzarsi con comodo a sole già alto, di muoversi in città durante il giorno e accasarsi provato si, ma con tanta gioia ogni giorno per gli incontri che il Signore gli offre, spesso in modi inattesi. Comunque “ricchi!”. Facciamo squillare il telefono fisso un quarto alle otto. Siamo fortunati: “Buongiorno!”. Riconosce la mia voce e replica: “Buon giorno. Stavo passando proprio accanto al telefono”.
Giando, al secolo Giandomenico Sacchini, lo avevamo sentito nei mesi scorsi per farci raccontare la sua esperienza di mezzo secolo fa con il terremoto del Friuli e il suo intervento da volontario condiviso con altri faentini, in particolare della parrocchia di San Giuseppe (vedi articolo qui). Poi, eccoci all’evento di questi giorni con l’assegnazione di quel titolo, cavaliere della Repubblica che il 2 giugno gli è stato ufficializzato in Prefettura a Ravenna. In particolare sono state premiate le onorificenze al merito per le “storie di bene” e legate al volontariato. Giandomenico Sacchini, faentino, è stato molto impegnato nell’associazione Mato Grosso, volontario e pellegrino a piedi fino a Gerusalemme. Suo il grande supporto dato a Federico, “Chicco”, ragazzo con disabilità fisica e cognitiva a cui ha donato una relazione autentica dalla quale ha ricevuto tanta gioia e gratitudine.

“Sai – mi dice – il mio parroco (don Marco, a San Giuseppe) l’altro giorno si è avvicinato e mi ha fatto i complimenti… io non pensavo proprio nemmeno lontanamente a queste cose. Ora mi accorgo che sto chiudendo la mia vita in bellezza. Come Sancho Panza e don Chisciotte io ho solo un ronzino, ma bisogna che io mi adegui a questi momenti di celebrità!”.
E lui si è adeguato, accogliendo l’invito del Prefetto, assieme a Federico e alla sua mamma che per quella onorificenza ci ha messo del suo. “Oltre a una bella parte della mia famiglia”, aggiunge. Fra le sue incombenze non quotidiane ma quasi, Giando ha messo un saluto a Federico. Lo citò nel volume che Il Piccolo editò nel 2007: “Sulle orme di un sogno di amore. Betlemme mèta di un cammino”. Racconto del suo pellegrinaggio a piedi Faenza-Gerusalemme che nei pensieri inseriti nelle prime pagine vede un paio di foto di lui con Federico e l’accenno a questa relazione fatta di sguardi, ma costante nel tempo. Giunta fino a oggi.

“Sai – mi dice – da parte del prefetto ho sentito un’accoglienza calorosissima. Sono stato abbracciato come da un fratello… è stato qualcosa di particolare. Una situazione umanamente profonda”. Mentre mi sottolinea che il 2 giugno ha riscontrato di essere il più vecchio a quella cerimonia, del resto 95 sono pure una bella cifra, mi dice che terminato il tutto si è fatto accompagnare a casa. “Avevo bisogno di tranquillità. “Par sta volta agl’ho fata! (questa volta ce l’ho fatta!), ho superato l’emozione. Sono contento di sentirmi ancora utile alla mia età e poter ancora servire facendo cose che mi aggradano”.
Giulio Donati














