Ci sono persone che vincono partite e altre che lasciano un segno nelle vite degli altri. Ivano Gavella apparteneva a entrambe le categorie. A venticinque anni dalla sua scomparsa, il ricordo dell’allenatore che ha scritto pagine indelebili della storia del Faenza Calcio resta vivo non solo per i risultati ottenuti sul campo, ma soprattutto per i valori umani che ha saputo trasmettere.
Il 22 giugno 2001, un male incurabile, rapido e spietato, lo portò via a soli 47 anni. Da allora il suo nome continua a essere pronunciato con affetto e riconoscenza da ex giocatori, dirigenti, amici e tifosi che ne hanno condiviso il cammino.
L’uomo prima del tecnico
Nel mondo del calcio, Gavella rappresentò un’eccezione. Prima di vedere il calciatore, cercava sempre la persona. Era convinto che soltanto comprendendo l’uomo si potesse ottenere il meglio anche sul terreno di gioco.
Chi lo ha avuto come allenatore ricorda la sua capacità di ascoltare, consigliare, incoraggiare. Per molti è stato un maestro di sport, ma anche un punto di riferimento nella vita quotidiana.
Dello sport e della vita era un appassionato autentico. «Il poeta, il romantico del pallone», lo definiscono ancora oggi coloro che gli sono stati vicini. Un tecnico preparato, ma soprattutto una persona straordinaria.
Le imprese con il Faenza
Dopo un passato da portiere nel calcio dilettantistico, Gavella intraprese la carriera da allenatore guidando Martorano, Piangipane, Forlimpopoli e Massa Lombarda, prima dell’approdo a Faenza.
Con i biancoazzurri visse sette stagioni intense, ricche di soddisfazioni e risultati che ancora oggi appartengono alla memoria collettiva del calcio manfredo. In 219 partite conquistò un terzo e un quarto posto nel Campionato Nazionale Dilettanti, proponendo una squadra capace di esprimere un calcio spettacolare.
Dopo una parentesi al Rimini in C2, tornò a Faenza per compiere un’altra impresa. Prima arrivò una salvezza considerata quasi impossibile, ottenuta con la squadra più giovane del campionato. Poi il capolavoro: la promozione in C2, uno dei traguardi più prestigiosi nella storia del club, seguita dalla conferma della categoria nella stagione successiva. Fu il suggello di un ciclo irripetibile. Successivamente allenò anche il Riccione, sfiorando la permanenza nel Cnd, e il Forlì, esperienza interrotta a causa dei primi problemi di salute.
La Gavella’s Band
A testimoniare quanto profondo sia stato il segno lasciato da Gavella c’è anche la nascita della “Gavella’s Band”, il gruppo coordinato da Valeriano Montuschi che riunisce tanti dei suoi ex giocatori e amici. Il nome richiama quello con cui venivano affettuosamente identificate le sue squadre e, ancora oggi, tiene vivo quasi quotidianamente il ricordo del tecnico attraverso incontri, testimonianze e momenti di condivisione.
Il ricordo della famiglia
In occasione del venticinquesimo anniversario, anche la famiglia ha voluto rivolgere un pensiero a chi continua a mantenere viva la memoria di Ivano. «Sono 25 anni che mio babbo vive nel nostro cuore – dicono il figlio Andrea, la figlia Bea e la moglie Meris, rivolgendosi al gruppo –. Vorrei ringraziarvi tutti. So che in ognuno di voi vive un pezzettino di lui. Degni ambasciatori dei suoi valori». Forse il modo migliore per raccontare Ivano Gavella è attraverso una delle frasi che più spesso ripeteva: «È meglio dare che ricevere». Un principio che non si limitò a insegnare, ma che mise in pratica ogni giorno della sua breve e intensa esistenza. Allenatore, educatore, amico, fratello maggiore, padre per tanti ragazzi incontrati lungo il suo cammino. Sui campi di calcio e nella vita di tutti i giorni, tra Faenza, Forlimpopoli – la città dove viveva e lavorava in Comune – e le tante realtà che ha attraversato, Gavella ha lasciato un patrimonio di umanità che il tempo non è riuscito a cancellare.














