Scatta il conto alla rovescia per il Palio del Niballo, in programma domenica, con i cinque capi rione che raccontano il lavoro che sostiene la manifestazione durante tutto l’anno. Tra eventi gastronomici, volontari, giovani da coinvolgere e costi crescenti, emerge una realtà che va ben oltre la giostra. Le aspettative sono alte e l’obiettivo comune è offrire alla città un grande spettacolo

Domenica il Palio del Niballo assegnerà il drappo più ambito dell’anno, ma per i cinque rioni di Faenza la sfida è iniziata da tempo. Dietro ai pochi minuti della giostra allo stadio Bruno Neri si nasconde infatti un lavoro che dura dodici mesi all’anno e coinvolge centinaia di volontari, dagli sbandieratori ai musici, dai cavalieri alle scuderie, passando per cucine, logistica e organizzazione degli eventi.

Alla vigilia della manifestazione emerge un quadro condiviso: la macchina organizzativa procede senza particolari intoppi, le settimane gastronomiche stanno registrando una buona partecipazione e la vendita dei biglietti lascia presagire l’ennesimo tutto esaurito. Accanto all’attesa per il risultato sportivo, i rioni sottolineano soprattutto la crescita del coinvolgimento dei giovani, il valore del volontariato e la necessità di garantire un ricambio generazionale che permetta alla manifestazione di continuare a vivere negli anni.

Un altro elemento che accomuna i cinque capi rione è la consapevolezza di come il loro ruolo sia cambiato nel tempo. Se da una parte resta il fascino di guidare una comunità profondamente legata alla propria identità, dall’altra aumentano responsabilità, burocrazia e adempimenti organizzativi che richiedono una presenza costante durante tutto l’anno.

Riccardo Tinti (Borgo Durbecco)

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«Per ogni rione le macchine organizzative da mettere in campo sono due», spiega Riccardo Tinti, capo rione del Borgo Durbecco. «Da una parte c’è tutta l’attività legata agli eventi e alle serate gastronomiche, dall’altra la preparazione degli atleti, quindi cavalieri, sbandieratori e musici. In tutto questo l’amministrazione comunale ci sta dando un grande aiuto per organizzare la manifestazione nel modo migliore possibile».

Tinti evidenzia anche come il ruolo di capo rione sia diventato sempre più complesso. «Oggi è complicato, perché ci sono tanti equilibri da mantenere all’interno del rione. Non esistono solo i risultati, ma tutto quello che gira attorno al Palio». Sul fronte del coinvolgimento dei giovani, il Borgo punta sulla collaborazione con scuole e parrocchie. «Abbiamo creato progetti con Sant’Antonino, Santa Maria Maddalena e con l’istituto Carchidio-Strocchi. Cerchiamo di far capire ai ragazzi che abbiamo bisogno di loro». Per la gara le ambizioni non mancano: «Vogliamo fare bella figura con sbandieratori e musici e l’obiettivo è vincere dopo quattro anni di attesa».

Luciano Dal Pozzo (Rione Verde)

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Anche in casa Rione Verde il bilancio delle settimane che precedono il Palio è positivo. «Tutto sta procedendo secondo i programmi e siamo soddisfatti di come sono andate le prime settimane di eventi culinari», afferma Luciano Dal Pozzo. «La città sta rispondendo bene e questo è importante, perché ci permette di recuperare risorse fondamentali per sostenere le attività del rione».

Il tema del ricambio generazionale resta centrale. «Abbiamo un ottimo rapporto con le scuole, organizziamo visite per far conoscere ai ragazzi il rione e il primo contatto avviene spesso attraverso il gioco delle bandiere e i tamburi. Non siamo un circolo chiuso, siamo aperti alla gente». Dal Pozzo non nasconde le difficoltà organizzative. «La vita del capo rione non è semplice. C’è tanta burocrazia, i costi sono in crescita e serve una presenza costante. Per fortuna possiamo contare su tanti volontari». Sul piano sportivo il Verde arriva da una buona Bigorda e guarda alla giostra con fiducia. «Ci prepariamo 365 giorni all’anno, ma tutto si decide in pochi minuti. Sarà difficile ripetere l’exploit dell’anno scorso, ma ci proveremo».

Daniele Lama (Rione Giallo)

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Grande soddisfazione per la partecipazione si registra anche nel Rione Giallo. «In questo momento stiamo lavorando soprattutto sull’attività degli agonisti e siamo contenti dei ragazzi al debutto nelle bandiere», racconta il capo rione Daniele Lama. «Il gruppo dei giovani cresce in modo costante e l’organizzazione sta funzionando bene. Abbiamo tanti volontari e le serate organizzate finora sono state tutte sold out».

Per Lama il segreto è creare un legame duraturo con i più giovani. «Il nostro compito è farli affezionare al rione. Quando succede, non li perdi più». Negli ultimi anni, spiega, il livello generale della manifestazione è cresciuto notevolmente. «Oggi tutti se la possono giocare. Non è come in passato, quando era più facile individuare i favoriti». E sul rapporto tra città e Palio aggiunge una riflessione: «La gente ha apprezzato quello che i rioni hanno fatto nei momenti difficili, soprattutto durante l’alluvione. Questo ha sicuramente riacceso l’amore per il Palio».

Damiano Tinelli (Rione Nero)

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Un clima di fiducia si respira anche nel Rione Nero. «L’organizzazione sta andando molto bene, sia a livello generale sia a casa nostra», sottolinea Damiano Tinelli. «Il bilancio delle cene e degli eventi è positivo e c’è stata una buona partecipazione anche alle iniziative collaterali, come i tornei di basket e baskin».

Sul fronte giovanile il Nero può contare su un gruppo numeroso di musici, mentre resta più difficile il reclutamento nel settore delle bandiere. «È un percorso che parte da lontano e passa dalle attività nelle scuole. Nel volontariato c’è una buona partecipazione dei soci e stiamo riuscendo a garantire quel ricambio generazionale di cui abbiamo bisogno». Anche Tinelli evidenzia il peso crescente delle responsabilità organizzative. «Fare il capo rione è molto gratificante, ma rispetto al passato le norme e le procedure sono diventate più complesse, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza». Per domenica le aspettative sono alte. «Siamo preparati e consapevoli di quello che possiamo fare. Sarà un Palio bellissimo e ci sono tutte le premesse per vedere ancora una volta uno stadio pieno».

Cristina Bassi (Rione Rosso)

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A guidare il Rione Rosso per la prima volta è invece Cristina Bassi, che racconta un’esperienza intensa e totalizzante. «Il Palio ormai è vissuto dodici mesi all’anno. Sono tanti i settori in cui ci prepariamo: la cucina, i musici, gli sbandieratori, la scuderia. La nostra organizzazione è consolidata e la fortuna è che i giovani sono sempre pronti a dare una mano».

Bassi evidenzia come il reclutamento parta già dalle scuole elementari. «Con musici e sbandieratori il lavoro sta dando buoni risultati. Più difficile è trovare giovani da inserire nelle scuderie. Il cavallo richiede passione, dedizione e tanto tempo». Pur essendo al primo anno alla guida del rione, non nasconde le ambizioni. «Sono nata e cresciuta nello sport e so che si gareggia per vincere. Non si parte mai sconfitti». Guardando alla manifestazione nel suo complesso, lancia però anche una riflessione. «Il nostro Palio è una bellissima manifestazione, ma tanti la vivono solo nel mese di giugno. Noi invece la viviamo tutto l’anno, con una programmazione continua».