Domenica 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, a Faenza sembrava Ferragosto. Con gli impegni di giugno, però: ferie ancora lontane, esami da preparare, attività lavorative a pieno ritmo e eventi cittadini. All’Osservatorio Meteorologico Torricelli, alle 21 il termometro segnava ancora ben oltre i 30 gradi dopo tredici ore consecutive sopra questa soglia. La massima della giornata ha raggiunto i 38,3 gradi, uguagliando il record della seconda decade di giugno e diventando il secondo valore più elevato mai registrato nel mese negli ultimi ottant’anni di osservazioni. «Sono valori importanti – sottolinea Roberto Gentilini responsabile dell’Osservatorio –. Siamo almeno 10-12 gradi sopra le medie storiche: in questo periodo dovremmo registrare massime attorno ai 27-28 gradi, non 38 o 39. È come se avessimo una mezza stagione di anticipo». E le previsioni non rassicurano: «La fase peggiore deve ancora arrivare».
Faenza in emergenza caldo

Se nelle grandi città italiane si moltiplicano i bollini rossi del Ministero della Salute, anche il territorio faentino sta vivendo condizioni di forte disagio bioclimatico. «Faenza sta entrando in una situazione di caldo problematico – spiega Roberto Gentilini, responsabile dell’Osservatorio Meteorologico Torricelli –. L’anticiclone subtropicale sta determinando un caldo molto intenso anche sul nostro territorio. Il disagio bioclimatico è molto alto». I numeri fanno impressione. «La sera di domenica 21 giugno abbiamo registrato una situazione particolarmente afosa: alle 21 la temperatura era ancora ben superiore ai 30 gradi, dopo 13 ore consecutive oltre questa soglia». Il valore massimo raggiunto è stato di 38,3 gradi, uguagliando il record della seconda decade di giugno e diventando il secondo valore più elevato mai registrato nel mese. Il primato assoluto resta quello del 30 giugno 2012, quando si toccarono 38,9 gradi, il record degli ultimi ottant’anni di rilevazioni. Ma attenzione: il record storico del 2012 «sarà molto probabilmente superato nei prossimi giorni», quando è atteso l’apice di quella che potrebbe rivelarsi la fase più intensa dell’estate.
Il peggio deve ancora arrivare

Le previsioni non sono rassicuranti. «Avremo una temporanea stabilizzazione fino a giovedì – prosegue Gentilini – ma tra venerdì e lunedì prossimo è attesa una nuova recrudescenza del caldo. Toccheremo probabilmente l’apice di questa seconda ondata, forse il più intenso dell’intera estate. Il peggio deve ancora arrivare». L’ondata di calore potrebbe protrarsi almeno fino alla fine del mese e i modelli sperimentali globali indicano una stagione estiva mediamente più calda del normale. «È auspicabile che si verifichino alcune pause – precisa Gentilini – ma il segnale per luglio è forte. Oltre i dieci giorni le previsioni diventano più incerte, ma ci troviamo davanti a una delle più intense fasi di caldo degli ultimi decenni».
Se in Francia in alcune aree le scuole sono ancora chiuse non è escluso che anche in città qualche cambiamento ci sarà. Domenica, giorno della disputa del Palio del Niballo sono previsti picco di 40°. Pur in assenza di comunicazioni ufficiali, non è escluso che la manifestazione subisca uno slittamento di qualche ora, privilegiando le fasce serali per limitare i rischi legati alle temperature elevate.
Giugno non è più quello di una volta
Secondo l’analisi storica dell’Osservatorio Torricelli, il mese di giugno ha subito una trasformazione sconvolgente. «Fino alla fine del secolo scorso i giugni eccezionalmente caldi erano rarissimi. Oggi la probabilità di vivere un giugno rovente è cresciuta in modo esponenziale». Gentilini ricorda come tra il 1946 e il 2000 la probabilità di registrare un giugno tropicale fosse appena del 2 per cento. Nel periodo compreso tra il 2001 e il 2011 è salita al 20 per cento, mentre dal 2012 a oggi ha raggiunto il 50 per cento. «Una volta ogni due anni possiamo aspettarci un giugno rovente. In passato non accadeva. Siamo almeno 10-12 gradi sopra le medie storiche: in questo periodo dovremmo avere massime attorno ai 27-28 gradi, non 38 o 39. È come se avessimo una mezza stagione di anticipo». Anche i picchi estremi si sono trasformati. Negli anni Settanta superare i 35 gradi era una rarità. Oggi sono valori che possono persistere per settimane.
Dall’anno senza estate alla Piccola Era Glaciale
A chi liquida tutto con un «ha sempre fatto caldo», Gentilini invita a guardare alla storia del clima. L’esempio più noto è il 1816, passato alla storia come l’«anno senza estate». Dopo la devastante eruzione del vulcano Tambora, il clima europeo fu caratterizzato da piogge insistenti e temperature insolitamente basse. Fu proprio durante quell’estate fredda e piovosa sulle rive del lago di Ginevra che Mary Shelley, costretta a trascorrere molte giornate al chiuso insieme a Lord Byron e Percy Shelley, concepì il celebre romanzo Frankenstein. Ancora prima, dal 1310 al 1850 circa, l’Europa attraversò la cosiddetta Piccola Era Glaciale, che interessò anche Faenza con primavere rigide e estati fresche e piovose che compromettevano la maturazione dei raccolti di grano, provocando carestie e gravi difficoltà economiche. «Il clima è sempre cambiato – osserva Gentilini – ma l’unico dato certo che emerge dalle nostre serie storiche è l’accelerazione del riscaldamento estivo negli ultimi 25 anni, un fenomeno sicuramente collegabile al cambiamento climatico».
«Non fate gli eroi»
«Non bisogna sottovalutare queste ondate di calore e soprattutto, non fare gli eroi. Sono episodi che non possono essere considerati normali. Occorre rispettare le raccomandazioni delle autorità sanitarie e adottare comportamenti adeguati, sia nelle abitudini personali sia nella gestione della vita quotidiana». Un cambiamento radicale che, fino a pochi decenni fa, sarebbe sembrato eccezionale. «Questo tipo di caldo – conclude Gentilini – arrivava semmai tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, per periodi limitati. Oggi siamo entrati in una nuova e difficile normalità, con un quadro che merita attenzione e responsabilità».
Barbara Fichera














