È stata la candidata consigliera più votata alle ultime elezioni comunali di Faenza con 831 preferenze. Un risultato che l’ha sorpresa, ma non ha stupito chi conosce da vicino il lavoro che ha fatto in 42 anni nella scuola faentina. Marta Saragoni, vent’anni di esperienza nella scuola come insegnante e diciassette da dirigente dell’istituto Cerini (ex Carchidio-Strocchi). Una vita professionale che, come racconta lei stessa, «non è mai stata una bolla, ma il centro del territorio, il luogo da cui parte tutto». Per lei si fa politica ogni giorno. «La scuola è politica – spiega -, perché è relazione, ascolto, responsabilità. I giovani sono sempre stati una priorità e il mio desiderio di candidarmi nasce proprio da lì: da un investimento verso i giovani e verso la comunità».
La decisione di scendere in campo è maturata lentamente: «Non avevo mai fatto campagna elettorale prima, per scelta personale e lavorativa, ero nel mondo della scuola e i miei sforzi erano concentrati lì. Ma quando ho iniziato, ho incontrato persone che mi hanno votato per il lavoro svolto sul territorio. Ho sentito tanta riconoscenza e partecipazione. Questo mi ha dato forza». Alle urne, Saragoni è risultata la candidata più votata. Un dato che accoglie con umiltà: «La mia prima reazione? Tanta gratitudine per la stima e la fiducia. Da soli non si fa niente, e questo risultato non è mio: è di una comunità che ha riconosciuto un percorso condiviso».
“Bene la partecipazione giovanile. Ma non ricordiamoci dell’educazione civica solo durante le le elezioni”
Alla domanda su cosa abbia convinto così tanti cittadini a sostenerla, risponde senza esitazioni: «Credo che abbiano riconosciuto la coerenza. Scuola e ascolto sono sempre state le priorità della mia candidatura. E penso che la gente lo abbia percepito».
Tra le sorprese più belle di queste settimane Saragoni cita la partecipazione giovanile: «Ho visto molti giovani, tanti “agguerriti” in maniera positiva, che buttavano il cuore oltre l’ostacolo. È stato bello. La partecipazione però va coltivata tutti i giorni. L’educazione civica va studiata, certo, ma soprattutto va praticata. Dobbiamo ricordarcene sempre, non solo alle elezioni».
Il tema della rappresentanza femminile: solo 6 donne su 24 in consiglio comunale
Nel nuovo Consiglio comunale, le donne sono una minoranza: solo sei elette su ventiquattro consiglieri. Ma Saragoni non si stupisce e con rammarico racconta: «La seconda donna è al settimo posto. Le donne sono state meno “cariche” nella campagna elettorale? Forse. Ma forse no. Molte donne erano cariche eccome. Il punto è che i capolista erano uomini, i candidati sindaco erano uomini. Quindi la promozione è stata maggiormente rivolta verso gli uomini».
“Il tema non si risolve son quote o posti riservati, ma bisogna dare alle donne la possibilità di emergere”
Secondo lei, il problema non si risolve solo con quote o posti riservati: «Bisogna cambiare qualcosa di più profondo. L’antidoto è dare alle donne maggiori occasioni di venire fuori, promuoverne la visibilità, per riconoscerne il valore. Le donne hanno tanto da dire». Racconta di non aver percepito ostacoli diretti legati al genere nel suo percorso personale, ma non per questo minimizza il tema: «La mia esperienza è stata diversa, forse perché arrivo da un mondo, quello della scuola, dove le donne sono tante e competenti. Ma so che il problema esiste. E pesa. È ancora così, purtroppo, anche nella politica locale». E conclude con un messaggio alle giovani donne che guardano alla politica con timore o diffidenza: «Coltivate la consapevolezza e l’autostima. Mettetevi in gioco. Ragionate insieme agli altri, perché ragionare insieme fa crescere tutti. E ricordatevi che avete tanto da dire. Tantissimo».
Jacopo Cavina














