Ultimo capitolo della nostra rubrica sulla storia delle elezioni comunali di Faenza. Il 20 e 21 settembre 2020 i faentini tornano alle urne in uno scenario assai diverso da quello di cinque anni prima. Non solo per la pandemia di Covid-19, che nei primi mesi dell’anno ha imposto lockdown generalizzati, ma anche perché nel frattempo il quadro politico è mutato radicalmente. A maggio è ufficializzato lo slittamento delle elezioni a dopo l’estate. Il centrosinistra e il centrodestra riorganizzano gli schieramenti. Dopo settimane di indiscrezioni sulla stampa locale, sia nel campo progressista (dove circolano le possibili candidature di Andrea Fabbri, Marco Venturelli, Alberto Morini e Giorgio Dalprato) che in quello conservatore, in cui vengono sondati Maurizio Marchesi e Gabriele Padovani, a fine giugno il Partito Democratico ufficializza la candidatura del vicesindacoMassimo Isola. Un mese dopo Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia decidono di sostenere il consigliere civicoPaolo Cavina, già in campo autonomamente. Completano il quadro i candidati della sinistra radicale Roberto Gentilini (Potere al Popolo) e Paolo Viglianti (Rifondazione).

Il centrosinistra propone il campo largo con Massimo Isola, ll centrodestra risponde compatto con il civico Paolo Cavina

Isola guida una alleanza ampia e trasversale che conferma la natura di Faenza come vero e proprio laboratorio politico, includendo forze di diversa estrazione: da un lato Faenza Cresce, formazione cattolico-moderata sostenuta pubblicamente da figure di primo piano del cooperativismo bianco; dall’altro Faenza Coraggiosa, specchio locale della lista rossoverde Emilia-Romagna Coraggiosa, guidata dall’allora vicepresidente regionale Elly Schlein. Alla coalizione si aggiungono inoltre, ad agosto e dopo un travagliato procedimento autorizzativo, sia il Movimento 5 Stelle sia Italia Viva. I seguaci di Giuseppe Conte, che per dieci anni avevano condotto una dura opposizione ai due mandati di Giovanni Malpezzi, optano dunque per l’appoggio al suo vice. Parimenti, i sostenitori di Matteo Renzi superano la diffidenza verso il M5S ed entrano nella coalizione, guidati a livello locale da Alessio Grillini.

Sul fronte opposto, Cavina giunge all’accordo con le forze di centrodestra all’indomani della burrascosa uscita della sua lista Insieme per Cambiare dalla maggioranza Malpezzi, maturata nel novembre 2019 in polemica con il sindaco e con la leadership del PD locale. Dopo dieci anni da avversari, Insieme per Cambiare ritrova al proprio fianco la Lega. L’operazione è guidata dal deputato Jacopo Morrone, che punta a replicare il «modello Forlì», dove il civico Gian Luca Zattini venne candidato con successo, a scapito di leghisti della prima ora.

I temi della campagna elettorale

La campagna elettorale è breve e si svolge prevalentemente nei mesi estivi, con un ruolo crescente dei social media. Isola cerca di interpretare la propria candidatura come l’avvio di un «nuovo inizio», orientato al potenziamento dei servizi educativi e sanitari e alla sostenibilità ambientale, puntando a portare la raccolta differenziata all’80%. Propone inoltre alcuni obiettivi di lungo periodo, come la candidatura di Faenza a Città Creativa Unesco, il recupero della Chiesa dei Servi e la riqualificazione della Colonia di Castel Raniero.

Cavina conduce la campagna con lo slogan «È la volta buona» e si propone di scardinare quella che definisce la «casta» della sinistra, promettendo una maggiore attenzione al forese e al mondo agricolo, politiche a tutela della famiglia e della vita fin dal concepimento nonché la possibilità di realizzare tutte le urbanizzazioni previste dagli strumenti pianificatori, semplificando ove possibile le pratiche edilizie. Nel campo del centrodestra prevale l’ottimismo: Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia arriva a dichiarare che «sarà una valanga elettorale».

Durante la campagna elettorale del 2020 a Faenza riemerge il tema dell’identità cristiana: 67 cattolici dichiarano il loro sostegno a Isola criticando sovranismo, ostilità verso gli stranieri e l’uso politico della religione, anche in risposta alle polemiche suscitate da alcune dichiarazioni di Matteo Salvini («Se arrivi a Faenza e il cibo non ti piace, il bere non ti piace, la Beata Vergine delle Grazie non ti piace, allora torna a casa»). Seguono diversi giorni di polemiche, con prese pubbliche di posizione anche da parte di credenti orientati al centrodestra.

L’affluenza torna a crescere: 69,2%

Giunge infine il weekend del voto, il primo a tenersi in abbinamento a un referendum costituzionale. Gli elettori sono infatti chiamati alle urne anche per pronunciarsi sulla riforma che riduce il numero dei parlamentari. Probabilmente grazie a questo abbinamento e alla presenza di ben 13 liste in lizza per le comunali, record storico, l’affluenza raggiunge il 69,2% (un incremento di 10,2 punti percentuali rispetto al tonfo del 2015). La partecipazione più alta si registra alla sezione 50 (Bocche dei Canali – 77,2%), mentre la più bassa alla sezione 16 (zona Cavalcavia – 50,2%). La riforma costituzionale, battaglia storica del Movimento 5 Stelle, viene approvata anche dai faentini con 20.557 voti favorevoli (65,7%) e 10.714 contrari (34,3%). I “no”, per inciso, risultano a Faenza superiori alla media regionale (30,5%) e nazionale (21,7%), pur rimanendo largamente minoritari.

I risultati: la netta vittoria del “pentapartito” isoliano

Il risultato delle comunali è netto. Massimo Isola, con 18.486 voti pari al 60%, vince al primo turno, superando nettamente gli 11.667 voti di Paolo Cavina (37,8%). A Gentilini (1,2%) e Viglianti (1%) vanno consensi marginali. Isola sale al 61,7% nei seggi cittadini, scendendo di poco nelle aree rurali (56,1%). Una differenza insufficiente per Cavina, che non riesce a mobilitare abbastanza sostegno nel forese: insidia il futuro sindaco superando di poco il 48% solo a Pieve Cesato e nelle sezioni 53 e 56 della zona industriale. Isola ottiene invece un clamoroso 73,2% nella sezione 29, che comprende corso Europa e via Pellico.

Per quanto riguarda le liste principali, nel centrosinistra si registrano i seguenti risultati: PD 33,9%, Cresce 7,4%, Coraggiosa 7,2%, M5S 4,5%, Italia Viva 3,9%. Nel centrodestra: Lega 18,7%, FDI 7,3%, Insieme per Cambiare 4,5%, Per Faenza 4,2%.

Il PD risulta sostanzialmente stabile tra città e campagna, con una leggera prevalenza della prima (34,3% contro 33%), segnando il miglior risultato nella sezione 46 di via Barisan (42,4%). Anche Faenza Cresce performa leggermente meglio in città, superando il 10% nell’area della parrocchia di Maria Maddalena (sezioni 24, 25 e 26). Faenza Coraggiosa si afferma in ambito urbano (7,6%) più che in campagna (6,3%), raggiungendo il 13,4% nella sezione 18 (corso Mazzini – via Tolosano). Dinamica opposta per la Lega, che raccoglie il 17,2% in città e il 21,9% nelle aree rurali, con il miglior risultato a Reda, dove sfiora il 30%. Fratelli d’Italia risulta invece più forte nel nucleo urbano, con il 10,5% nella sezione 9 di via Calamelli e via Argnani.

Le preferenze: il record di Niccolò Bosi (1.111 preferenze)

bosi

Le due “ali” civiche del centrosinistra registrano un indice di preferenza molto elevato, con il 48% delle preferenze utilizzate per Coraggiosa e il 42% per Cresce. I loro principali esponenti, Luca Ortolani (407 preferenze) e Luca Cavallari (311), saranno destinati rispettivamente alla giunta e alla presidenza di Faventia Sales. Ma chi ottiene il risultato individuale più clamoroso è il capogruppo PD Niccolò Bosi, con 1.111 preferenze: il dato più alto registrato negli ultimi trent’anni, che sotto questo profilo riporta le lancette dell’orologio ai tempi della Prima Repubblica, quando però le preferenze esprimibili erano quattro. Sarà presidente del consiglio comunale. Fra i dem è consistente anche il risultato di Maria Luisa Martinez (350). Meno fortunata invece l’assessora uscente ai servizi sociali Claudia Gatta, che non riesce a essere eletta.

gabriele Padovani

Nel centrodestra, tra le file della Lega, svettano in termini di consensi Gabriele Padovani (508 preferenze) e Andrea Liverani (302). A loro spetta anche un’impietosa analisi della sconfitta, che prelude a futuri regolamenti di conti interni al partito, pur riconoscendo un impegno personale a Cavina.

Il nuovo “pentapartito isoliano” vede per la prima volta dal 1946 cinque liste contemporaneamente in maggioranza. La compagine di governo cambierà più volte nel corso del mandato, tra dimissioni di assessori e fratture politiche — in particolare con il neoconsigliere Grillini — difficoltà già preconizzate dagli avversari e prontamente sfruttate dalle minoranze.

Tuttavia la sfida più grande per il sindaco Isola arriverà dall’esterno. Dopo la seconda ondata della pandemia nell’inverno seguente e il positivo avvio della campagna vaccinale nel 2021, la città sarà colpita da tre gravi alluvioni tra il maggio 2023 e il settembre 2024. Ma questa appartiene ormai a un’altra pagina della storia cittadina.

Andrea Piazza