Nel 2025 in provincia di Ravenna sono stati giocati oltre 942 milioni di euro tra slot, scommesse, lotterie e giochi online. A trainare il fenomeno è soprattutto l’azzardo da remoto, salito a 513 milioni. I dati del “Libro nero dell’azzardo” arrivano mentre a Faenza continua il dibattito sulla nuova sala slot aperta in via Granarolo
A Faenza il dibattito sul gioco d’azzardo si è riacceso negli ultimi mesi dopo l’apertura di una nuova sala slot in via Granarolo. Un’apertura formalmente regolare, ma che ha sollevato polemiche e interrogativi soprattutto per il contesto economico e sociale del territorio, ancora segnato dalle conseguenze dell’alluvione e dalle difficoltà di molte famiglie e attività produttive. La sensazione è che grandi operatori del settore scelgano con attenzione dove investire, puntando su territori fragili e dove la crisi economica può alimentare l’illusione di una vincita capace di risolvere problemi concreti. Sullo sfondo rimane anche il ruolo dello Stato, che dal comparto del gioco ricava importanti entrate fiscali.
I dati del 2005 in un “libro nero”
Uno scenario che trova conferma nei dati del “Libro nero dell’azzardo”, pubblicato per il quarto anno da Cgil, Fondazione Isscon e Federconsumatori. Numeri che fotografano una crescita costante del fenomeno anche in provincia di Ravenna, dove nel 2025 la raccolta complessiva dell’azzardo – fisico e online – ha raggiunto i 942,4 milioni di euro, collocando il territorio al 56° posto in Italia.
La voce più pesante è quella dei giochi di abilità online, tra poker e piattaforme simili, che da sola vale oltre 417 milioni di euro. Seguono gli apparecchi da gioco – slot machine, videolottery e comma 7 – con 263 milioni di euro, mentre il gioco a base sportiva supera i 93 milioni. Lotterie e gratta e vinci arrivano a 83,4 milioni, il lotto a 30,7 milioni. Più contenuti ma comunque rilevanti i dati relativi a bingo (12,5 milioni), betting exchange (10,3 milioni), scommesse virtuali (17,5 milioni) e gioco ippico (3,9 milioni).
A trainare il fenomeno è soprattutto l’online. In provincia di Ravenna le giocate da remoto hanno raggiunto i 513,4 milioni di euro. Un dato in continua crescita: nel 2024 erano 472 milioni, nel 2023 circa 401 milioni. In due anni l’aumento supera quindi i 110 milioni di euro. Un’espansione che conferma come smartphone e piattaforme digitali stiano progressivamente sostituendo il gioco tradizionale, rendendo l’accesso all’azzardo sempre più immediato e continuo.
Spesa pro-capite oltre i 2.800 euro
La spesa pro capite in provincia di Ravenna si attesta invece a 2.821 euro per ogni residente maggiorenne, dato che vale il 63° posto nazionale. Ravenna si trova inoltre al 56° posto per raccolta complessiva. Nel confronto regionale, il dato ravennate è sostanzialmente in linea con Forlì-Cesena, che registra 940 milioni complessivi, mentre Rimini si ferma a 853 milioni e Ferrara a 719 milioni. Molto più alta Bologna, che supera i 2,5 miliardi di euro giocati. Anche sul fronte pro capite Ravenna rimane nel mezzo della classifica emiliano-romagnola: Rimini registra 2.913 euro a persona, Bologna 2.845, Forlì-Cesena 2.787 e Ferrara 2.415.
A livello nazionale sono le grandi aree metropolitane a guidare la classifica assoluta: Roma supera i 12,8 miliardi di euro giocati, Napoli gli 11,4 miliardi e Milano i 9,4 miliardi. Seguono Torino, Palermo, Salerno e Caserta. Se invece si guarda alla spesa pro capite, ai primi posti compaiono soprattutto province del Sud Italia: Caserta sfiora i 5mila euro per maggiorenne, davanti a Teramo, Napoli, Salerno e Isernia.
Tassa e dipendenza
Secondo gli autori del rapporto, «l’aumento dell’offerta di azzardo legale rappresenta per lo Stato una forma di entrata fiscale irrinunciabile», tanto da creare una sorta di «dipendenza dello Stato dall’azzardo». Nel documento si sottolinea inoltre come il gioco venga spesso utilizzato come leva fiscale per reperire rapidamente risorse economiche, anche in occasione di emergenze e calamità naturali.
Il rapporto insiste poi sul legame tra difficoltà economiche e crescita del fenomeno. «L’azzardo rappresenta una tassa sulla povertà», spiegano gli estensori dello studio, evidenziando come siano soprattutto le fasce sociali più vulnerabili a sviluppare forme di gioco problematico. L’illusione di poter risolvere rapidamente problemi economici attraverso una vincita finisce infatti per alimentare una spirale che colpisce in maniera più pesante chi dispone di meno risorse.














