Le elezioni del 31 maggio 2015 giungono al termine di una campagna elettorale particolarmente tesa, segnata dalla progressiva saldatura delle forze di opposizione attorno a un obiettivo comune: contendere la guida della città al sindaco uscente Giovanni Malpezzi, in carica dal 2010 dopo la travolgente affermazione alle primarie del centrosinistra dell’anno precedente.
I temi della campagna elettorale e l’accusa all’amministrazione di “Approccio ragioneristico”
Nei primi mesi dell’anno le cronache locali danno ampio spazio a episodi di criminalità — furti, atti vandalici e casi di violenza privata — che alimentano un clima di crescente inquietudine. Riemergono tensioni legate alla presenza della esigua comunità rom, tra polemiche politiche sull’ospitalità concessa a una famiglia presso la parrocchia del Paradiso e sulla sosta di alcuni camper in zona Graziola, cui si aggiungono proteste per i parcheggiatori abusivi nei pressi dell’Ospedale. Centrodestra, Movimento 5 Stelle e liste civiche alternative al Partito Democratico puntano il dito sui problemi di sicurezza urbana (pur di non esclusiva competenza comunale), sulla manutenzione stradale e sullo stato di abbandono di alcuni immobili pubblici, tra cui Case Manfredi, il Palazzo del Podestà e l’Arena Borghesi.
Anche le categorie economiche esprimono perplessità sull’operato dell’amministrazione. “Artigiani e commercianti, pioggia di critiche sulla giunta” titola il settimanale Settesere, riportando i giudizi severi di Confesercenti, Ascom, Cna e Confartigianato. «Approccio ragioneristico» è l’accusa mossa al sindaco Malpezzi, che ha impostato il primo mandato sulla linea del rigore finanziario, orientata alla riduzione del pesante debito ereditato (diminuito di circa il 40%) e alla conseguente rinuncia a nuovi mutui. Una scelta che limita l’avvio di opere pubbliche di maggiore visibilità. Anche Cgil e Uil non risparmiano rilievi al bilancio comunale.
Il centrosinistra si presenta dunque alla competizione in una posizione di maggiore debolezza rispetto al passato. Dopo alcune esitazioni, il PD conferma la ricandidatura di Malpezzi, che imposta la campagna sulla rivendicazione delle scelte compiute, nonché sul consolidamento organizzativo dell’ente. “I conti tornano” diventa lo slogan identitario di una coalizione composta anche dalla lista civica di centro “Insieme per Cambiare” e da “La Tua Faenza”, formazione moderata che nel 2000 e 2005 aveva espresso candidati sindaco di centrodestra. Dieci anni dopo i suoi esponenti principali, Vittorio Ghinassi e Gilberto Bucci, annunciano il sostegno a Malpezzi, così come l’ex consigliera di Alleanza Nazionale Susanna Mariani.
Sulla scena nove candidati sindaco
Ma la coperta è corta: l’allargamento verso il centro comporta un indebolimento a sinistra. «Il PD si è alleato con i nemici dei diritti» sentenzia Martino Albonetti, ex senatore di Rifondazione comunista. La lista “L’Altra Faenza” candida così a sindaco Edward Necki.
Il centrodestra si presenta altrettanto frammentato. La Lega Nord, in ascesa sul piano nazionale, lancia il consigliere uscente Gabriele Padovani, concentrando la propria martellante campagna elettorale sulla lotta al degrado e alla criminalità. Forza Italia confluisce nella lista “Rinnovare Faenza”, che esprime la candidatura di Tiziano Cericola, sostenuto anche dall’allora marginale Fratelli d’Italia. Alessio Grillini, già nel Popolo della Libertà, guida la lista “Io Faentino”, mentre Mirco Santarelli rappresenta Forza Nuova.
Al di fuori delle tradizionali coalizioni si colloca il M5S, che alle europee del 2014 aveva registrato un risultato significativo. Il candidato sindaco è l’attivista Massimo Bosi, con una piattaforma incentrata su ambientalismo, partecipazione e diritti civili. Completano il quadro Claudia Berdondini, già esponente dell’Italia dei Valori, in dissenso con l’amministrazione sul piano sosta in centro storico, ed Emanuele Visani.
Sono nove i candidati sindaco, il numero più elevato dal 1994. La prospettiva di un secondo turno appare concreta. «All’eventuale ballottaggio sosterremo chiunque purché contro Malpezzi» dichiara la Berdondini, ben riassumendo quello che diventerà a breve realtà.
Il crollo dell’affluenza (59%)
Il primo turno consegna un primo dato storico: l’affluenza crolla dal 76,5% al 59%, con una contrazione di oltre sedici punti percentuali, la più ampia mai registrata in città. La partecipazione rimane più elevata nelle frazioni rurali (61,3%) rispetto al centro urbano (58%), dove il dato scende al 51,9% nel centro storico e risale al 64,3% nell’area Cappuccini–Orto Bertoni.
Nessun candidato raccoglie la maggioranza assoluta: Malpezzi si ferma al 45% (PD 36,1%; “Insieme per Cambiare” 6,8%). Padovani ottiene il 20,3% (Lega Nord 15,2%), seguito da Bosi al 14,4% e Necki al 5,5%. In un contesto segnato dal netto calo dei voti “solo sindaco”, che passano dai 2.685 nel 2010 a soli 507, Malpezzi registra un saldo negativo di 153 voti rispetto alle liste, unico fra i nove candidati.
Erede del radicamento post comunista, il PD ha i risultati migliori nelle sezioni del Borgo (dove tocca il 39%), mentre i leghisti raccolgono maggiori consensi nelle campagne e nel quartiere Centro-Nord (toccando il 21,3% nella sezione 55 di via Cantagalli e via Malpighi). Il M5S ha il riscontro migliore in Borgo (19,7%, sezione 24 di via Lesi, Testi e Corbara) ed in generale nel nucleo urbano, ad indizio di un elettorato di ex centrosinistra. Decisamente più cittadino anche il sostegno a “L’Altra Faenza”, che tocca il 6% in città e scende al 4% in campagna.
Quanto alle preferenze, che nel 2012 la legge ha alzato a due, purché date a un uomo e a una donna, il loro utilizzo risulta più alto per realtà civiche che esprimono candidati fortemente radicati nel tessuto locale quali “Insieme per Cambiare” (37,5% delle preferenze utilizzate) e “L’Altra Faenza”. Parimenti, il PD riesce a farsi erede della tradizione democristiana di pesare le diverse correnti tramite le preferenze. Meno propensi al loro utilizzo risultano i votanti M5S e Lega, segno di un maggior voto di opinione agganciato a logiche nazionali. I più indicati sono tutti esponenti dem: Niccolò Bosi detto Cocco (410 preferenze, il più votato a sorpresa nel PD); l’assessora ai lavori pubblici Claudia Zivieri e la consigliera Simona Sangiorgi, che entreranno poi nella futura Giunta; la ex dirigente dell’Istituto Oriani Maria Luisa Martinez. Buono anche il risultato di Paolo Cavina (241), candidato di “Insieme per Cambiare” proveniente da Pieve Cesato. Ciononostante, la composizione del consiglio comunale resta sospesa alla luce del vincitore del ballottaggio, che garantirà alla propria coalizione il premio di maggioranza di 15 seggi in totale.
Il ballottaggio Padovani-Malpezzi deciso da 887 voti

Il secondo turno del 14 giugno si svolge in un clima ulteriormente polarizzato. Berdondini, Cericola, Visani e Santarelli esprimono endorsement ufficiale verso Padovani, il M5S lascia libertà di scelta (con Massimo Bosi che dichiara che annullerà la scheda), Grillini esprime una critica esplicita al candidato leghista. A sinistra, Necki chiede ai propri sostenitori di impedire la vittoria della Lega. Alla vigilia del voto torna in città anche Matteo Salvini, che già aveva portato il suo sostegno a Padovani un mese prima, all’insegna di una profezia: «se cade Faenza, cadrà anche il governo Renzi».

Un pronostico impossibile da verificare, poiché, dopo un ballottaggio incerto sino alla fine, è il sindaco a prevalere sull’esponente leghista, sia pure per soli 887 voti (51,9% contro 48,1%). In 17 sezioni su 57 vince Padovani, di cui 10 in campagna e 4 nel quartiere Centro-Nord. Ancora: Malpezzi, che complessivamente incrementa il proprio elettorato di 866 voti, in 10 sezioni periferiche ne perde 203 rispetto al primo turno (Cosina, Basiago, Reda, Prada, Pieve Cesato e Fossolo, Granarolo e Sant’Andrea, Errano, zona industriale). Tanto che, nelle aree rurali, è proprio Padovani ad avere la meglio, con il 51,7%. Tuttavia, la campagna pesa solo il 30% del totale dei voti validi.
Analizzando i dati sezione per sezione, emerge come il balzo in avanti del candidato leghista sia riconducibile al sostegno degli elettori di tutte le forze politiche anti-Malpezzi, mentre il sindaco beneficia di una quota rilevante dell’elettorato di Necki, pur scontando difficoltà nella rimobilitazione del proprio bacino, in un contesto segnato da un nuovo record negativo dell’affluenza, scesa al 54,7%.
Faenza anticipa la crisi del Pd renziano
«La scossa che il sindaco prometteva non c’è stata», sintetizza il giornalista Francesco Monti sul Carlino, nel tentativo di individuare le ragioni della fragilità dei democratici dopo i fasti del 2010 e del 2014. E se nel contesto locale hanno indubbiamente pesato elementi specifici, legati alle difficoltà amministrative e a una campagna elettorale non particolarmente incisiva, il caso faentino non appare isolato. In tutta Italia, su 132 comuni con più di 15mila abitanti al voto nel 2015, il centrosinistra dimezza il numero di amministrazioni guidate (da 84 a 42), mentre risultano in grande ascesa M5S, liste civiche e centrodestra. Il PD di Matteo Renzi, sul piano nazionale come su quello locale, appare in affanno, anche per effetto di un crescente isolamento politico: inizia una parabola discendente culminata nel referendum costituzionale del dicembre 2016. In un contesto simile, il ballottaggio si configura come il terreno più favorevole alla convergenza delle diverse componenti del malcontento ed un pericolo concreto per le amministrazioni uscenti. Come spesso accade, ancora una volta Faenza anticipa tendenze nazionali.
Andrea Piazza














