Brisighella ha tre piazze, tre chiese, tre cinte murarie…
Il nome Brisighella si suppone derivi dal termine “brix”, cavolo, per i numerosi campi presenti un tempo…
Porta Gabalo, Porta Bonfante, Porta Fiorentina…
Poi, all’improvviso, un richiamo squillante: “Udite! Udite!”. E in lontananza il rullo dei tamburi medievali di Brisighella, quasi a scandire il tempo di un pomeriggio speciale, fatto di memoria, stupore e passione autentica.
Chi oggi ha scelto Brisighella come meta di una passeggiata domenicale non ha trovato soltanto uno dei borghi più belli da visitare, ma qualcosa di ancora più prezioso: ventuno bambini e bambine pronti a raccontare, con gli occhi pieni di entusiasmo e il cuore colmo di orgoglio, la storia del luogo in cui stanno crescendo. Per qualche ora il borgo si è trasformato in un grande racconto a cielo aperto. Le voci dei più piccoli hanno riempito strade e piazze, restituendo vita a mura antiche, porte storiche, vicoli e tradizioni. Non una semplice lezione imparata a memoria, ma un’esperienza vissuta, sentita e condivisa con una spontaneità capace di conquistare chiunque si fermasse ad ascoltare.
L’11ª edizione del progetto “Bambino Apprendista Cicerone”

I protagonisti di questa giornata sono stati i bambini delle classi quinte dei plessi di Brisighella, Fognano e Marzeno, giunti al termine del progetto educativo “Bambino Apprendista Cicerone”, iniziativa che da undici anni unisce l’Istituto Comprensivo G. Ugonia di Brisighella e l’Associazione Memoria Storia in un obiettivo semplice quanto prezioso: far conoscere ai bambini la storia del luogo in cui vivono. Perché tutti sappiamo riconoscere i grandi monumenti delle città più famose, ma troppo spesso ignoriamo le storie custodite nei paesi in cui cresciamo.
La conclusione del progetto è ormai una tradizione attesa: una domenica pomeriggio in cui i bambini diventano veri e propri “ciceroni” del loro paese. Così, nove angoli del centro storico si sono trasformati in punti informativi animati dalla loro energia: Via A. Baccarini, il sagrato della Collegiata, Via Fossa, Porta Gabalo, Palazzo Maghinardo, Via degli Asini, Via Spada, Porta Bonfante e Via delle Volte.
Turisti incuriositi, famiglie in passeggiata e persino gli stessi brisighellesi si sono fermati ad ascoltare. E forse proprio qui si nasconde la parte più bella di questa esperienza: vedere dei bambini raccontare il proprio territorio con una passione sincera, con quella voglia di fare bene che nasce dall’entusiasmo puro. Lo stesso entusiasmo, lo stesso impegno e la stessa cura che troppo spesso gli adulti dimenticano di mettere nelle cose che fanno. Perché i luoghi non restano impressi soltanto per la loro bellezza. Un posto entra davvero nel cuore quando si lega a un ricordo, a un’emozione, a un incontro inatteso. E chi oggi si è imbattuto in questi piccoli narratori — sorridenti, preparati, spontanei — probabilmente porterà con sé un ricordo speciale di Brisighella.
Il progetto ha accompagnato i bambini fuori dalle aule scolastiche, conducendoli alla scoperta di una storia fatta di dettagli nascosti, di particolari da osservare e di meraviglie spesso invisibili agli occhi frettolosi. Hanno imparato a guardare il loro paese anche attraverso lo sguardo di artisti brisighellesi come Domenico Dalmonte ed Eugenio Baldi, capaci di fermare il tempo nei loro quadri o di impreziosire il borgo con opere in ferro battuto, cancelli, lampioni e dettagli architettonici che ancora oggi raccontano bellezza. Una scoperta importante, forse la più preziosa: capire che passione, creatività e curiosità possono trasformare ciò che ci circonda, rendendolo più bello, più vivo, persino immortale. E proprio da questa ricerca che i bambini hanno fatto una scoperta che hanno voluto affidare a tutti, ma proprio a tutti:
“Udite, udite! Per Brisighella siamo andati attenti e ammirati… colli, mura, porte, piazze, strade, chiese e… tante, tante storie apprese. Una fantastica da ricordare e tramandare: la venerata Signora del Monticino da 400 anni è stata portata lassù, da un pilastrino! Da sempre ci protegge e ancora il popolo la elegge Regina dal monte alla marina.”
E forse, in questo pomeriggio di racconti, sorrisi e tamburi medievali, i bambini hanno insegnato qualcosa anche ai grandi: che amare il luogo in cui si vive significa imparare a guardarlo con stupore, custodirne la memoria e raccontarlo con il cuore.
Angela Esposito

























