Si è chiuso con un nulla di fatto l’incontro tra sindacati e azienda dopo lo sciopero di giovedì 30 aprile, organizzato a ridosso del Primo Maggio: la Marini Spa conferma i quattro licenziamenti e non torna sui propri passi.
I sindacati: “Una scelta inaccettabile”

Giovedì 30 aprile si è svolto il primo sciopero alla Marini Spa di Alfonsine, con un presidio davanti ai cancelli dell’azienda in via Roma. L’iniziativa, promossa da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, ha previsto quattro ore di astensione dal lavoro per ogni turno ed è stata accompagnata da una partecipazione significativa di lavoratori e lavoratrici. La mobilitazione è nata per protestare contro la decisione dell’azienda di procedere al licenziamento individuale di quattro dipendenti, due donne e due uomini. Durante il presidio, i rappresentanti sindacali hanno ribadito la loro contrarietà a una scelta definita «inaccettabile», anche alla luce di un andamento produttivo che non evidenzierebbe particolari criticità. Nel pomeriggio si è tenuto un confronto tra sindacati, Rsu e vertici aziendali, conclusosi senza aperture: l’azienda ha confermato i licenziamenti, motivandoli con ragioni organizzative. Al termine dell’incontro, i sindacati hanno simbolicamente consegnato quattro garofani rossi, richiamando la coincidenza con la Festa dei Lavoratori. «L’azienda non ha ritirato la procedura di licenziamento individuale, ce lo ha confermato chiaramente» spiega Andrea Mingozzi, segretario provinciale Fiom Cgil. Mingozzi sottolinea come, pur trattandosi di una procedura formalmente corretta dal punto di vista tecnico, restino da dimostrare le reali motivazioni. «Parliamo di persone con 15-20 anni di lavoro alle spalle, attorno ai cinquant’anni, che potrebbero avere difficoltà a ricollocarsi» evidenzia. A preoccupare è anche il precedente che si potrebbe creare: «Oggi è toccato a loro, ma la procedura può essere ripetuta tra 120 giorni. In un’azienda con relazioni sindacali consolidate, queste scelte non si fanno così. È stato un atto ostile». Il segretario richiama inoltre il Patto per il lavoro e per il clima dell’Emilia-Romagna, che prevede il ricorso a strumenti alternativi ai licenziamenti: «L’azienda è venuta meno a questo impegno. Il rischio è un clima di sfiducia tra i lavoratori, che può avere conseguenze anche sull’organizzazione interna». I sindacati confermano una linea unitaria e annunciano nuove iniziative. Dopo le prime quattro ore di sciopero, è già previsto un ulteriore pacchetto di altre quattro ore, mentre i lavoratori interessati saranno seguiti anche sul piano individuale.
Barbara Fichera














