Sala gremita al centro sociale del Borgo per uno degli appuntamenti più attesi della campagna elettorale faentina. A tre anni dalla prima alluvione del maggio 2023, il comitato Borgo alluvionato ha promosso un confronto pubblico tra i candidati sindaco, moderato dal giornalista Maurizio Marchesi. Al tavolo Giuseppe Apicella Binni (Potere al popolo), Massimo Isola (centrosinistra), Claudio Miccoli e Gabriele Padovani (centrodestra). Otto le domande proposte, per tre minuti a testa, tutte incentrate sui temi della sicurezza idraulica, della gestione delle emergenze e delle opere ancora necessarie.

Tra i punti più critici: la strategia legata alle casse di espansione, il rapporto il Regione e con Hera, le aree a tracimazione controllata, il nodo ponte delle Grazie, la necessità di far convivere tutela ambientale e interventi legati alla sicurezza.

Allerta rossa: cosa fare oggi

Domanda 1 – Siamo alla vigilia della prima alluvione di Faenza, poi ne sono seguite altre due. Come pensa di comportarsi il prossimo Sindaco di Faenza in occasione della prossima allerta rossa o peggio? Ritenete che oggi le opere siano ancora impantanate considerando che vi è un cambiamento con la tropicalizzazione del clima?

Alla prima domanda – come gestire una futura allerta rossa e se le opere realizzate siano sufficienti – Massimo Isola ha sottolineato che “ci sono opere decisive ancora non partite, che faranno davvero la differenza per la sicurezza della città”. Ha però riconosciuto che rispetto al passato “oggi abbiamo argini più forti e strutturati”, grazie a interventi come il muro di via Renaccio, l’area di resistenza di via Cimatti e il potenziamento della rete fognaria. In caso di emergenza, ha spiegato, “l’operatività deve essere immediata, seguendo il piano di Protezione civile”, con gestione di evacuazioni, monitoraggi e comunicazioni capillari, anche tramite strumenti digitali, numero dedicato e megafoni.

Giuseppe Apicella Binni ha posto l’accento sull’ascolto e sul ruolo dei cittadini: “Per noi la priorità sono i più deboli, e tra questi ci sono gli alluvionati”. Ha ricordato l’impegno del movimento durante l’emergenza, anche in collaborazione con Emergency, sottolineando però che “c’è ancora molto da fare”. La linea proposta è chiara: “Ascoltare le persone e tradurre in azione i loro bisogni”.

Più critico Claudio Miccoli, che ha spostato il focus sui criteri delle allerte: “Il problema è capire perché si dà l’allerta rossa e come viene gestita”. Ha denunciato il rischio di allarmi eccessivi o mal calibrati – come avvenuto lo scorso Natale -, sostenendo che “siamo ancora in una situazione di altissimo rischio”. Secondo Miccoli, gli interventi fatti non sono sufficienti e alcune opere, come l’area di resistenza di via Cimatti, “non risolvono il problema”: la soluzione sta in “grandi opere di laminazione a monte, non in interventi frammentati a valle”.

Gabriele Padovani ha richiamato invece le criticità organizzative emerse nel 2023, in particolare sul funzionamento del Centro operativo comunale (Coc): “Durante l’emergenza si è verificata anche la mancanza di corrente elettrica”. Ha evidenziato ritardi nell’attivazione di una sede autonoma e ha assicurato che, da sindaco, “il Coc sarà collocato in un luogo autosufficiente”. Sul piano idraulico ha ribadito la necessità di interventi strutturali, sostenendo che opere come quella di via Cimatti “non sono risolutive”.

Casse di espansione: il nodo delle scelte

Domanda 2 – Il comitato Borgo Alluvionato insieme ad altri comitati hanno raccolto oltre 20.000 firme per la realizzazione delle casse di espansione, che sono ancora in alto mare. Che risposta darà il futuro sindaco a queste e quale scelta sulle casse di espansione?

Sul tema delle casse di espansione – al centro di una raccolta firme da 20mila adesioni – le posizioni restano articolate.

Apicella Binni ha ribadito la centralità della partecipazione: “Noi vogliamo ascoltare i cittadini e i loro progetti. Solo il popolo salva il popolo”.

Miccoli ha criticato duramente i progetti attuali, in particolare quelli legati alla variante del PAI: “Le casse di espansione sono opere idrauliche che vanno gestite nel modo opportuno. Non sono semplici aree dove va portata l’acqua. Devono essere poche ma grandi, realmente efficaci e gestibili, tutto il contrario di quello proposto. Dai numeri che mi sono stati forniti, i progetti attuali sono del tutto inadeguati”. Ha contestato la mancanza di dati tecnici adeguati e la frammentazione degli interventi.

Padovani si è detto sostanzialmente d’accordo con Miccoli, sottolineando che “le casse vanno fatte a monte, in montagna, per rallentare l’acqua”, mentre in pianura deve essere favorita la velocità di deflusso. Ha chiesto di accelerare i tempi anche alla luce delle firme raccolte dal comitato e di istituire un assessorato dedicato alla sicurezza idraulica, ricordando che “Faenza è attraversata da quattro fiumi” e che la dimensione del problema richiede interventi adeguati.

Isola ha riconosciuto il valore della mobilitazione del comitato: “Quelle firme hanno contribuito a portare risorse importanti”. Ha spiegato che la variante PAI Po individua aree di intervento e finanziamenti rilevanti, sottolineando la necessità di “procedere rapidamente con studi di fattibilità e progettazione”. Difendendo gli interventi già realizzati, ha indicato come priorità la realizzazione di casse “di dimensioni adeguate, in particolare a sud della via Emilia”.

Rapporto con la Regione e strategia complessiva

Domanda 3 – Il futuro sindaco della città più alluvionata della Romagna accetta la strategia di democrazia fluviale accennata dalla Regione: cioè 1 cassa per ogni bacino, al posto di un più pragmatico: “le casse dove servono prima, ovvero dove il rischio è maggiore? Ad oggi la pericolosità residua rispetto ad un evento analogo a maggio 2023 è quasi la stessa di 3 anni fa, diciamo al 90%. Quale atteggiamento vuole tenere il prossimo Sindaco con la Regione e come pensa di fare scendere questa percentuale e come?

Sulla strategia complessiva e sul rapporto con la Regione emergono differenze nette.

Miccoli ha esordito parlando del suo rapporto “conflittuale” con la Regione e ha annunciato che, da sindaco, “non farebbe sconti”: la sicurezza deve essere la priorità assoluta, perché “senza sicurezza tutti gli altri temi diventano secondari”. “Il rischio residuo esiste sempre in natura – ha aggiunto -, ma va fatto tutto il possibile per evitarlo. La mia soluzione è basata su capacità di laminazione rispetto a piene con tempi di ritorno di 200 anni, quelle proposte invece non sono sufficienti”.

Padovani ha evocato il concetto di “disobbedienza istituzionale”, messo in atto per la realizzazione dell’area protettiva di via Cimatti come strumento da utilizzare quando necessario: “Dobbiamo essere fermi nel difendere i cittadini, anche nei confronti di Regione e Governo. Non ne faccio ragioni puramente politiche: anche quando Musumeci ci ha definiti come coloro che usavano lo Stato come bancomat mi sono arrabbiato”.

Isola ha rivendicato proprio la “disobbedienza istituzionale” come passaggio utile già sperimentato per ottenere risorse: “Dobbiamo far valere le nostre priorità, dentro un quadro di rispetto istituzionale, ma con determinazione”. In un contesto di democrazia idraulica regionale, Isola ha ribadito però che il nostro territorio “ha priorità evidenti” e che l’assioma “una cassa per ogni asta fluviale” non deve essere scolpita nella pietra.

Apicella Binni ha espresso una posizione più radicale: “I cittadini non devono essere subordinati ai partiti. I progetti devono essere approvati dalle persone, perché sono loro ad aver vissuto le conseguenze dell’alluvione”.

Argini e “corde molli”: interventi urgenti?

Domanda 4 – In città nel tratto urbano di destra Lamone fra il Ponte delle Grazie ed il Ponte della Memoria ci sono dislivelli arginali (cosiddette corde molli) importanti fino a 70 cm, che favoriscono l’esondazione. Sono stati segnalati dal comitato da oltre un anno senza esito, al Prefetto, Regione ed a tutte le autorità competenti. In queste situazioni di pericolo, il futuro sindaco intende forzare la mano e protestare con decisione, chiedere la somma urgenza, o cosa?

Alla quarta domanda, dedicata ai dislivelli arginali nel tratto urbano del Lamone tra il Ponte delle Grazie e il Ponte della Memoria, i candidati si sono confrontati su tempi e modalità di intervento.

Gabriele Padovani ha ricordato come il tema fosse già emerso dopo le prime alluvioni: “Si vede chiaramente il dislivello tra i due ponti, insieme al problema dell’abbassamento delle golene”. Ha sottolineato la necessità di “sollecitare Regione e autorità competenti anche con interventi in somma urgenza”, evidenziando anche le conseguenze economiche: “Il rischio idraulico comporta una forte svalutazione immobiliare, anche quando non piove, e questo è un problema grande per la nostra città e per i cittadini”.

Massimo Isola ha parlato di un problema noto da tempo e oggetto di confronto con il comitato: “L’argine di via Cimatti è stato completato e garantisce lo stesso livello di protezione di via Renaccio”. Tuttavia, ha spiegato che l’estensione degli interventi fino al Ponte della Memoria non è stata possibile e che la variante PAI non prevede ancora azioni specifiche sulle “corde molli”. “Non vogliamo aspettare – ha aggiunto –: la Regione deve incaricare subito uno studio e valutare interventi anche in somma urgenza”.

Giuseppe Apicella Binni ha puntato il dito contro i tempi della burocrazia: “Si fanno valutazioni tecniche, poi passano anni e i cittadini non riescono ancora a rientrare nelle loro case”. Ha criticato la lentezza delle risposte e la gestione complessiva dell’emergenza.

Claudio Miccoli ha definito il problema “ben noto in idraulica”, distinguendo tra cause artificiali e naturali. Tra i primi, ha citato la pista ciclabile realizzata sul Senio, inaugurata da Bonaccini pochi giorni prima dell’alluvione. “Situazioni con dislivelli di 50-70 centimetri si possono risolvere, ma dovevano già essere sistemate”. Ha insistito sulla necessità di rilievi topografici rapidi e interventi mirati, criticando anche alcuni vincoli ambientali: “L’abbassamento delle golene è un tema noto da anni, ma spesso bloccato da un approccio ideologico”.

Rete fognaria e Hera: il confronto si accende

dibattito alluvione

Domanda 5 – Parliamo di Hera: oltre alle alluvioni a Faenza ci sono stati parecchi allagamenti da rigurgito fognario: come si pensa di indurre il gestore HERA ad una maggiore prevenzione, considerando gli importanti numeri di fatturato e utili della multiutility? Il reticolo fognario è insufficiente rispetto alle bombe d’acqua ed alcuni quartieri rischiano di allagarsi: da sindaco si sente di prendere impegni concreti in tal senso? Le attuali postazioni idrovore Hera sono semipermanenti e andranno sostituite con impianti idrovori fissi come già in uso nella provincia di Parma e con quali tempi ritiene che debba avvenire?

Il tema della gestione del sistema fognario e del rapporto con Hera ha acceso il dibattito.

Padovani ha denunciato l’insufficienza degli interventi: “La città è cresciuta negli anni, ma la capacità di smaltimento e degli scarichi è rimasta la stessa”. Ha parlato apertamente di “extra utili” della multiutility durante l’emergenza, circa 8,5 milioni di euro, e ha criticato la gestione centralizzata: “Serve un sindaco che protesti di più e non deve farlo solo dopo tre alluvioni subite. Il problema del rigurgito fognario esiste da anni”, criticando il fatto che Hera sia Bologna-centrica e con un preciso colore politico.

Molto duro anche Claudio Miccoli: “I problemi di Hera non sono legati al colore politico, ma al colore dei soldi: è una società per azioni che guarda solo ai profitti”. Ha evidenziato criticità nella gestione degli scarichi e nelle convenzioni, sottolineando come “a Faenza manchi un vero piano complessivo”, a differenza di altre realtà come Ravenna, su cui lui è riuscito a intervenire efficacemente. Da parte del Comune c’è il tema dei controlli e delle convenzioni da monitorare: “Se su 43 scarichi, 11 non erano asserviti da valvole clapet significa che ci sono state risalite… quindi torniamo alla mancanza di controllo da parte dell’ente”.

Giuseppe Apicella Binni ha attaccato il modello stesso della multiutility: “Siamo tornati a un monopolio. Hera è come Era greca, una divinità intoccabile, ma questo deve cambiare”.

Massimo Isola ha parlato di “dialogo complesso ma necessario”. Ha ricordato gli interventi realizzati dopo il 2023, tra cui il modello digitale del sistema fognario, investimenti per circa 2 milioni di euro e l’installazione di nuove idrovore. “Oggi abbiamo sette impianti fissi e diversi interventi di potenziamento già attivi”, ha spiegato, pur riconoscendo che “non è ancora la soluzione definitiva”. Tra i progetti futuri ha indicato la realizzazione di nuovi impianti di sollevamento, per un investimento complessivo stimato in circa 30 milioni di euro.

Il Piano di Protezione civile

Domanda 6  – Il piano di protezione civile di Faenza che ancora non indica dove mettere le auto in allerta rossa sembra fermo: come si pensa di adeguarlo alla realtà di una città soggetta al rischio di frequenti alluvioni o allerte?

La questione del Piano di Protezione Civile (PC), ancora carente di indicazioni chiare su dove spostare i veicoli in caso di allerta rossa, ha visto posizioni distinte.

Miccoli ha criticato la prassi dei Comuni di limitarsi a un “copia-incolla” dei piani, senza comprenderne la reale importanza. Per il candidato, è necessario identificare scenari precisi zona per zona “in tempo di pace”, distribuendo cartografie alla popolazione affinché ogni cittadino sappia esattamente come comportarsi. Il tema della consapevolezza e informazione ai cittadini su questi temi è ritenuta fondamentlae.

Binni ha spostato l’attenzione sul personale, sottolineando che una squadra lavora bene se è motivata e ben retribuita, invocando un aggiornamento alle norme internazionali e una prevenzione costante in sinergia con i residenti.

Dall’altra parte, il sindaco uscente Isola ha ricordato il percorso partecipato avviato nell’Unione della Romagna Faentina (Urf), definendo il Piano un “documento in divenire”. Ha tuttavia ammesso la complessità di individuare zone rigide per le auto, per evitare rischi legati ai movimenti dei veicoli durante le emergenze.

Infine, Padovani ha indicato aree specifiche già collaudate (come la Graziola e piazzale Pancrazi) e ha proposto l’uso dell’Intelligenza Artificiale per l’informazione, criticando la gestione economica dei fondi per le famiglie colpite (a bilancio risulterebbe che potevano essere messi a disposizione sostegni per altre 17 famiglie alluvionate).

Ponte delle Grazie: quando? E con quanti soldi?

Domanda 7 –  Il Ponte delle Grazie è da ricostruire. Il quartiere Borgo Durbecco, ma in concreto per tutte le persone che attraversano il ponte per entrare ed uscire da Faenza, rischia di subire un impatto, stimano i tecnici, di almeno 1 anno / 1 anno e mezzo, con ripercussioni pesantissime sulle attività commerciali e mondo immobiliare ed edilizio, su tutti: da sindaco come lo gestirà?

Il futuro del Ponte delle Grazie resta una delle preoccupazioni maggiori per il quartiere Borgo e per la viabilità cittadina.

Binni si è mostrato scettico sui tempi, citando provocatoriamente dopo Era Cronos e lamentando l’assenza della Protezione Civile durante l’emergenza fango. Ha poi definito il ponte Bailey, “brutto”.

Isola ha fornito il cronoprogramma tecnico: con l’ordinanza 13 sono stati stanziati 9 milioni di euro. L’iter è stato complesso e prevedeva prima lo svincolo della Soprintendenza ad agosto 2025 e poi l’adeguamento alle nuove portate indicate dalla variante PAI. Il progetto di fattibilità è affidato al gruppo Enser tramite Sogesid. “Tutti i tasselli, da parte nostra, sono stati completati” ha affermato.

Critico Padovani, che ha ricordato come già prima dell’alluvione siano stati spesi 300mila euro per il ponte al quale l’alluvione ha poi dato… il “colpo di grazia”. Ha criticato poi le mosse e le dichiarazioni dell’Amministrazione, con i costi lievitati dai 4 milioni di euro iniziali ai 9 milioni attuali, parlando di “confusione amministrativa” tra Regione, Soprintendenza e Struttura Commissariale. Confusione emersa anche sulla questione del ponte Bailey: “comprarlo per me è un errore”.

Anche Miccoli ha contestato l’affidamento a Sogesid, definita una struttura non adeguata e che esternalizza i lavori e che può portare a scelte di “nepotismo locale”. Miccoli ha poi criticato la scelta di pagare l’affitto del ponte Bailey invece di procedere all’acquisto. Sul ponte delle Grazie, “ora costa 9 milioni di euro, ma vedrete che saranno di più. Sul lato tecnico della sua realizzazione, bisognerebbe guardare a soluzioni anche al di fuori delle nostre realtà locali”.

Il punto finale

Domanda 8 – I tecnici stanno studiando soluzioni e facendo proposte in ottica di una città più resiliente, per adeguare maggiormente il territorio agli impatti degli eventi climatici e far coesistere il più possibile le abitazioni, le infrastrutture e le attività commerciali col territorio che è cambiato. Firmerebbe per avere le casse di espansione e laminazione necessarie per Faenza entro il …? Quali soluzioni di “resilienza” sono necessarie ed urgenti e proporrete?

Sulla capacità della città di resistere a futuri eventi climatici, il dibattito si è acceso sulle casse di espansione e sulla manutenzione dei fiumi.

Isola ha ribattuto alle accuse di Miccoli su Sogesid (ricordando che è un soggetto ministeriale sostenuto dai partiti della coalizione di Miccoli) e ha indicato come priorità le grandi casse di espansione a sud della via Emilia e il rafforzamento degli argini in via Cimatti e via San Martino.

Padovani ha puntato in particolare sulla “manutenzione ordinaria”, sostenendo che debba essere finanziata annualmente dalla Regione per evitare i ritardi delle gare d’appalto straordinarie. Ha inoltre definito una “idiozia” l’idea delle tracimazioni controllate in campagna, chiedendo tempi certi (due anni) per le casse di espansione.

Miccoli ha presentato la sua proposta inviata all’Autorità di Bacino: briglie in montagna per rallentare l’acqua e casse di espansione da 13 milioni di metri cubi sul Lamone (contro i 5 previsti). Ha inoltre accusato la Regione di aver bloccato la pulizia dei fiumi per motivi ideologici legati all’ambientalismo.

Infine, Binni ha chiuso con un monito sulla natura: “Il cemento non vince mai”. Ha richiamato l’attenzione sul dramma umano di chi ha perso tutto, chiedendo al Comune un sostegno concreto per il ritorno alla normalità.