Nel corso di una conferenza stampa alla Tana del Lupo, il candidato sindaco Claudio Miccoli ha illustrato due osservazioni formali alla proposta di variante del Pai-Po, avanzando una propria visione per la sicurezza idraulica del territorio.

Le osservazioni sulla variante del Pai-Po

Durante l’incontro, Claudio Miccoli, candidato sindaco e geologo, ha presentato due osservazioni formali depositate alla proposta di variante del Pai-Po, riguardanti rispettivamente l’intera vallata del Lamone e quella del Senio.

«Ho voluto convocare questa conferenza stampa per spiegare con chiarezza perché la proposta dell’Autorità di Bacino, così come è stata impostata, è irricevibile e irrealizzabile, sia sul piano delle scelte sia sul piano dei costi. Non si mette in sicurezza un territorio con nuovi vincoli e scaricando il problema più a valle. Serve una strategia seria e pragmatica».

Servono interventi a monte e casse di espansione

Le osservazioni presentate da Miccoli si basano su un principio preciso: rallentare il tempo di arrivo dell’acqua dalle aree montane, dove si formano le piene, e laminare i grandi volumi prima che raggiungano Faenza e la pianura.

«La proposta prevede innanzitutto di intervenire nella parte montana con opere diffuse, briglie e interventi puntuali capaci di rallentare la corsa dell’acqua. A questo si aggiunge il cuore del progetto: tre grandi casse di espansione, una lungo l’alveo del Lamone, una sul Samoggia e una sul Marzeno. È questa la scelta che può cambiare davvero il destino idraulico di Faenza e dell’intero territorio faentino».

Il nodo urbano e il superamento della tracimazione

Secondo il candidato, l’obiettivo è far arrivare l’acqua già laminata nel tratto più delicato, quello tra Marzeno e Lamone nell’area urbana di Faenza, rendendola compatibile con l’attuale sistema idraulico.

«Se si interviene bene a monte, la piena arriva a Faenza rallentata, contenuta e governata. Questo consente all’attuale sistema di assorbirla. Per questo il concetto di tracimazione previsto dalla proposta della Dbpo va cancellato. Non è sicurezza se si continua a prevedere che una parte del territorio venga alluvionata».

Il progetto della cassa sul Lamone e l’uso in caso di siccità

Nel dettaglio, Miccoli ha illustrato l’ipotesi principale: una grande cassa di espansione a valle di Brisighella, con interventi anche sull’alveo del Lamone.

«Questa sarebbe la cassa principale, con un punto di ingresso, un punto di uscita a gravità e una capacità di invaso di circa 9 milioni di metri cubi. Ma c’è un altro aspetto decisivo: la cassa del Lamone non viene pensata soltanto come opera di difesa dalle alluvioni. Deve essere strutturata anche per servire nei periodi di siccità, così che l’acqua accumulata possa diventare una risorsa utile per l’agricoltura quando ce ne sarà bisogno».

A questa si affiancherebbero ulteriori interventi sul Samoggia e sul Marzeno.

Risarcimenti e tutela dei proprietari

Il candidato ha affrontato anche il tema delle proprietà coinvolte, sottolineando la necessità di prevedere adeguate tutele economiche.

«Opere di questo tipo comportano scelte impegnative e proprio per questo il tema dei risarcimenti va affrontato con serietà. Nella proposta è previsto che i proprietari interessati vengano considerati come agricoltori a titolo prevalente, con un parametro economico pari al doppio del valore agricolo medio dei terreni della zona. Dove vi siano abitazioni coinvolte, il risarcimento deve avvenire sulla base dei reali valori di mercato».

Tempistiche e organizzazione dei lavori

Sul fronte operativo, Miccoli ha indicato un cronoprogramma definito.

«Siamo in emergenza e dobbiamo ragionare di conseguenza. Un progetto fatto bene può essere predisposto e approvato in sei mesi. I lavori devono procedere in parallelo, non uno dopo l’altro. Questo significa tre anni e tre grandi cantieri aperti contemporaneamente. Chi dice che non si può fare, in realtà sta dicendo che non lo si vuole fare».

Il controllo degli animali fossori

Tra i punti evidenziati anche la necessità di intervenire sul tema degli animali fossori.

«In questo piano manca del tutto anche un altro punto fondamentale: il controllo degli animali fossori, che incidono sulla tenuta degli argini e non possono continuare a essere sottovalutati».

In conclusione, Claudio Miccoli ha ribadito il significato politico delle osservazioni presentate.

«Abbiamo indicato una strada diversa ma concreta: opere, prevenzione e tutela del territorio. La sicurezza di Faenza sarà il primo dovere dell’amministrazione. Nessun alibi: ci assumeremo fino in fondo la responsabilità di proteggere famiglie, imprese e territorio. Se sarò sindaco, nessuno dovrà più avere paura della pioggia».