Nel nostro mondo di oggi, in cui il Papa viene messo in croce (la Pasqua è passata da poco e si tratta di un’azienda dove si sa come risorgere) per le sue parole che richiamano la dignità di ogni essere umano, le buone notizie sono per tutti noi una boccata di ossigeno.
Qui siamo in Canada a Fredericton, nella provincia di New Brunswick, a sud est di Quebec, area atlantica. Marcel LeBrun, imprenditore del settore tecnologico, ha costruito un villaggio di 99 mini-case per i senzatetto: quando ha venduto la sua attività nel 2011, ha iniziato ad allontanarsi dagli algoritmi per dedicarsi alla solidarietà.
Con un patrimonio multimilionario e una spiccata attitudine alla risoluzione dei problemi, unita alla crisi abitativa in Nord America, si è impegnato a costruire novantanove mini-case per aiutare i senzatetto della sua città. “Ho vinto alla lotteria dei genitori, alla lotteria dell’istruzione, alla lotteria del Paese”, ha detto LeBrun in un’intervista. “Sarebbe arrogante dire che ogni singolo aspetto del mio ‘successo’ me lo sono guadagnato, quando gran parte di esso l’ho ricevuto in dono”.
Prima di ideare il progetto che sarebbe poi diventato la sua organizzazione non-profit, 12 Neighbours (12 vicini), il magnate della tecnologia ha viaggiato negli Stati Uniti, in Canada e persino in Ghana, per vedere cosa facevano altre organizzazioni per affrontare il problema dei senzatetto e della povertà.
Le comunità di mini-case si sono rivelate la soluzione, offrendo alle persone risorse essenziali, rispettando la dignità e l’autonomia. Decise allora di finanziare novantanove, iniziando a condividere le storie dei primi dodici vicini. Ora il villaggio è in piena attività, con oltre cento case di ventidue metri quadrati a disposizione delle persone bisognose.
Il progetto si sviluppa attorno a un centro di impresa sociale che ospita una caffetteria, negozi, laboratori e orti comunitari, inaugurato poco dopo la costruzione dell’ultima casa. Il quartiere sorge su un terreno di trenta ettari, precedentemente utilizzato per il taglio del legname: si trova vicino a un’importante linea di autobus, a diversi grandi centri commerciali e adiacente a un’area boschiva con sentieri.
LeBrun si è fatto carico della maggior parte dei costi di costruzione del quartiere, grazie anche a numerose donazioni esterne da parte di organizzazioni non profit e aziende locali. Per quanto riguarda gli abitanti delle case, l’affitto è fissato al 30% del reddito, il che significa che la stragrande maggioranza paga al massimo 200 dollari al mese, incluse tutte le utenze e internet.
Una ospite ha dichiarato “Un anno fa ero senzatetto. Ora ho una casa, non vivo più per strada e ho trovato la pace perché ogni posto in cui ho alloggiato prima era temporaneo. Qui si respira un forte senso di comunità.”
“La parola ‘filantropia‘ viene spesso interpretata come qualcuno che dona denaro”, ha affermato LeBrun in un’intervista “Ma le radici greche delle parole ‘philos’ e ‘anthropos’ significano amare gli esseri umani. Ho scoperto che spendere soldi è facile, spendere se stessi è difficile. Il progetto 12 Neighbours è il modo migliore in cui posso spendere me stesso.”
“Conoscere così tante persone straordinarie e resilienti, che hanno affrontato e superato tante difficoltà, che possiedono una forza incredibile, è gratificante. Non salvò né trasformò nessuno. Ma possiamo creare una comunità in cui la trasformazione avvenga”. Fortunatamente vicino a noi c’è ancora qualcuno che ci ricorda che vale la pena essere persone umane.
Tiziano Conti














