Ha 27 anni, vive a Granarolo ed è medico di medicina generale. Ma prima ancora è educatore, impegnato da anni in parrocchia e nel mondo associativo. È da questo intreccio di esperienze che nasce la candidatura di Marco Bianchedi, tra i volti giovani della lista civica Faenza Cresce alle prossime elezioni comunali.

Intervista a Marco Bianchedi

Bianchedi, come nasce la sua scelta di candidarsi?

È una scelta che nasce dalla cura. Dalla cura per l’altro che ho vissuto come educatore e che poi è diventata anche la mia professione. Nel mio lavoro vedo ogni giorno come la salute delle persone non dipenda solo da diagnosi e referti, ma anche dalla qualità della vita e della città in cui vivono. Per questo ho sentito il desiderio di mettermi in gioco per la mia città. Poi, guardando al passato, ho sempre avuto attenzione per la cosa pubblica, già da ragazzo, come rappresentante di classe. Anche in famiglia c’è stato questo esempio: mio nonno era stato consigliere comunale. Sei anni fa mi ero avvicinato al progetto di Faenza Cresce e oggi, con una maggiore maturità personale e professionale, ho deciso di candidarmi.

Che realtà è Faenza Cresce?

È una lista civica vera, fatta di persone che lavorano e vivono la città, non di professionisti della politica. C’è una forte spinta al bene comune. Mi ha convinto soprattutto l’approccio: un progetto con una visione a lungo termine, ma allo stesso tempo pragmatico. Abbiamo lavorato molto sul programma, interrogandoci sulla fattibilità concreta delle proposte. Perché è facile restare sugli ideali, ma il civismo vero è quello che si misura con la realtà.

Cosa porterà di suo in questa esperienza?

Sicuramente l’esperienza educativa, che mi ha insegnato a stare accanto ai giovani e ad ascoltare. E poi il mio lavoro, che mi mette quotidianamente a contatto con le fragilità. Non aspetto che siano altri a occuparsene, cerco di fare la mia parte. Infine, il fatto di vivere in una frazione come Granarolo mi aiuta a tenere alta l’attenzione anche sui territori più periferici, che non devono essere lasciati indietro.

Quali sono i punti principali del programma che ritiene più importanti?

Ce ne sono molti, ma mi soffermo su alcuni. Il primo è la protezione del territorio: non possiamo più rincorrere le emergenze, serve una strategia strutturata, anche coinvolgendo pratiche agricole che aiutino a contrastare il dissesto. Poi c’è il tema della circonvallazione nord, un’infrastruttura fondamentale per la sicurezza e per migliorare il traffico cittadino. E ancora la sicurezza partecipata: non solo controllo, ma cura del degrado urbano, attenzione agli spazi pubblici, collaborazione con le forze dell’ordine. Una città pulita e vissuta è anche una città più sicura. Poi ci sono alcune proposte specifiche della lista, come la gratuità degli asili nido, per sostenere concretamente le famiglie e l’attenzione al mondo agricolo, che è una componente fondamentale del nostro territorio.

Ci sono temi che le stanno particolarmente a cuore?

Sì, in particolare tre. Il primo riguarda i giovani e la formazione: serve creare ponti reali con le imprese, perché da una parte le aziende cercano lavoratori e dall’altra molti giovani se ne vanno. Dobbiamo offrire opportunità qui. Il secondo è lo sport, che ha un grande valore educativo. Dobbiamo aiutare le famiglie a sostenere i costi e contrastare l’abbandono precoce, soprattutto tra i 12 e i 13 anni. Lo sport è importante per tutti, anche per le persone con disabilità e per gli adulti. Infine, il tema della salute e del benessere: penso a percorsi di invecchiamento attivo, al co-housing, a momenti di aggregazione. Non si tratta solo di vivere più a lungo, ma di vivere meglio.

Spesso si dice che i giovani sono lontani dalla politica. È davvero così?

Non credo. Più che disinteresse, vedo un modo diverso di avvicinarsi. Forse i linguaggi della politica non sono cambiati abbastanza. Quest’anno, però, ci sono molti giovani candidati, segno che la voglia di partecipare c’è. Certo, tanti miei coetanei mi dicono: “Chi te lo fa fare? Tanto non cambia niente”. Ma io credo che valga la pena “sporcarsi le mani” per il bene comune, restando autentici.