Si chiude un capitolo importante della ricostruzione post-alluvione a Faenza. Sono terminati i lavori di ripristino degli alloggi Acer colpiti dall’evento del maggio 2023, in particolare nel complesso di via Cimatti, dove nei giorni scorsi istituzioni e tecnici hanno fatto il punto su un intervento atteso da tempo e che farà ritornare disponibili, in quest’area del Borgo, cinque appartamenti. Un risultato significativo, che segna non solo la conclusione di un cantiere, ma anche il ritorno alla normalità per diverse famiglie. «Le prime sono già rientrate», ha confermato la presidente di Acer Ravenna, Lina Taddei, spiegando che le procedure di assegnazione sono in corso e che già nei giorni scorsi sono state formalizzate le prime accettazioni degli alloggi.

Nel dettaglio, in via Cimatti sono stati completamente recuperati cinque appartamenti, insieme a 23 pertinenze tra cantine e autorimesse, per un investimento superiore al milione di euro. Si tratta, come è stato sottolineato dai tecnici, di interventi particolarmente complessi: gli alloggi si trovavano infatti in condizioni «completamente disastrate», in una delle aree più colpite dalle alluvioni, e sono stati di fatto rifatti integralmente. Il quadro complessivo degli interventi nel Comune, relativo a questi lavori conclusi, comprende, oltre al nucleo di via Cimatti, i ripristini in via Sant’Ippolito 15 e 15A con 3 alloggi e 6 pertinenze, in via Giangrandi 1 con un alloggio, in via Chiarini 40 con un alloggio e in via Manfredi 15 con 2 alloggi e 2 pertinenze. Gli interventi hanno riguardato anche il ripristino di sole pertinenze in corso Garibaldi 79, dove sono stati recuperati 13 spazi accessori, in via Lacchini ai civici 65-89 con 72 pertinenze e in via Orto Sant’Agnese 5 con 26 unità. L’appalto specifico per via Cimatti, del valore di oltre un milione di euro affidato all’impresa ConsCoop di Forlì, è il primo a giungere a completamento.
A rendere ancora più significativo il risultato è il fatto che questo intervento rappresenta «il primo appalto di tutta la regione Emilia-Romagna alluvionata ad arrivare a collaudo», come ha evidenziato l’ingegner Antonio Frighi, sottolineando anche lo sforzo organizzativo messo in campo. «Abbiamo suddiviso i lavori in più appalti – ha spiegato – sia per rispettare i criteri di rotazione, sia perché sarebbe stato difficile trovare un’unica impresa in grado di intervenire contemporaneamente su tutti i cantieri. L’obiettivo era dare risposte rapide ai cittadini». Una scelta che ha premiato anche il territorio: agli appalti hanno partecipato diverse imprese locali, un segnale di fiducia e di radicamento che ha contribuito alla buona riuscita dei lavori, nonostante le difficoltà logistiche, soprattutto in alcune zone del centro storico.
Il cantiere di via Cimatti si inserisce in un quadro più ampio che, a livello comunale, ha portato al recupero complessivo di 12 alloggi e 142 pertinenze, tra Faenza e le altre aree interessate. Un lavoro iniziato già poche settimane dopo l’alluvione, con una prima fase dedicata al recupero rapido degli alloggi non colpiti, per rispondere all’emergenza abitativa, e proseguito poi con gli interventi strutturali sugli edifici danneggiati. «Restituiamo alla comunità numerosi appartamenti di edilizia residenziale pubblica – ha sottolineato l’assessore al Welfare Davide Agresti – e siamo tra i primi territori in regione ad aver completato questo tipo di interventi. Un risultato che consentirà di dare risposta a decine di famiglie in difficoltà».
Proseguono i lavori in via Ponte Romano
Resta ora aperto il capitolo di via Ponte Romano, l’altro grande intervento ancora in corso. Qui i lavori sugli appartamenti sono ormai in dirittura d’arrivo, mentre restano da completare alcune finiture sulle parti comuni. Anche gli ascensori di alcuni appartamenti presto torneranno operativi. I tempi si sono allungati, è stato spiegato, per una criticità rilevante: la presenza di una cabina elettrica interrata che serviva l’intero quartiere e che, dopo l’alluvione, è stata completamente ripensata. «Abbiamo deciso, in accordo con Enel, di spostarla fuori terra – ha ricordato Agresti – con un investimento che esce dal perimetro delle ordinanze ma che rappresenta un miglioramento per tutto il quartiere».
Un intervento che guarda non solo al ripristino, ma anche alla prevenzione. «Si tratta di una vera e propria strategia di resilienza – ha aggiunto Taddei – perché anche pochi centimetri d’acqua possono compromettere infrastrutture fondamentali. Non si tratta solo di ricostruire, ma di adattare gli edifici e i servizi a eventi che purtroppo stanno diventando sempre più frequenti».














