Il periodo che stiamo vivendo ci sta sempre più portando all’attenzione il valore di un bene intangibile quanto indispensabile: la qualità della vita. É dalla qualità della vita che dipende la nostra felicità. Perché cambia la prospettiva. Mette a fuoco l’essenziale e attutisce le paure.

Il paradosso di Easterlin e l’economia della felicità

Il paradosso di Easterlin (una nozione introdotta nel 1974 da Richard Easterlin, professore di economia all’Università della California meridionale) rivela la relazione che esiste tra PIL e felicità, che quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità umana cresce fino a un certo punto, ma poi comincia a diminuire, seguendo una curva a forma di parabola verso il basso. E’ stato proprio questo “paradosso” ad avere dato vita al filone di economia della felicità, che si occupa di studiare quelle che sono le determinanti del benessere integrale delle persone, le loro aspirazioni, le opportunità, le libertà, i fattori genetici, la qualità delle loro relazioni. In una parola, cosa rende felice nella società veloce di oggi. E quindi, rapportandolo al tema del cambiamento, quale è “la direzione che dovremmo dare alle nostre vele” per essere felici (oltre che produttivi).

Nel tentativo di dare una dimensione al benessere, l’ISTAT ha proposto il BES – l’indicatore complessivo di misura del benessere equo e sostenibile – che cerca di esprimere una misura della soddisfazione, integrando la tradizionale valutazione della crescita economica, con indicazioni che derivano da altri parametri della vita: i diritti, l’ambiente, la salute, la qualità urbana, la disponibilità di servizi. Un formidabile acceleratore di “ricchezza” è allora la consapevolezza, perché ci aiuta a mettere in ordine tutte quelle variabili che, ben oltre il reddito, influenzano il senso di soddisfazione che ognuno di noi, soggettivamente, sperimenta rispetto alla sua vita. Il cambiamento è allora un viaggio, perché sarà proprio quel “benessere” a darci la rotta per i prossimi viaggi, a dare direzione alle nostre vele, a farci venire voglia di prendere nuovamente il largo.

Cambiamento e benessere

“Se vuoi costruire una nave, non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato”. (Antoine de Saint-Exupery, Le Petit Prince, 1943)

“Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL). Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”. (Robert Kennedy, Kansas University, 18 marzo 1968).

Tiziano Conti