L’opinionista Maurizio Marchesi, che ha commentato il Palio per il web e la tv, ha lanciato alcune proposte per rendere più televisiva la manifestazione del Palio del Niballo di Faenza. Molte idee però si scontrano con la tradizione. La prima cosa che denota il giornalista è la durata della gara – mai meno di un’ora e mezza, senza spareggi – che la rende poco televisiva. Sul discorso premiazioni figure e lunghezza della sfilata è il Comitato Palio che deve intervenire, senza andare a snaturare la manifestazione.

Sul lato agonistico, quello che è parso evidente a tutti è la differenza riscontrata sulla percorrenza delle due piste. L’equilibrio andrebbe ristabilito portando modifiche al percorso, ma i puristi storceranno il naso. Questi temi sono stati toccati dalla trasmissione Processo al Palio alla quale hanno partecipato i cinque capi rioni, il reggente del Gruppo Municipale, il Magistrato dei Rioni, ex cavalieri, giornalisti e politici, oltre al Podestà della Giostra, Fausto Brugnoni e al Maestro di Campo, Antonio Lolli.

Foto alcuni partecipanti al Processo al Palio 2022

Anche Giordano Sangiorgi (segretario del Palio dal 1987 al 1991) ha detto la sua ricordando che il Palio del Niballo a quei tempi approdò addirittura su Rai 3 e ne fu trasmessa una sintesi per diversi anni il lunedì seguente la contesa. In quel periodo, occorre ricordare che il Niballo era dietro, come popolarità, solo al Palio di Siena. «Fu un momento di rilancio del Palio; organizzammo anche due palii straordinari: uno per i 900 anni dell’Università di Bologna, l’altro per i Mondiali di calcio, e fu un grande successo. … La nostra corsa era di forte impatto televisivo: c’è lo scontro diretto che crea tanta tensione, spettacolo e grande pathos. Altro elemento essenziale fu avere una scenografia, creata da alcuni artigiani faentini, che abbellì molto lo sfondo del campo di gara. E credo che si potrebbe fare anche oggi magari grazie agli studenti della scuola di Disegno o del Ballardini o dell’Isia». Altre novità che si potrebbero introdurre? «In quel periodo pre internet e pre social i tempi erano un po’ più dilatati; ora è evidenti che i tempi si scontrano un po’ con la lunghezza di tali eventi e quindi è necessario intervenire razionalizzandoli e ottimizzandoli ulteriormente. Anche i costumi magari, andrebbero pensati in chiave estiva visto il periodo in cui si svolge il Niballo».

Gabriele Garavini

Giostre e palii storici: quali modelli in Italia? Reportage dalla Penisola

Sono quasi quaranta (ma molto probabilmente sono molte di più) in tutta Italia le giostre storiche che da gennaio a ottobre accendono rioni, contrade e sestieri di altrettante città. Il primo è il Palio di Buti (siamo in provincia di Siena), che si corre la prima domenica dopo la festa di Sant’Antonio abate (17 gennaio), lungo un percorso di 750 metri lungo via Antonio Gramsci, che vede vincere il primo che completa il percorso nel minor tempo possibile (in base ad un ordine di partenza deciso a sorte). L’ultimo dell’anno invece si corre a San Gemini, Terni, l’ultimo sabato di settembre e la seconda domenica di ottobre. Una quintana dove due rioni si sfidano colpendo un fantoccio dopo aver infilato un anello di 4 centimetri in un percorso ellittico. Nel mezzo, il più antico Palio del Mondo (stiamo parlando di Ferrara, normato dal 1279), Asti, Legnano, Foligno, Ascoli, Siena e la nostra Faenza.

Quintana di foligno giostra 07
Quintana di Foligno.

Tra tutti questi eventi andrebbero poi suddivise le diverse tipologie: la sola corsa (come la “carriera” di Siena), le corse con le lance (come il Palio di Faenza), per non parlare delle corse svolte con altri animali quali asini. Tutte queste corse hanno le loro radici nel lungo medioevo italiano, una tradizione che poi generalmente è andata persa e poi riscoperta. Infatti gli storici sono concordi nell’aver visto rinascere l’interesse verso questo genere di manifestazioni in due distinti periodi. Il primo con il fascismo. Infatti, rinacquero, nell’ordine il Palio di Asti (1929), la Giostra del Saracino di Arezzo (1931), il Palio di Legnano (1932), il Palio di Ferrara (1933), la Giostra del Saracino di Sarteano (1933), il Gioco del Ponte di Pisa (1935). Il secondo negli anni Cinquanta e Sessanta: piazza Armerina (1952), Ascoli Piceno (1955), la nostra Faenza (1959) e Narni (1969), mentre vengono rimesse in piedi nel 1952 Legnano (dopo lo stop del conflitto), Asti (1967) e Ferrara (1969).

Queste due fasi inoltre si distinguono chiaramente: nella prima, infatti, è protagonista l’Amministrazione locale, nella necessità di costruire una radice storica e culturale tra il territorio e la vocazione guerresca-cavalleresca; nella seconda fase (quella del dopoguerra), invece, si caratterizza per la nascita alle volte spontanea e folkloristica delle manifestazioni, con o meno il supporto degli enti locali e degli enti di sviluppo turistico e pro loco. Oggi la gestione di queste manifestazioni è in mano – per la maggior parte – a un Ente terzo (appunto un Ente Palio), dove l’ente locale partecipa più o meno attivamente, alle volte semplicemente erogando i fondi per mantenere viva la manifestazione, altre volte avendo in seno alla propria struttura un vero e proprio ufficio preposto alla gestione ed organizzazione. Caso ancora in fase di elaborazione quello di Legnano, dove l’intera macchina è affidata ad una fondazione (un modello che alcuni anni fa si è provato a esportare anche a Faenza).

E se oggi la questione più dibattuta a Faenza è sul luogo della giostra, si può vedere cosa accade in altre realtà. Ad Ascoli la locale squadra che milita in serie B gioca nello stadio Cino e Lillo Del Duca dal 1962, la manifestazione invece si tiene nello stadio Ferruccio Corradino Squarcia (meglio noto come campo della giostra), precedentemente appunto adibito alle partite in casa dell’Ascoli. A Ferrara, invece, si sfrutta la monumentale piazza Ariostea, dedicando così il Mazza unicamente alle partite casalinghe della Spal. Anche a Foligno il campo della giostra è distinto dallo stadio “Enzo Blasone”. Non mancano invece i casi di “convivenza” tra gioco del calcio e giostre storiche, come i casi di Querceta (Lucca) che corre con i “micci” la prima domenica di maggio o Bisignano (Cosenza), dove si corre l’ultima domenica di giugno. Una piccola nota a chiudere: molti di queste manifestazioni (Ascoli, ma anche Foligno) sono “figlie” di Faenza. Infatti alcuni nostri esperti sono andati in queste realtà in aiuto e supporto per migliorare e rendere più coinvolgenti le giostre locali.

Mattia Randi