Sono state individuate le personalità che riceveranno, il prossimo 28 giugno, al Teatro Masini le onorificenze di “Faentino Lontano” e “Faentino sotto la Torre”. A ricevere il riconoscimento di “Faentina sotto la Torre”, dedicato a chi è rimasto a vivere e lavorare in città, contribuendo alla crescita della comunità locale, sarà Paola Tambini Roi, figura di riferimento della vita culturale ed associativa faentina.
Classe 1934, sposata per 56 anni con Pietro Paolo Roi, madre di tre figli e nonna di cinque nipoti, ha svolto a lungo l’attività di insegnante di inglese e francese in diversi istituti del territorio. Accanto alla professione, ha dedicato un impegno costante al volontariato e all’associazionismo, contribuendo alla nascita e allo sviluppo di importanti realtà cittadine, tra cui la sezione faentina del Centro di Aiuto alla Vita e l‘Avulss. È stata inoltre tra i promotori, nel 1986, della Libera Università per Adulti di Faenza, divenuta negli anni un punto di riferimento per la formazione culturale diffusa. Guida appassionata al Museo Internazionale delle Ceramiche e attiva in numerose associazioni, rappresenta ancora oggi un punto di riferimento per la comunità, per l’impegno, la memoria e la dedizione dimostrati nel corso della sua vita.
Intervista a Paola Tambini Roi, una vita nell’insegnamento e nel volontariato con Cav e Avulss
Signora Tambini Roi, si aspettava di ricevere questa onorificenza?
Era qualcosa a cui sinceramente non pensavo, è stata una bella sorpresa. Devo ringraziare Cristina Tassi, professoressa del Liceo Torricelli-Ballardini, che ha proposto il mio nome al Comitato che assegna questo riconoscimento.
La sua è stata una vita dedicata all’insegnamento. A quale scuola faentina è maggiormente legata?
Ho iniziato ad insegnare francese ancora prima della laurea in Lingue e Letterature straniere, che ho conseguito a Firenze nel 1957. Successivamente ho poi proseguito con l’insegnamento della lingua inglese. Stare in mezzo ai giovani è sempre stato gratificante e sono stata la professoressa di diversi alunni davvero meritevoli, che hanno poi avuto una brillante carriera professionale. La scuola di cui conservo il ricordo più bello e che mi ha regalato più soddisfazioni è sicuramente il Liceo Classico faentino.
Un’altra grande passione della sua vita è stata la ceramica.
Assolutamente sì. Ho frequentato anche un corso di decoratrice ceramica, riuscendo a conseguire il diploma. Dai primi anni ’80 poi ho iniziato a fare la volontaria, come guida, al Museo Internazionale delle Ceramiche. E’ stata un’esperienza che mi ha permesso di unire due mie grandi passioni: la ceramica e le lingue straniere. Fu proprio nel contesto museale che ebbi l’idea di fondare la Libera Università degli Adulti, a Faenza.
Come le venne in mente questa idea?
Feci una visita guidata ad un gruppo dell’Università degli Adulti di Forlì e mi colpì molto l’interesse che tutti i componenti avevano nei confronti del museo. Ne parlai allora con la professoressa Oriana Tassinari, mia amica fraterna dal 1946 e fu proprio lei a spronarmi, invitandomi a fondare l’Università per Adulti a Faenza. Decisi però di dar vita ad un’istituzione diversa da quelle già presenti in Italia, che si concentravano su tematiche molto specifiche oppure sulla semplice organizzazione di viaggi culturali.
Con quali obiettivi nacque dunque l’Università per Adulti a Faenza?
Volevo creare qualcosa che permettesse alle persone di aprire la mente, espandere i propri orizzonti e arricchirsi culturalmente, facendo anche esperienze interessanti, legate al territorio faentino. Mi feci mandare quindi degli statuti dalle altre università per adulti italiane e insieme alle professoresse Anna Bertoni e Angela Banzola, con la supervisione del dott. Roberto Bosi, scrivemmo il primo statuto, dando vita ufficialmente all’Università per Adulti a Faenza. Un grande contributo arrivò anche da alcune associazioni di volontariato cittadine che, intuendo il valore aggregativo della nostra iniziativa, sostennero le spese notarili a fondo perduto.
Che risposta ci fu da parte della città?
La risposta fu incredibilmente positiva, oltre le nostre più rosee aspettative. Alla prima lezione, presso la nostra sede ai Salesiani, c’erano un centinaio di iscritti e molte altre persone, venute ad assistere, senza prenotare. Fu un successo di pubblico davvero notevole, che ci fece comprendere di aver intercettato un’esigenza presente nel nostro territorio. L’offerta didattica è poi andata sempre più ampliandosi, con corsi dedicati alla storia di Faenza, alle lingue straniere, all’informatica. Questo ha portato anche all’apertura di alcune sedi distaccate, in paesi come Castel Bolognese, Brisighella e Tredozio. Un elemento che sicuramente ha fatto la differenza, garantendo il successo della nostra iniziativa, è stato scegliere insegnanti di alto livello e grande bagaglio culturale. Ora mi rende davvero molto felice sapere che l’Università per Adulti è ancora molto attiva, con tanti corsi offerti alla cittadinanza del nostro territorio.
E’ stata poi tra le fondatrici della sezione faentina del Centro di Aiuto alla Vita. Cosa le ha lasciato questa esperienza?
Sì, sono stata tra i soci fondatori del Cav faentino, nel 1982. E’ stata un’esperienza molto toccante e in cui mi sono sentita profondamente utile, nell’offrire un aiuto concreto a tante ragazze in un momento di difficoltà. Nel 1986 riuscimmo ad aprire, presso la ex canonica della chiesa di San Savino, in corso Mazzini, una casa di accoglienza, presidiata da noi volontari 24 ore su 24, per ospitare donne in difficoltà davanti ad una gravidanza. Ci rendemmo immediatamente conto che c’era davvero bisogno di una struttura di quel tipo, perché ospitavamo anche ragazze provenienti da altre regione italiane, spesso in fuga dalla famiglia, con cui entravano in conflitto per via di gravidanze indesiderate.
Dalla difesa di una vita in arrivo ad essere al fianco dei malati. Che cosa ricorda con più affetto dell’esperienza in Avulss?
Sono stata socio fondatore anche di Avulss, insieme, tra gli altri, a don Remo Babini e Ivo Patuelli, recentemente scomparso. Per diventare volontario era necessario seguire un corso, con tanto di esame finale ed era poi Patuelli, segretario dell’associazione, ad assegnare ai volontari le varie mansioni. Andavamo negli ospedali, nelle strutture per anziani e anche presso abitazioni private, cercando di portare conforto e speranza alle persone ammalate, sole o che stavano attraversando un periodo difficile. Spesso in chi è malato o sta soffrendo c’è la convinzione che la propria vita sia finita o non abbia senso e invece non è così. L’esperienza più commovente era sicuramente riuscire a far parlare persone che soffrivano dei loro ricordi, valorizzando così la loro vita, anche passata e riuscendo a donare un momento di sollievo.
Dopo una vita spesa, in gran parte, al servizio degli altri, che valore ha per lei il volontariato?
Io credo moltissimo nel valore del volontariato e penso che ogni persona dovrebbe dedicare qualche ora ad attività solidali. Ho sempre fatto volontariato con passione e voglia di aiutare il prossimo e penso che stare accanto a persone che soffrono, essere un appiglio per chi attraversa un momento difficile abbia un valore enorme. Il tempo che ho investito in attività solidali è sempre stato ampiamente ripagato da tanti piccoli gesti, che porto ancora nel cuore, a distanza di anni.
Samuele Bondi














