Dalle pagine ingiallite dei giornali d’epoca emergono voci spesso dimenticate: quelle delle donne che hanno vissuto la guerra in prima persona e hanno affidato ai versi il racconto delle proprie esperienze. Un patrimonio di memoria che Enio Lezzi ha raccolto e tradotto in una nuova antologia.
Si terrà venerdì 26 giugno alle 19, al circolo Torricelli di via Castellani 25, la presentazione di Versi di donne alleate e cobelligeranti, titolo dell’ultima pubblicazione di Enio Lezzi (in foto con la moglie Rita Ballardini).
Classe 1957, originario di Alfonsine, Lezzi è un appassionato ricercatore e rievocatore storico, il cui interesse si è tradotto nell’antologia di versi pubblicata nella primavera del 2025. Un’accurata ricerca su giornali d’epoca ha portato all’attenzione di Lezzi versi e poesie scritte da soldatesse durante la Seconda guerra mondiale. Tra autrici americane, australiane, brasiliane, canadesi, polacche e sovietiche, tanti sono i componimenti scoperti, raccolti e tradotti da Enio Lezzi in questa pubblicazione. Quella del 26 è un’occasione d’incontro con l’autore, alla scoperta di versi d’epoca, accompagnati dall’interpretazione dell’attrice Emanuela Ancarani e dal canto a cappella della cantante Rita Ballardini, moglie di Lezzi.
Intervista a Enio Lezzi



Lezzi, come arriva l’ispirazione per la tua ultima pubblicazione?
«Casualmente. Sono un appassionato di storia, mi piace trascorrere il tempo alla ricerca di notizie e curiosità, scartabellando giornali d’epoca. Durante una delle mie ricerche ho trovato su un giornale poesie scritte da soldati e alcune volte da soldate. Mi sono incuriosito e ho affinato la mia ricerca, con l’obiettivo di trovare testi autografi di donne. Mi si è aperto letteralmente un mondo. Nel giro di un anno ho concluso la mia ricerca, raccolto quante più testimonianze possibili e tradotto in questa antologia i versi femminili trovati».
Cosa ti ha colpito di questi versi?
«Le testimonianze raccolte non sono poesie come noi le intendiamo, ma piccoli spaccati di vita messi in prosa o in versi, in maniera quasi grossolana. Quello che è evidente è che chi scrive non è un professionista, ma testimone di un’esperienza di vita che vuole essere messa nero su bianco».
Come hai organizzato la tua raccolta?
«Il libro è diviso in tre sezioni: in apertura i versi dedicati alla pace; a seguire la sezione dedicata alla guerra e a concludere la raccolta di versi spiritosi, dal tono più ironico e leggero. La divisione per tematiche a sottolineare la differenza tra i componimenti scritti da uomini e quelli scritti da donne. Le donne, nella modalità d’espressione e nella scelta del lessico poetico evidenziano un approccio più speranzoso di fronte alle brutture della guerra. Le soldatesse descrivono i fatti, guardano a un passato di gioia, con una prospettiva di speranza nei confronti del futuro. A completare la descrizione dello sguardo del femminile nei confronti della guerra ho voluto poi inserire una serie di foto d’epoca».
Quale la parte più complessa del lavoro?
«Leggendo questi versi scritti da soldati e soldatesse ho visto che alcune erano in rima. Questo ha comportato uno studio della rima inglese e dell’assonanza tra versi. La difficoltà più grande si è allora manifestata al momento della traduzione: una traduzione il più possibile adesa al testo originale, ma che tenesse conto di una scelta di parole in rima, che non stravolgessero la musicalità originale dell’opera».
Cosa speri di poter lasciare con la tua antologia di versi?
«La speranza è quella di aiutare gli italiani a riavvicinarsi alla poesia e ai suoi contenuti più genuini. Spero che si possa capire come questo genere sia alla portata di tutti e che non sia solo un insieme noioso di parole da dover imparare a memoria».
Lisa Berardi














