Stella della Bella époque, regina dell’operetta, diva del varietà. Ma soprattutto la voce argentina che infiammava i cuori e scatenava gli ardori patriottici col suo A Tripoli negli anni in cui l’Italia si lanciava alla conquista della quarta sponda. Gea della Garisenda è stata tutto questo e altro ancora.

All’anagrafe del Comune di Cotignola, dov’era nata il 24 settembre 1878, risulta chiamarsi Alessandrina Drudi. Il padre Emilio ha messo al mondo la bellezza di 26 figli, 19 dalla prima moglie e altri sette da una seconda donna sposata dopo essere rimasto vedovo. Facile immaginare in quali condizioni viva una famiglia tanto numerosa. Alessandrina si ritrova così ospite delle suore del Collegio lughese intestato a don Morelli, dove ben presto si fa apprezzare per la precoce predisposizione al canto. Sono in tanti a credere che questa attitudine possa schiuderle un grande avvenire, tanto che nel 1893 è lo stesso sindaco di Cotignola a farsi promotore di una sottoscrizione pubblica per consentirle di frequentare i corsi di canto al Liceo musicale di Bologna.

Fu tra le cantanti migliori del suo tempo

Conseguito il diploma, il 2 settembre 1899 la Drudi debutta al “Rossini” di Lugo nella Boheme di Giacomo Puccini. Poi va a Bagnacavallo, dove canta nel Faust di Gounod. Il 24 dicembre è al Duse di Bologna a fianco del giovane Titta Ruffo, considerato da molti il più grande baritono di tutti i tempi. Sono i primi passi di una carriera sfolgorante. Bella, corpo armonioso e portamento fiero, una voce che dà i brividi, in breve tempo Alessandrina conquista stuoli di ammiratori fra i quali spiccano i nomi di poeti e letterati, musicisti, pittori e brillanti ufficiali. Il 15 febbraio 1902 sposa a Bologna il nobile possidente Giovanni Dragoni – un «buon uomo» come lei stessa avrà a definirlo – che ha però le mani bucate. Negli anni seguenti sono proprio gli affari del marito, sempre in cattive acque, a spingerla verso i più facili guadagni dell’operetta. Compie il passo a malincuore e, per non precludersi la possibilità di tornare alla lirica in caso di insuccesso, chiede che le venga attribuito un nome d’arte. A darle quello di Gea della Garisenda sarebbe stato l’impresario Franco Fano e non D’Annunzio come da più parti si continua ad affermare. Ma anche nella cornice sfarzosa della piccola lirica la Drudi sa imporsi per la personalità e le doti canore.

Passa da una città all’altra, di trionfo in trionfo. Nel 1909 è nella compagnia Città di Napoli, l’anno dopo ne fonda una sua, la Compagnia italiana di opere comiche e operette Maresca-Garisenda-Caracciolo. Nel 1911 conosce nel teatro di Alessandria l’industriale e senatore del Regno Teresio Borsalino, quello dei cappelli alla moda. A presentarli l’una all’altro è lo stesso marito di lei, alla ricerca di un consistente prestito per far fronte all’ennesimo debito. È un colpo di fulmine, l’amore della vita per entrambi. Potranno sposarsi solo nel settembre del 1933, più di vent’anni dopo, una volta morto Dragoni.

gea

Gea della Garisenda canta per la prima volta A Tripoli avvolta nel tricolore, l’8 settembre dello stesso 1911 al teatro Balbo di Torino.
Testo di Giovanni Corvetto e musica di Colombino Arona, la canzone è stata inserita all’ultimo momento nel secondo atto dello spettacolo satirico “Monopoleone”. In un clima di esaltazione e di dilagante retorica, da lì a poco l’aria Tripoli, bel suol d’amore / ti giunga dolce questa mia canzon./ Tripoli, terra incantata /sarai italiana al rombo del cannon! è sulla bocca di tutti e accompagna la partenza per la Libia di fanti e bersaglieri.

Poi sarà il maestro Ruggero Leoncavallo a pregarla di tornare alla lirica, ma Borsalino non è d’accordo e lei, benché tentata, rifiuta l’invito. Nel 1916 debutta nel cinema in una pellicola del regista Mario Ceccatelli che farà la sua comparsa sugli schermi solo due anni dopo col titolo Amore che tutto vince. È all’apice della carriera, fra le cantanti meglio pagate del suo tempo.

Alessandrina Drudi abbandona le scene nel 1925, a 47 anni. Acquista Villa Amalia a Verucchio, nel riminese, la cui sala principale è decorata per lei da Marcello Dudovich, abilissimo cartellonista della Borsalino oltre che di altre grandi firme. E il cui salotto diventa luogo raffinato di ritrovo per amanti dell’arte, della buona musica e della cultura. Farà in tempo ad apparire anche sul piccolo schermo: accade nel 1956, quando partecipa al concorso Rai La famiglia dell’anno. È scomparsa il 7 ottobre 1961.

Angelo Emiliani

Il contesto storico

A Tripoli, conosciuto anche come Tripoli bel suol d’amore, è un brano musicale patriottico scritto da Giovanni Corvetto e musicato da Colombino Arona nel 1911, poco prima dell’inizio della guerra italo-turca. Fu composto per propagandare l’imminente guerra del Regno d’Italia contro l’Impero ottomano, che era finalizzata alla conquista della Libia. La guerra fu dichiarata il 29 settembre 1911 e l’intenzione del Regno d’Italia era quella di fare della Libia una colonia italiana. A Tripoli debuttò l’8 settembre 1911 al Teatro Balbo di Torino con l’esecuzione di Gea della Garisenda, che fu controversa perché la cantante eseguì il brano coperta solamente da una bandiera tricolore. Il conflitto si concluse il 18 ottobre 1912 con la vittoria italiana.