Dal 3 all’8 agosto i giovani delle parrocchie di Villanova e San Potito hanno vissuto un campo di condivisione a Sasso, entrando in contatto con una realtà segnata da fragilità, accoglienza e percorsi di rinascita. A raccontare l’esperienza è Federico Benedetti.

Un’esperienza vissuta a Sasso

gloriesasso

In questi anni don Marco Farolfi ha proposto a noi, giovani delle sue parrocchie, esperienze formative indimenticabili e grandiose. Quest’anno, però, portandoci a Sasso, si è superato e noi non solo ci siamo divertiti tra un lavoro e un altro, ma abbiamo veramente lasciato il cuore in quella comunità alle porte di Marradi.

Sasso è una comunità di recupero per persone con problemi di tossicodipendenza, in cui trovano aiuto e ospitalità uomini e donne di provenienza diversa, con passati a dir poco burrascosi. È in quel luogo che molti di loro trovano amore e pace per la prima volta ed è proprio nella sua natura di amorevole accoglienza e perdono che sta la sua unicità.

La comunità del perdono

La «comunità del perdono» è stata, infatti, più volte definita così perché, nell’ambito delle tossicodipendenze, di certezze ce ne sono poche, ma una è sicura: se si vuole sperare in un futuro migliore bisogna innanzitutto volerlo consciamente. La scelta è l’unico prerequisito per entrare, e poi è necessario riappacificarsi con se stessi e con il proprio passato.

Ogni caso a Sasso è una piccola grande impresa personale e di comunità, ma comunque una possibilità di riscatto e una vittoria della Vita sulla morte. Il futuro di ognuno là è più incerto che da qualsiasi altra parte, ma la speranza e la forza di volontà che si manifestano nella scelta, nell’aiuto, nelle chiacchierate terapeutiche e anche nelle nostre partite a carte possono avere origine soltanto in quella che don Nilo, il prete fondatore e guida della comunità, ha definito «l’estrema libertà che è l’amore di Dio».

L’incontro con la misericordia

La stessa misura in cui noi, ragazzi e ragazze, ci siamo riconosciuti e abbiamo riconosciuto la vera misericordia.

So bene che l’argomento delle tossicodipendenze suscita malafede e negatività in molti, ma non in noi. Quella settimana abbiamo avuto gli occhi dell’amore e a Sasso abbiamo rinnovato il sentimento della comprensione.

In particolare, io e gli altri neodiplomati, che pensavamo che questa sarebbe stata l’ultima estate a disposizione delle nostre parrocchie, in comunità abbiamo trovato la forza di non fermarci e ritornare ancora più carichi tra la gente di Sasso e magari scrivere qualche pagina di questa bellissima Storia.

Federico Benedetti