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Nicola Dalmonte

Costi crescenti

Nei campi, il caro carburante si sente prima ancora che alla pompa. Trattori, macchinari, irrigazione e lavorazioni quotidiane dipendono infatti dal gasolio agricolo, il cui prezzo nel corso del 2026 ha registrato un’impennata che rischia di lasciare il segno sui bilanci delle aziende. Nel Ravennate, dove l’agricoltura rappresenta una componente importante dell’economia del territorio, il rincaro del carburante si aggiunge così a una lunga lista di costi crescenti, mettendo ulteriormente sotto pressione margini già ridotti. Rispetto ai livelli di inizio anno, le quotazioni sono arrivate a crescere in maniera molto consistente, con aumenti che, a seconda del periodo, della piazza e dei quantitativi acquistati, si sono avvicinati anche al 70-80 per cento.

Una dinamica che trova conferma nelle preoccupazioni espresse da Coldiretti Ravenna. Già nei mesi scorsi l’organizzazione aveva denunciato rincari ritenuti anomali del gasolio agricolo: a marzo, secondo Coldiretti, mentre il diesel per autotrazione aumentava di circa 18-19 centesimi al litro, quello destinato all’agricoltura arrivava a crescere di 40-45 centesimi. Un divario che aveva spinto l’associazione a presentare anche un esposto alla Guardia di Finanza.

«Quest’anno, causa situazione mondiale, di fatto il costo del gasolio agricolo è praticamente raddoppiato», sottolinea Nicola Dalmonte, presidente provinciale di Coldiretti Ravenna e vicepresidente regionale di Coldiretti Emilia-Romagna. Un aumento che, secondo Dalmonte, rischia di incidere pesantemente su aziende che già lavorano con margini ridotti.

Marginalità ridotta

«Questo inciderà tanto nei nostri bilanci, in quanto per i nostri guadagni c’è poca marginalità, quindi questi saranno ancora più bassi rispetto al passato», spiega. A contenere almeno in parte l’impatto dovrebbe contribuire il credito d’imposta ottenuto anche grazie all’attività sindacale di Coldiretti, che consente di recuperare una quota dei maggiori costi sostenuti per il carburante. «Abbiamo ottenuto il credito di imposta, che tamponerà in parte questo aggravio dei costi, circa il 20%», ricorda Dalmonte.

Il problema, però, non riguarda soltanto i bilanci delle singole aziende. L’aumento dei costi di produzione si ripercuote infatti sull’intera filiera. «Tutto questo incide sui costi dei prodotti, che però aumentano solo nel caso di alcune materie prime», osserva il presidente ravennate. E proprio la posizione dell’agricoltore all’interno della filiera rappresenta, secondo Coldiretti, uno degli elementi di maggiore criticità. «Noi rappresentiamo l’anello più debole dell’intera filiera dell’agricoltura e questo può incidere anche sulla qualità del prodotto, con meno trasparenza sulla sua provenienza».

Il caro gasolio, inoltre, non si limita al rifornimento dei mezzi agricoli. «Incide anche su altri costi come l’irrigazione e l’accumulo di energia elettrica», sottolinea Dalmonte. Per questo, la speranza è che nei prossimi mesi le quotazioni possano tornare almeno verso i livelli registrati all’inizio del 2026. «Vedremo nei prossimi mesi se si tornerà ai livelli dei costi di inizio 2026», aggiunge.

Strategia più ampia

Nel frattempo, secondo Coldiretti, serve una strategia più ampia. «Per quanto riguarda il futuro, vedremo come il Governo provvederà ad agire, con eventuali interventi strutturali», afferma Dalmonte, indicando anche altri capitoli sui quali intervenire, a partire dall’aumento dei prezzi dei fertilizzanti.

C’è poi il tema dei trasporti, particolarmente importante per un territorio come quello ravennate. «La maggior parte dei prodotti viaggia su gomma, e invece sarebbe necessario potenziare i trasporti sui treni e dai porti», osserva Dalmonte. E in questo scenario Ravenna potrebbe giocare un ruolo strategico: «Consideriamo infatti che Ravenna ha un hub portuale molto importante, che può diventare un punto di riferimento per tutto il Nord Italia».

Per raggiungere questo obiettivo, però, servono infrastrutture adeguate. «Il porto va collegato a reti stradali e dei treni più efficienti, e quindi bisogna lavorare sul sistema infrastrutturale», sottolinea il presidente di Coldiretti Ravenna. Il nodo di fondo resta comunque quello dell’energia. «Il tema dell’approvvigionamento del gasolio è quindi centrale e stiamo pagando la mancanza di fonti alternative», conclude Dalmonte. Da qui la necessità, secondo Coldiretti, di accelerare anche sul fronte delle energie rinnovabili: «Sulle rinnovabili bisogna fare un passo in avanti».