Il terzo rapporto Auser sulla condizione abitativa degli anziani propone nuove politiche per affrontare la crescita della popolazione longeva. Tra le richieste ci sono abitazioni più sicure e accessibili, il recupero degli immobili inutilizzati e una maggiore integrazione con i servizi. Per Auser la casa deve diventare una vera infrastruttura di benessere, cura e autonomia, capace di favorire anche le relazioni e la partecipazione alla comunità.

Le proposte

Il terzo rapporto sulla condizione abitativa degli anziani, “Abitare la longevità nella transizione: politiche urbane e abitative generative di comunità”, promosso da Auser, Abitare e Anziani e Spi Cgil e presentato a Roma presso il Cnel, avanza anche precise proposte operative.

Tra queste, la creazione di un Programma nazionale decennale per l’abitare degli anziani, il recupero del patrimonio edilizio inutilizzato, la diffusione di nuove forme di residenzialità, il sostegno all’adattamento delle abitazioni e una maggiore integrazione tra politiche sociali, sanitarie e urbanistiche.

Le città devono essere accessibili

Dobbiamo smettere di considerare la casa soltanto come un bene patrimoniale e riconoscerla come una infrastruttura del benessere, della cura e dell’autonomia – ha sottolineato il presidente nazionale Auser, Enrico Piron –. Abitare significa poter vivere in sicurezza, avere servizi vicini, relazioni e possibilità di partecipare alla vita della comunità. La sfida è passare da una città che separa a una città che connette. Perché una città accessibile agli anziani è una città migliore per tutti. Una città capace di prendersi cura non soltanto di chi oggi è anziano, ma anche di chi anziano lo sarà domani.

Perché progettare case e città a misura delle persone più fragili non è una concessione assistenziale: è un investimento in civiltà e un modo concreto per costruire una società più giusta per tutti. La longevità non è un problema da gestire, ma un’opportunità per ripensare il futuro delle nostre comunità”.

G.A. da Agen Sir