Solarolo si è stretta attorno alla famiglia di Gabriele Mattei, il 22enne morto venerdì in un incidente in moto a Faenza. Una chiesa gremita ha accolto l’ultimo saluto del paese, tra la commozione dei familiari e degli amici. Il padre Andrea e don Tiziano Zoli hanno ricordato il giovane e il dolore per una perdita improvvisa

L’ultimo saluto
«La barca oggi viaggia nel mare mosso, ma non affonda. Gabriele è già arrivato all’altra riva, nel porto sicuro. E da lì, in un modo nuovo che impareremo a riconoscere, continua a camminare con noi». Con queste parole il parroco di Solarolo, don Tiziano Zoli, ha celebrato il funerale di Gabriele Mattei, il giovane di 22 anni morto venerdì 11 settembre in un tragico incidente stradale a Faenza, mentre era in sella alla sua motocicletta.
La chiesa di Santa Maria Assunta non è bastata a contenere tutte le persone arrivate per l’ultimo saluto. Dentro, accanto ai parenti, ai genitori Andrea e Mirka e ai quattro fratelli Gilberto, Michele, Lorenzo ed Elena, c’era praticamente un intero paese. Fuori, altre persone hanno seguito la cerimonia, mentre il corteo si è poi diretto verso il cimitero. C’erano le istituzioni cittadine, con la sindaca Maria Diletta Beltrani, rappresentanti dell’Arma e delle altre realtà del territorio, esponenti della comunità religiosa, ma soprattutto tantissimi cittadini. E moltissimi giovani: compagni di scuola, amici di una vita, conoscenti e ragazzi che avevano incrociato Gabriele nel percorso ancora breve dei suoi 22 anni.

Una famiglia spezzata
Gabriele viveva a Solarolo con la sua famiglia. Il padre Andrea è un ufficiale dei carabinieri in servizio fuori provincia, la madre Mirka gestisce una tabaccheria nella quale anche Gabriele aveva lavorato in passato. Frequentava l’istituto tecnico professionale Bucci di Faenza. Chi lo conosceva lo descriveva semplicemente come un bravo ragazzo, disponibile e sempre pronto a dare una mano.
Parole che oggi hanno assunto un peso ancora maggiore, pronunciate nel silenzio della chiesa dalla sorella Elena e poi dal padre. Andrea ha parlato della famiglia, della difficoltà persino di immaginare i giorni che verranno senza quel figlio, interrompendosi più volte per la commozione. «Dobbiamo credere che questo sia un misterioso disegno di Dio, altrimenti non ce la possiamo fare. Non so proprio come faremo io, tua madre, i tuoi fratelli Gilberto, Michele, Lorenzo ed Elena, e tutti i tuoi cari, a sopportare la tua mancanza».
Poi il pensiero a ciò che resta, quando una morte così improvvisa non ha lasciato nemmeno il tempo di un ultimo saluto. «Dobbiamo pensare che sarai sempre al nostro fianco, a guidarci e a proteggerci. Sarai sempre nei nostri cuori. Purtroppo non abbiamo avuto neanche la possibilità di darti un ultimo abbraccio».
E ancora, il ritratto di quel figlio che la famiglia conosceva ogni giorno: «Gabriele era un figlio adorabile, un ragazzo buono, altruista, sempre disponibile a dare una mano a tutti. E noi tutti della famiglia potevamo contare su di te, io compreso». La voce si è fatta ancora più fragile nelle ultime parole: «Ora sarai il nostro angelo. Ciao figlio mio, proteggi i tuoi fratelli e dacci la forza di proseguire. Ti amiamo per sempre».

La tempesta
Nell’omelia don Zoli ha scelto di non cercare spiegazioni per una tragedia che, ha detto, non ne offre. «Un ragazzo che non c’è più, una strada spezzata a metà, una telefonata che cambia la vita per sempre: di fronte a questo non esistono frasi consolatorie che funzionino». E ha parlato della tempesta raccontata dal Vangelo, quella che arriva improvvisa e travolge ogni certezza. «È la domanda che oggi hanno in testa la famiglia e gli amici. Dove eri Signore? Perché ti sei girato dall’altra parte?».
Una domanda, ha sottolineato il parroco, che può convivere anche con la fede: «La fede non è far finta che vada tutto bene; è avere il coraggio di dire a Dio che siamo arrabbiati e che questo dolore ci sembra un’ingiustizia intollerabile». Poi il riferimento alle parole del profeta Isaia: «Se dovrai attraversare le acque, sarò con te… ti ho chiamato per nome, tu mi appartieni. Tu sei prezioso ai miei occhi». E, rivolgendosi alla famiglia, don Zoli ha ricordato che «tutto l’amore con cui avete cresciuto Gabriele non è andato perduto».
Prima della benedizione finale, il parroco è tornato all’immagine della barca e del mare mosso. Quella stessa frase con cui aveva aperto il funerale è diventata l’ultima immagine consegnata alla famiglia e agli amici: Gabriele già arrivato «all’altra riva», mentre chi resta continua a cercarlo e a riconoscerlo in un modo nuovo.

Lo scontro
La morte del 22enne è avvenuta nel pomeriggio di venerdì, poco dopo le 17, lungo la provinciale 7, nella zona dell’incrocio con via Cassanigo, a Faenza. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio delle forze dell’ordine intervenute per i rilievi, Gabriele stava viaggiando verso Faenza in sella a una Yamaha di grossa cilindrata quando, per cause ancora da chiarire, si è verificato uno scontro frontale con una Volvo che procedeva nella direzione opposta. Dopo il primo impatto, il motociclista è stato coinvolto anche in un secondo urto, questa volta con una Peugeot condotta da una donna.
Sul posto sono arrivati i sanitari del 118, con due ambulanze e l’elisoccorso. Per Gabriele, però, non c’è stato nulla da fare: il giovane è morto sul colpo. Feriti anche i conducenti delle due auto, un uomo di 64 anni alla guida della Volvo e una donna di 59 anni alla guida della Peugeot, entrambi trasportati in ospedale.














