Il Vangelo della moltiplicazione dei pani e dei pesci diventa occasione per interrogarsi sul proprio posto davanti al Signore, lasciandosi coinvolgere dalla sua compassione e imparando l’arte dell’ascolto.

Il coro è lo spazio del monastero riservato alla preghiera comunitaria, l’ambiente che nei diversi orari ci raduna. Di volta in volta è salone delle feste, ring, palestra; sempre è stanza degli specchi. Capita che io arrivi lì come una della folla: dopo aver pedinato Gesù fin nel deserto, Lui non mi congeda né minimizza la mia fame, ma con commovente gratuità mi sazia sull’erba. Oppure mi sento uno dei due pesci nelle mani del Signore: anche se tutto sfugge al mio controllo, qualcosa mi coinvolge, mi attraversa, diventa vita. In certi momenti mi vedo tozzo di pane avanzato in una delle dodici ceste: nessuno mi ha voluto? O sono segno del sovrappiù che accade quando c’è di mezzo Dio? Qualche volta affiora in me il discepolo spiccio: che ciascuno se la sbrogli coi propri bisogni. Per poi scoprire che il Signore cerca la mia complicità – meschinità comprese – per distribuire i suoi doni e rivelare la sua sorgiva compassione.

Raramente, ma succede, intuisco che la chiamata vera è essere Gesù e allestire banchetti lasciando che l’Amore trasformi il poco che c’è in un’inimmaginabile abbondanza.Davvero un coro di voci e di prospettive. Per non farselo scappare, padre Domenico Galluzzi esortava: «Tutta la tua giornata sia ascolto; sia che tu preghi o lavori, che tu sia nella gioia o nella pena, che tu sia solo o in compagnia, ricordati di stare in ascolto». È l’avventura della preghiera.

Suor Maria Elisa Visani