Fresca di selezione per la maglia della Nazionale Under 15, Sveva Cavina si racconta a Il Piccolo, tra l’emozione per un traguardo importante, i sacrifici quotidiani tra studio e parquet e la consapevolezza che il basket può essere una autentica scuola di vita e di unione.
Intervista a Sveva Cavina
Il talento, la passione e la dedizione continuano a portare in alto i colori di Faenza nel panorama cestistico nazionale. Sulla scia delle recenti e ottime conferme che vedono le giovani atlete del nostro territorio brillare nei raduni e nelle rappresentative azzurre, Il Piccolo incontra Sveva Cavina, portacolori della neonata sezione femminile della Raggisolaris. Fresca di selezione per la maglia della Nazionale Under 15, Sveva si racconta in questa intervista, svelando le emozioni di un traguardo importante, i sacrifici quotidiani tra studio e parquet, e la bellezza di uno sport vissuto come autentica scuola di vita e di unione.
Sveva, cos’hai provato quando è arrivata la notizia della selezione? Qual è stata la prima cosa che hai pensato?
All’inizio quasi non ci credevo. Ero molto felice, ma anche emozionata. La prima cosa che ho pensato è stata: «Ma siamo sicuri? Proprio io?». Una bellissima sorpresa.
Allenarsi e giocare con le migliori atlete della tua categoria ti ha permesso di notare aspetti del tuo gioco che vorresti migliorare?
«Sì, tantissimo. Quando giochi con ragazze così brave ti rendi conto che c’è sempre qualcosa da imparare e da migliorare. Questa esperienza mi ha fatto venire ancora più voglia di allenarmi e di lavorare sui miei punti deboli.
Come cambia la preparazione mentale quando si passa dal contesto del club a quello di una rappresentativa nazionale?
C’è sicuramente un po’ più di emozione, perché rappresenti l’Italia. Ci sono compagne nuove, un allenatore diverso e devi adattarti velocemente. Però, una volta entrata in campo, cerchi di concentrarti solo sul gioco, di dare il massimo e di aiutare la squadra.
Spesso si dice che lo sport insegni a vivere. Quali valori senti di aver consolidato di più grazie al basket?
Sicuramente il sacrificio e il rispetto. Ho imparato che, per ottenere qualcosa, bisogna impegnarsi ogni giorno, anche quando si è stanchi o le cose non vanno bene. Il basket mi ha insegnato anche che la squadra viene prima del singolo.
In un momento in cui il mondo sembra molto diviso, quanto è importante far parte di una squadra che unisce ragazze provenienti da contesti diversi per un obiettivo comune?
Secondo me è una cosa molto bella. Anche se veniamo da città diverse e magari all’inizio non ci conosciamo, quando siamo in campo conta soprattutto aiutarci e lavorare insieme per lo stesso obiettivo.
Non è sempre facile, soprattutto quando il risultato non arriva, ma proprio in quei momenti bisogna restare unite.
Ti senti investita di una responsabilità particolare verso le bambine più piccole che iniziano a giocare a basket a Faenza e ti guardano come un punto di riferimento? Cosa vorresti dire loro?
A dire la verità non ci penso molto, però, se posso essere un esempio per qualche bambina, mi fa sicuramente piacere. Direi loro di divertirsi, di non mollare quando le cose non vanno come vorrebbero e di continuare a credere nei propri sogni. Consiglierei anche di andare sempre agli allenamenti, pure quando costa fatica, perché bisogna riuscire a conciliare il basket con la scuola e lo studio.
Gestire impegni agonistici di alto livello richiede grandi rinunce. Come riesci a conciliare la tua vita da studentessa con i ritmi serrati dello sport?
Non è sempre facile, però cerco di organizzarmi bene. Portarsi avanti con lo studio e pianificare gli impegni è importantissimo. A volte bisogna rinunciare a uscire o ad avere più tempo libero, ma il basket mi ha insegnato a gestire meglio le giornate e a essere più responsabile.
Oltre ai sogni sportivi personali, quale messaggio vorresti che arrivasse alle persone che leggeranno la tua storia sul Piccolo?
Vorrei che arrivasse il messaggio che, con impegno e passione, si possono raggiungere traguardi importanti. Anche quando ci sono momenti difficili, vale la pena continuare a lavorare per ciò in cui si crede. Non bisogna pensare che qualcosa sia impossibile ancora prima di provarci. Per me, comunque, questo è soltanto l’inizio: c’è ancora tantissimo da imparare e su cui lavorare.
Andrea Rava

















