Nell’ambito del bando della Regione Emilia-Romagna “Viaggi della Memoria e Viaggi attraverso l’Europa 2025”, la scuola “I.C. Europa” di Faenza si è distinta ottenendo il finanziamento per l’anno scolastico 2025/26 con il progetto ideato dalle professoresse Flavia Trasente e Annalisa Paraggio “Dimensione europea della Resistenza: scelte individuali”. Gli alunni delle classi terze hanno potuto così accedere a un articolato programma di attività didattiche finalizzato a comprendere i valori della Resistenza e della cittadinanza europea partendo dalle scelte dei singoli individui. Il progetto ha unito in una forte sinergia la scuola e le principali realtà storiche del territorio.

Tra i momenti salienti, gli studenti hanno assistito agli interventi di Franco Conti, presidente dell’Associazione Ca’ di Malanca, al relatore Angelo Emiliani dell’Anpi di Faenza e alla testimonianza del partigiano Vittorio Gardi. Ad offrire una preziosa chiave di lettura storiografica è stato il dott. Giuseppe Masetti, direttore dell’Istituto Storico della Resistenza di Ravenna. Successivamente gli studenti hanno avuto l’opportunità di esplorare i luoghi simbolo degli eventi storici anche grazie al contributo volontario dell’Anpi e dell’associazione Ca’ di Malanca per le visite e il trasporto sul territorio.
La visita a Ca’ di Malanca

Di seguito, il resoconto di alcune delle tappe del viaggio: la visita al centro residenziale di Ca’ di Malanca e l’esperienza didattica presso il Museo della Battaglia del Senio ad Alfonsine.
Giovedì 30 aprile, noi ragazzi della consulta della scuola secondaria di primo grado “Europa” ci siamo recati nella valle di Purocielo, sull’Appennino faentino. Qui si trova un luogo molto importante per la storia italiana: il Centro di documentazione della Resistenza di Ca’ Malanca. Questo museo, immerso nella natura dell’Emilia-Romagna, racconta tramite i suoi spazi interni ed esterni all’edificio gli eventi della Seconda guerra mondiale e la lotta partigiana che portò alla liberazione dell’Italia. Visitare Ca’ Malanca è stato per noi ragazzi come fare un viaggio nel passato, un passato non troppo lontano, ma che sarà per sempre importante da ricordare.
Qui si combatté la Battaglia di Purocielo, uno degli episodi simbolo della resistenza nell’appennino faentino. Attraverso fotografie, documenti, testimonianze e oggetti il museo permette ai visitatori di capire le difficoltà incontrate dai partigiani durante la guerra. La storia di Ca’ Malanca è legata soprattutto alla battaglia di Purocielo, combattuta nell’autunno del 1944. In quel periodo, i partigiani della 36° Brigata Garibaldi cercarono di difendere il territorio dall’occupazione tedesca.
All’epoca Ca’ Malanca era una casa situata in una posizione strategica tra boschi. In tutta la zona c’erano circa cinquanta case abitate da contadini. La battaglia iniziò il 10 ottobre 1944, quando i partigiani cercarono di rompere la linea di resistenza tedesca. Gli scontri furono molto duri e molti combattenti morirono durante gli attacchi. I tedeschi riuscirono a conquistare Ca’ Malanca, costringendo i partigiani a ritirarsi verso altre zone dell’Appennino.
L’11 ottobre un gruppo di partigiani cercarono di ripararsi nelle case nei pressi della chiesa di Purocielo e durante quei combattimenti venne ucciso anche il comandante Ivo Mazzanti. Nei giorni successivi la battaglia continuò e molti partigiani furono catturati e uccisi dai tedeschi. I superstiti, circa 500 partigiani, dopo aver superato il fiume Lamone a Fognano arrivarono a San Benedetto in Alpe e si incontrarono con gli Alleati. Nonostante le perdite, la battaglia di Ca’ Malanca diventò un simbolo del coraggio dei partigiani. Dopo la guerra la casa di Ca’ Malanca, abitata in passato dalla famiglia Tozzi, fu trasformata in museo e centro di documentazione.
Durante i vari combattimenti di quel periodo, morirono anche alcuni giovani partigiani, tra cui Vittorio Bellenghi e Bruno Neri, simboli della resistenza italiana. Quest’ultimo in particolare viene ricordato perché durante una partita con la Nazionale non fece il saluto fascista, sfidando così il governo.
Secondo noi ragazzi della Consulta, il Museo della Resistenza di Ca’ di Malanca è un luogo molto importante perché aiuta a ricordare quello che è successo durante la guerra e il coraggio dei partigiani che hanno combattuto per la libertà. Visitando il museo abbiamo capito che la Resistenza non è solo una pagina del libro di storia, ma qualcosa che riguarda ancora oggi tutti noi. Ci hanno colpito soprattutto le storie delle persone che, anche essendo giovani, hanno rischiato la propria vita per difendere la libertà e la democrazia. Attraverso le fotografie, gli oggetti e i racconti presenti nel museo, siamo riusciti a immaginare meglio le difficoltà e le paure che vivevano in quel periodo.
Secondo noi è importante che luoghi come Ca’ di Malanca vengano conservati e protetti dall’Anpi, cioè l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. L’Anpi è un’associazione che mantiene viva la memoria della Resistenza e dei valori della libertà, della pace e della democrazia. Inoltre organizza incontri, attività educative e iniziative per far conoscere ai giovani la storia dei partigiani. Il percorso museale è arricchito da mostre e visite guidate volte a facilitare la comprensione della storia. Tali iniziative risultano fondamentali in quanto trasmettono la memoria degli orrori della guerra, educando al valore della pace e del rispetto tra i popoli.
Il Museo della Battaglia del Senio ad Alfonsine
La seconda tappa del nostro viaggio ci ha portato ad Alfonsine, nel cuore della pianura ravennate, per visitare il Museo della Battaglia del Senio. Se pensate che i musei storici siano tutti noiosi e pieni di vecchi oggetti polverosi, questo vi farà cambiare idea! Per noi è stata un’esperienza dinamica e interattiva, che ci ha fatto fare un vero e proprio salto indietro nel tempo della Seconda guerra mondiale. Il momento più forte è stato l’ingresso nella camera emozionale “il Rifugio”. Si tratta di una stanza piccolissima e completamente buia che riproduce l’esperienza dei civili che cercavano riparo durante i bombardamenti. Standoci dentro, avvolti dall’oscurità, abbiamo ascoltato suoni reali di esplosioni, vibrazioni, boati assordanti e le voci disperate delle persone. È stato un momento toccante che ci ha fatto provare sulla nostra pelle il disorientamento, l’ansia e la paura che i civili subivano sotto i bombardamenti. Ci ha colpito molto anche vedere da vicino i manifesti della propaganda fascista e nazista contro i partigiani: guardandoli, abbiamo capito quanto fosse dura la guerra psicologica a quei tempi e quanto coraggio servisse per fare certe scelte. La parte più divertente, però, è stata la caccia al tesoro tra le bacheche del museo. Ci siamo trasformati in veri “investigatori della storia”! Divisi in gruppi, abbiamo esplorato le bacheche, analizzato vecchi documenti ed oggetti e collaborato tra di noi per trovare gli indizi. È stato un modo bellissimo per imparare, giocando, come si è arrivati alla Liberazione.
Nicola Cattani e Matilde Carloni classe 3A
professoressa Natascia Fagnocchi














