La Corte d’Assise di Ravenna ha assolto Gian Carlo Valgimigli e Daniel Mullaliu dalle accuse legate alla morte di Domenico Montanari, il macellaio faentino trovato impiccato nel proprio negozio nel 2019. Per l’accusa si sarebbe trattato di un omicidio, ma i giudici hanno escluso questa ipotesi pronunciando una sentenza di assoluzione con la formula «il fatto non sussiste».
Dall’ipotesi di suicidio all’inchiesta per omicidio
La morte di Domenico Montanari, 64 anni, aveva inizialmente portato gli investigatori a ipotizzare un gesto volontario. Con il passare del tempo, però, nuovi elementi emersi nel corso delle indagini avevano spinto la Procura ad approfondire il caso, aprendo un fascicolo per omicidio volontario. Al centro degli accertamenti erano finiti i rapporti economici tra la vittima e Gian Carlo Valgimigli, già coinvolto in procedimenti legati a prestiti usurari. La svolta investigativa era arrivata nel 2022, quando un detenuto aveva riferito agli inquirenti alcune presunte confidenze ricevute in carcere da Valgimigli. Da quelle dichiarazioni era nata l’accusa secondo cui Montanari sarebbe stato ucciso da più persone e il suicidio successivamente simulato.
Le perizie e i dubbi sulla ricostruzione accusatoria
Nel corso del processo la difesa ha contestato l’attendibilità del testimone, sostenendo che il detenuto avesse interesse a collaborare con la magistratura per ottenere benefici penitenziari. Un elemento che ha pesato nel dibattimento insieme alle valutazioni medico-legali. Gli esperti ascoltati in aula hanno infatti evidenziato l’assenza di segni compatibili con una colluttazione o con un’aggressione da parte di terzi. Anche le caratteristiche rilevate sul collo della vittima sono state ritenute coerenti con l’ipotesi del suicidio. Al termine della camera di consiglio, la Corte d’Assise ha quindi assolto sia Valgimigli sia Daniel Mullaliu, accogliendo la tesi secondo cui non vi fossero prove sufficienti a sostenere l’accusa di omicidio.














