Una crisi abitativa sempre più marcata e il rischio, neanche tanto celato, dell’innesco di una bomba sociale.
In provincia di Ravenna oltre 39mila persone a rischio povertà
Non ci gira troppo attorno il Sunia. L’organizzazione degli inquilini privati e degli assegnatari di edilizia pubblica legata alla Cgil Ravenna torna sul problema del piano casa presentato dal governo Meloni e della crisi abitativa. Da elaborazioni dati Istat, le famiglie in condizione di “disagio di assistenza” a Ravenna sono registrate su un valore percentuale compreso tra il 2,6% e il 3,8%, riporta Alberto Mazzoni, presidente del Sunia di Ravenna, a seconda del contesto di analisi territoriale specifico.
“Di conseguenza, prendendo come valore medio il 3.2%, gli abitanti nella nostra provincia che sono in disagio di assistenza sono ben 12.407. A questa prima rilevazione occorre aggiungere i cittadini a rischio povertà ed esclusione sociale. Sebbene il dato provinciale specifico sia in elaborazione, nel 2024 l’Emilia-Romagna mostrava oltre un individuo su dieci (10,1%) in famiglie a rischio povertà o esclusione sociale. Per la nostra provincia, sono 39.162 cittadini: un dato purtroppo in aumento rispetto all’anno precedente”.
3.152 nuclei familiari in attesa di alloggi popolari
“Per completare questa fotografia provinciale – aggiunge Mazzoni – si evidenziano i 3.152 nuclei familiari in graduatoria in attesa di assegnazione di alloggi popolari, dato Acer al 31 dicembre 2024. Anche questo numero è in crescita, per gli effetti dell’incremento delle procedure di sfratto: 237 al 31 dicembre 2024 e ben 470 al primo bimestre 2026. Il Piano Nazionale si articola su tre pilastri: il recupero di 60mila alloggi ERP inutilizzabili; la promozione del social housing, tramite un fondo gestito da INVIMIT SGR; la semplificazione burocratica, per attrarre investimenti privati.
Su tutti i fronti solleviamo evidenti riserve: i tempi e le risorse per il recupero degli alloggi pubblici sono irrealistici; il social housing rischia di replicare i limiti dei fondi integrati, già sperimentati dal 2009, intercettando solo le fasce meno vulnerabili; le semplificazioni per i privati, senza adeguata regia pubblica, espongono il sistema a derive speculative e a manufatti inadeguati per civile convivenza”.
Tolti dal mercato oltre 1000 alloggi negli ultimi cinque anni
“Segnaliamo – precisa il presidente del Sunia – inoltre, l’assenza di stanziamenti per i fondi di sostegno all’affitto e per i morosi incolpevoli (azzerati dalla prima Legge di Bilancio del Governo Meloni), strumenti indispensabili per tutelare la dignità dei cittadini, prevenendo e disinnescando percorsi di sfratto e il rischio concreto dell’accelerazione delle procedure, approvate contestualmente in uno specifico disegno di legge (sanzioni del 1% del canone mensile, per ogni giorno di ritardo dalla scadenza del contratto e taglio dei tempi burocratici che accelerano lo sgombero).
Questi provvedimenti possono colpire qualsiasi famiglia ravennate in affitto, anche in continuità salariale, in quanto sono in forte aumento i mancati rinnovi dei contratti di affitto, a favore di locazioni B&B, contratti brevi, turistici e contratti in nero togliendo dal mercato abitativo stabile oltre 1.000 alloggi negli ultimi 5 anni”.
In provincia, non ci sono appartamenti disponibili per le famiglie
Gli effetti sono destinati a colpire maggiormente le famiglie già in grave difficoltà economica, prive di qualsiasi rete di protezione. Quindi, “da una parte compare un Piano Casa che, con risorse e strumenti dubbi, si pone l’obiettivo di dare risposte in 10 anni – ragiona Mazzoni – e dall’altra emergono sanzioni economiche, taglio dei tempi di esecuzione degli sfratti, assenza di strumenti per disinnescare percorsi di sgombero, che si scaricheranno inevitabilmente sul nostro territorio.
I servizi sociali dei Comuni, con sempre meno risorse a disposizione a causa dei tagli del Governo e con strumenti inadeguati per affrontare questo scenario, verranno sottoposti a una pressione economica tale da mettere in crisi la dignità di cittadini, che rischieranno di finire ‘sotto un ponte’. Inoltre, i dipendenti pubblici, in assenza di strumenti e risorse adeguate, rischieranno di essere individuati come i ‘colpevoli’ di questo dramma sociale che colpirà centinaia di famiglie nella provincia di Ravenna”.
Le richieste del Sunia al Prefetto e alle istituzioni locali
Di conseguenza, il Sunia chiede al Prefetto di Ravenna e alle istituzioni locali un incontro urgente per approntare tutte le iniziative indispensabili per disinnescare questa “miscela” esplosiva. “A livello nazionale chiederemo di integrare il Piano Casa Governativo – conclude Mazzoni -. A livello locale chiederemo l’avvio di un monitoraggio su tutta la provincia e l’adozione di azioni atte a garantire condizioni di civile vivibilità per tutti i cittadini”.














