Oltre dieci anni di abbandono, poi un’improvvisa notte di fiamme e ora di nuovo il silenzio, stavolta fatto di macerie e cenere. Dopo l’incendio divampato nella notte tra l’1 e il 2 maggio, il silenzio è tornato a regnare sull’area dell’ex discoteca Il Gufo di Brisighella (nota negli ultimi anni anche come Burrocacao), ma è un silenzio carico di cenere e amarezza. Le fiamme, divampate intorno alle 23.30 di venerdì scorso, hanno ridotto in macerie quello che per decenni è stato un simbolo del divertimento romagnolo. Tante le domande in attesa di risposta: dalle cause che hanno portato all’incendio fino al futuro di quest’area, tra bonifica dello spazio e un recupero sempre più lontano.

Le operazioni e il “muro” di fumo

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Le operazioni di spegnimento sono state estremamente complesse e si sono protratte da venerdì notte per l’intera giornata di sabato. Oltre ai Vigili del Fuoco di Faenza, è stato necessario il supporto dei reparti di Imola e Forlì per domare fiamme altissime, alimentate dai vecchi arredi ancora presenti all’interno. Il vento forte della notte ha complicato ulteriormente il quadro, spingendo una densa coltre di fumo verso l’area circostante, dove sono presenti numerosi alberi: sabato mattina, fino a Faenza, sembrava di essere immersi nella nebbia. L’intensità del rogo è stata tale da causare il crollo totale del tetto della struttura.

Il sequestro e il nodo delle cause

Il sindaco di Brisighella, Massimiliano Pederzoli, ha confermato che l’area è stata posta sotto sequestro dal giudice di sorveglianza e sarà transennata per impedire l’accesso a chiunque. “Ci chiediamo tutti cosa sia successo”, ha dichiarato il primo cittadino, sottolineando che non si esclude alcuna pista, dall’atto colposo a quello doloso. Resta il rammarico per un luogo di cui si sperava la rinascita: “Dispiace per la situazione, speravamo in un recupero nonostante i dieci anni di abbandono. Certamente adesso sarà necessario fare altri ragionamenti”. Il pronto intervento, ha evitato comunque danni maggiori.  “La macchina dei soccorsi ha funzionato benissimo”, ha aggiunto Pederzoli, lodando l’impegno incessante di Carabinieri, Protezione Civile e pompieri.

La proprietà – l’Immobiliare Santerno di Bruno Crisofori -, avvilita dall’accaduto, ha ricordato come negli anni la struttura fosse diventata bersaglio di vandali e ladri, oggetto di numerose denunce. Stando alle prime verifiche, l’immobile non era coperto da alcuna polizza assicurativa. Dopo la cessazione dell’attività, l’ex Gufo è andato incontro a un lungo periodo di abbandono, segnato da incuria, allagamenti e ripetuti tentativi di vendita attraverso aste giudiziarie rimaste senza esito. Il complesso comprendeva la discoteca, un’area commerciale con ristorante, l’appartamento del custode e parcheggi, per una superficie complessiva superiore ai 4 mila metri quadrati. Negli anni il valore dell’area si era progressivamente ridotto, simbolo di una struttura che, da luogo di ritrovo e socialità, era diventata una presenza silenziosa e degradata.

La solidarietà della Festa di Zattaglia

In mezzo alla devastazione, non è mancato un raggio di luce legato alla solidarietà locale. Gli organizzatori della Festa del Cinghiale di Zattaglia, attualmente ospitata a Brisighella, hanno voluto ringraziare concretamente chi ha lottato contro il fuoco, offrendo il pranzo di sabato a tutti i Vigili del Fuoco impegnati nelle operazioni.

Fine di un sogno durato trent’anni

Il rogo mette la parola fine a una storia iniziata nel 1987 con l’intuizione di Ugo Monti. Musicista e sognatore, Monti aveva immaginato un locale d’avanguardia di oltre 4.000 metri quadrati accanto alle Terme, capace di ospitare 2.000 persone. Dalla stagione d’oro degli anni Novanta fino alla chiusura definitiva nel 2014, Il Gufo è stato un punto di riferimento generazionale. Oggi, di quel sogno architettonico che ha cambiato nome in Hyppopotami e Burrocacao, restano solo scheletri anneriti che attendono di conoscere il proprio destino finale, per la bonifica dell’area.