Marco Bianchedi è un giovane candidato consigliere di Faenza Cresce, 27 anni, nato e cresciuto a Granarolo Faentino, medico e ed educatore.
Raccontaci un po’ chi sei.
Da tre anni lavoro come medico, un lavoro che mi ha chiesto tempo in passato in termini di formazione e che oggi mi chiede in termini di tempo di lavoro e soprattutto di carico emotivo. Questo lavoro, declinato nella medicina di famiglia (formalmente RUAP ma termine che nessuno conosce), mi ha sì limitato nello studio specialistico, dovendomi concentrare sulla persona nel suo intero, ma mi ha dato la possibilità, appunto, di poter comprendere la salute come un fatto che non dipende solo dall’assenza di malattia, quanto più dal benessere soggettivo che la persona vive. Questo dipende dal suo corpo chiaramente, ma anche dall’ambiente in cui vive (casa, città, natura) e dalla società in cui si inserisce (accogliente, aperta, inclusiva). Inoltre sono educatore, l’ho sempre fatto, mi ha sempre stuzzicato ed egoisticamente mi ha anche sempre dato molto. Fin da piccolo in Parrocchia e poi anche in Azione Cattolica, ho trovato un gusto particolare nel servire che non ho mai trovato da nessun altra parte, ecco perché continuo nel mio servizio.
Sei uno dei più giovani della lista, cosa ti ha spinto a entrare nella lista e perché?
Sono ahimè un tipo molto testardo (vorrei dire ostinato ma non sarei sincero). Mi intesto delle battaglie molto spesso anche non mie, questa cosa mi ha creato molti problemi in passato e anche al giorno d’oggi.
Tra i miei amici e negli ambienti in cui vivo ho sempre rivestito la figura che si prende la responsabilità di dialogare per portare le istanze di poche o molte persone. Onori o oneri, non mi sembrava corretto non farlo anche in ambito di politica locale. Crescendo ho un po’ smorzato questa testardaggine e l’ho utilizzata anche per più nobili fini: sbrogliare il sistema sanitario per aiutare i miei pazienti, trovare il modo di non arrendersi nel cercare una cura, puntare sempre al massimo. Ho trovato dentro Faenza cresce una squadra di persone che la pensano come me, professionali, organizzati, che mettono al centro il bene di Faenza e non logiche di partito. Già 6 anni fa prima e per le regionali di due anni fa poi avevo collaborato con la lista da esterno, affascinato dall’idea di poter cambiare qualcosa per molte persone. Abbiamo chiaro un obiettivo e questo ci dà molta forza. Credo che se si voglia fare bene le cose bisogni aver chiari gli obbiettivi. A noi interessa solo il benessere di Faenza.
Cosa spinge un giovane a entrare in politica per la sua città? E cosa significa per te “fare politica”?
È un onore anche solo aver potuto collaborare in questi mesi a discutere e scrivere il programma. Fare Politica, per me, vuol dire prendersi cura di chi non ti vota. È un concetto un po’ difficile ma è ciò che mi affascina di più della Politica. Se ci troviamo a prendere una decisione per noi o per i nostri amici tendiamo a prendere sempre quella che conviene a noi, se non limita o danneggia altre persone.
Invece, quando si fa Politica con la P maiuscola, si fa un divertentissimo esercizio di umiltà (che a me serve sempre) di mettersi in fondo, per ultimi, e guardare gli altri, guardarsi attorno anche dove non guarderesti mai. Non devi più fare i tuoi interessi ma gli interessi della collettività, e questa è una cosa che mi fa venire la pelle d’oca ogni volta che me ne rendo conto.
Cosa spinge un giovane a fare politica è il senso di responsabilità che nasce quando si vorrebbe fare qualcosa di nuovo e bello e ci si dice “posso dare una mano a farlo”.
Cosa non può assolutamente mancare nella Faenza del futuro?
Sarebbe facile fare un elenco di cose acchiappavoti ma alla fine bisogna scegliere delle priorità. Per me è il benessere dei cittadini il fine, il tramite può essere:
- salute e ambiente che sono troppo strettamente legate (parchi/mobilità sostenibile/centri di cura accessibili)
- spinta educativa tra scuola e sport (non solo per gli adolescenti, anche l’istruzione per gli adulti..)
- Efficienza nella città e nell’amministrazione per poter investire più soldi dove vogliamo costruire il futuro di Faenza (cioè punti precedenti)
Tre aggettivi per descrivere la tua lista?
Idee. Impegno. Persone. È il nostro slogan Il mio per la lista sarebbe: Comprendi, costruisci, eccelli.
Quali sono i punti salienti della vostra lista?
Il nostro programma si articola su punti chiari e strategici per i prossimi cinque anni:
Protezione del territorio: Non possiamo più vivere nell’emergenza. Serve una strategia strutturata che metta al centro la sicurezza idrogeologica, dalle colline alla pianura. Proponiamo di accelerare sulla realizzazione di casse di espansione e invasi per la laminazione delle piene, oltre a incentivare pratiche agricole che contrastino il dissesto.
Asili nido gratuiti: Questo è un punto che come lista sentiamo molto. Vogliamo sostenere la natalità e la genitorialità con un’azione concreta: rendere i nidi gratuiti per aiutare le famiglie a conciliare vita e lavoro, lo reputiamo un passaggio necessario e realizzabile. Abbiamo incontrato Isabella Conti, ex-sindaco di San Lazzaro di Savena che è riuscita a realizzarlo e sappiamo come replicarlo.
“Circonvallazione nord”: È un’infrastruttura vitale. Non è solo una strada, ma un modo per togliere il traffico pesante dal centro, ridurre l’inquinamento e migliorare i tempi di percorrenza per chi, come i residenti di Granarolo, deve entrare in città ogni mattina.
Una Città sicura e pulita: Puntiamo su una sicurezza partecipata, fatta di collaborazione tra istituzioni e cittadini. Al contempo, vogliamo una città curata, con una gestione dei rifiuti efficiente e aree verdi manutenute, perché il decoro urbano alimenta il senso di appartenenza.
Agricoltura: L’agricoltura è il fondamento della nostra identità e va difesa come presidio del territorio. Una “dieta sana” come la nostra mediterranea si erge su un’agricoltura forte e vicina.
Cultura turismo e identità: infine, rappresentano un ulteriore ambito strategico. Faenza è una città con una forte vocazione culturale, riconosciuta anche a livello internazionale. L’obiettivo è valorizzare questo patrimonio, rafforzando l’offerta culturale, sostenendo gli eventi e promuovendo un turismo sostenibile e di qualità, capace di generare ricadute positive sull’economia locale.
Anche a Granarolo molte cose sono state fatte, mio nonno aveva la passione per la storia di Granarolo e io riscrivevo a computer i suoi appunti quasi vent’anni fa: oggi invece per esempio è nato il Museo diffuso di Granarolo, fatto da volontari eccellenti, che è sicuramente un ottimo modo di aiutare la mia piccola frazione da un punto di vista culturale.
Poi ci sono gli altri punti ma ne parlo nella prossima domanda!
Cosa porterai di tuo, a livello personale, in questa esperienza?
Penso di voler portare un modo di fare (medico, pragmatico) nel voler risolvere i problemi ascoltando sintomi, vedendo segni e decidendo una terapia che sia scientificamente approvata, un po’ come nel mio lavoro.
Poi sì lo stile un po’ del servizio mi appartiene, ma penso che sia più comune, di extra direi il modo di fare di un medico.
Se c’è, qual è per te un punto della lista che senti maggiormente tuo?
In questi anni mi sono venute in mente molte cose che sognerei di fare a Faenza:
In questi anni, pensando alla nostra Faenza, mi è capitato spesso di sognare a occhi aperti. Non parlo di piccoli ritocchi per i prossimi dieci mesi, ma di una visione vera per i prossimi dieci anni. Da medico, ma soprattutto da persona che vive questa comunità, sento che ci sono dei temi che non sono solo “punti in agenda”, ma sfide che sento profondamente mie. Partiamo dai ragazzi. Mi piacerebbe che i nostri giovani non si sentissero costretti a scappare altrove per trovare un lavoro che valorizzi quello che hanno studiato. Dobbiamo creare dei ponti veri tra la scuola e le imprese del territorio, trasformando i centri di aggregazione in laboratori di talento e non in semplici stanze vuote. E poi, c’è il tema dell’educazione digitale: oggi vediamo i primi limiti all’uso degli smartphone sotto i 14 anni, e da medico vedo quanto pesino le fragilità psicologiche e quella competizione esasperata tra pari che questa società ci impone. Dobbiamo aiutarli a ritrovare modelli reali, non irraggiungibili. Proprio qui entra in gioco lo sport, che per me è il più potente strumento educativo che abbiamo. Gioco a Baskin da tre anni, dopo una vita passata tra calcio e pallamano, e vi dico che lo sport deve essere riconosciuto come un pilastro della formazione, non come un semplice hobby per il tempo libero. Dobbiamo stare vicini alle famiglie, sia economicamente che socialmente, per combattere l’abbandono sportivo che avviene tra i 12 e i 18 anni. È in quella fascia d’età che si rischia il ritiro sociale, ed è lì che dobbiamo offrire alternative sane. Il Baskin mi ha insegnato l’inclusione vera: vedere i ragazzi e le famiglie contare sulla fatica fisica e sulla competizione “sana” per creare relazioni autentiche è una lezione che vorrei trasmettere a tutta la città. Infine, c’è la salute, che non è solo “curare le malattie”. Immagino i cittadini di Faenza un po’ come i miei pazienti: spesso in difficoltà nel muoversi tra i servizi o nel trovare risposte pronte. Dobbiamo anticipare i tempi. Sappiamo che la popolazione invecchia, e allora promuoviamo l’invecchiamento attivo e il co-housing, combattendo quella solitudine che è il male silenzioso dei nostri giorni. Come dico spesso in ambulatorio, un euro speso oggi in prevenzione ne fa risparmiare due in cure domani. Che si tratti di un ragazzo che impara il rispetto in campo o di un anziano che ritrova la voglia di stare insieme in una squadra, lo sport e la socialità sono la nostra migliore medicina.
Dobbiamo rimettere il benessere al centro, perché la qualità della vita deve crescere insieme ai nostri anni. È una sfida ambiziosa, lo so, ma è l’unica che vale la pena di correre per la Faenza di domani.
Si sente spesso parlare delle nuove generazioni come distaccate dalla politica. Secondo te è realmente così? E come superare, in generale, la disaffezione delle persone testimoniata anche dal calo di affluenza quasi costante?
Secondo me c’è un disinteresse verso la politica in generale, non solo giovanile. La politica non riesce più a parlare alle persone comuni, sembra una cosa a sé stante. I politici che fanno politica per sé è l’immagine che più allontana dalla politica, e spesso, purtroppo, è l’immagine che abbiamo davanti. Inoltre viviamo in una società individualistica, è difficile insegnare che è più bello fare insieme che fare da sé e che solo insieme si possono fare grandi cose. È difficile veicolare il messaggio che sia bello prendersi cura degli altri, di chi non conosciamo, gratuitamente. Che c’è un bello da scoprire, un gusto da sentire, nel voler fare qualcosa per uno sconosciuto, un cittadino che non conosciamo e che non ci voterà. Però siamo qui anche per questo, per provare a fare questa testimonianza, poi fatto il nostro potremo commentare.
Cosa ti aspetti da questa esperienza?
Di poter incontrare persone e bisogni che non comprendevo e non conoscevo, di poter crescere come persona e come cittadino, di poter aiutare qualcuno.














