Entra nel vivo la campagna elettorale per le amministrative faentine e tra le priorità, indicata da tutti gli schieramenti politici, c’è sicuramente la sanità. A riprova della centralità che il sindaco uscente Massimo Isola intende dare a questo tema, come capolista per il Pd è stato designato Daniele Morini.Con lui, 45 anni, medico di famiglia e segretario regionale della Fimmg (Federazione Italiana Medici Medicina Generale), facciamo il punto sul futuro della sanità in città e sulle proposte per la prossima legislatura.
Intervista a Daniele Morini capolista per il Pd

“Va fatta innanzitutto una premessa, esordisce Morini. Nel momento in cui, grazie alla collaborazione tra Ausl, Comune e medici di medicina generale si sta andando verso una riorganizzazione complessiva dei servizi sanitari territoriali, incombe un decreto legge del Governo, che punta a trasformare i medici di famiglia da liberi professionisti a dipendenti statali. Si tratta di una decisione di una gravità inaudita, imposta dall’alto, senza alcun confronto preventivo e che rischia di minare il rapporto fiduciario medico-paziente e compromettere la presenza capillare dei medici di base, sul territorio. Per questo, la Fimmg ha indetto lo stato di agitazione e ci saranno azioni di protesta forti, senza tuttavia arrecare disagi ai cittadini. Fortunatamente, però questa riforma non mette a rischio la progettualità faentina.”
Ecco, il progetto più ambizioso a Faenza è la nuova Casa della Comunità? Quando sarà pronta e come sarà resa realmente operativa?
La Casa della Comunità, in zona ex Fiera, è sicuramente il perno della riorganizzazione della medicina territoriale e punta ad aggregare in un’unica sede servizi non strettamente ospedalieri che, in questo momento, sono dislocati in tutta la città. Entro giugno 2026 sarà operativo il primo piano della prima palazzina che, con tutta probabilità, ospiterà il nuovo Cau, due medici di famiglia ed infermieri. Entro giugno 2027 poi verrà completata la prima struttura, con un secondo piano che ospiterà dieci medici di medicina generale, che seguiranno i propri pazienti ma saranno anche parte integrante fondamentale per il funzionamento di questo nuovo polo sanitario, offrendo un servizio omogeneo ed efficiente. Senza i medici all’interno, il rischio infatti è che queste strutture risultino delle cattedrali nel deserto. Successivamente, sarà completata la seconda palazzina, per un totale di 1.600 metri quadrati, che ospiterà altri servizi come i consultori, l’ostetricia territoriale e parte dei servizi sociali. E’ necessario procedere a stralci perché il finanziamento Pnrr, che tra l’altro copre solo le strutture e non il personale indispensabile per una piena operatività, è stato ridotto da 1,4 mln di euro a 900mila euro e il progetto potrà essere completato solo grazie allo sforzo della Regione Emilia Romagna che, in piena collaborazione con Massimo Isola, ha già stanziato 4 milioni di euro.
Con questo nuovo polo sanitario, quale sarà il futuro per la Casa della Salute alla Filanda?
La Casa della Salute offre diversi servizi utili alla popolazione ma ha il difetto di non avere medici di famiglia al proprio interno. Attualmente, l’obiettivo è mantenere attivi in quella sede servizi come il Punto Prelievi, che sta funzionando molto bene e valutare, con l’apertura della nuova Casa della Comunità, quali servizi potrebbero invece trasferirsi in zona Fiera. C’è piena collaborazione e flessibilità da parte di Ausl, Amministrazione comunale e medici di base perché i progetti vanno testati, nel concreto, sul territorio.
Il Cau dunque verrà mantenuto. Come migliorare ulteriormente questo servizio?
Il Cau avrà sede, con ogni probabilità, nella nuova Casa della Comunità ed evolverà, diventando un ambulatorio di medicina generale. Questo è fondamentale perché il Cau a Faenza funziona bene però è una sorta di “pronto soccorso bonsai” mentre è necessario che diventi un servizio più strutturato ed integrato con il territorio. In questo momento, è troppo scollegato dai medici di medicina generale e questo ha delle conseguenze. Un utente che si reca al Cau, per l’operatore che lo prende in carico è uno sconosciuto e questo comporta diagnosi più difficoltose e anche più costose per tutta la collettività. Servono dialogo e condivisione di dati, grazie anche alle tecnologie digitali, tra questo servizio e i medici e questo sarà possibile all’interno della Casa della Comunità.
Casa della Salute e della Comunità sono distanti dal centro e difficilmente raggiungibili da anziani e pazienti fragili. E’ allo studio un potenziamento del servizio di trasporto pubblico?
Assolutamente sì, perché la salute non si costruisce solo negli ambulatori ma anche con politiche sociali ed urbanistiche. Faenza ha già un trasporto pubblico efficiente e gratuito ma potenzieremo maggiormente i collegamenti tra il centro storico e la zona dell’ex polo fieristico. Inoltre, il progetto di riqualificazione complessivo che interessa quest’area prevede nuovi percorsi ciclo-pedonali e parcheggi aggiuntivi.
Come ridurre ulteriormente la pressione sul pronto soccorso e renderlo maggiormente efficiente per pazienti ed operatori?
L’unica strada per ridurre gli accessi in pronto soccorso è intercettare i bisogni di salute sul territorio. Salvo i casi di emergenza, se un paziente trova le risposte in modo facile e veloce, non è costretto a rivolgersi al pronto soccorso. Per questo i medici di famiglia devono creare modalità di accesso rapide e dedicate, per casi urgenti e non differibili. Ad esempio, se un paziente arriva nel mio ambulatorio dopo una caduta, lo indirizzo alla radiologia dell’Ospedale, senza passare dal pronto soccorso. Poi, in caso di frattura se ne occuperà la Sala Gessi, diversamente tornerà da me per una terapia opportuna.
L’ospedale cittadino resta un presidio fondamentale? Come si intende potenziarlo?
E’ finalmente terminata la fase in cui si cercava di ridurre i servizi ospedalieri, per risparmiare risorse. Ora siamo entrati in una fase di riorganizzazione e potenziamento dei servizi ospedalieri. Un primo segnale è sicuramente l’aumento del 30% dei posti letto, all’interno del reparto di geriatria. Si valuta inoltre di potenziare le attività chirurgiche programmabili e valorizzare le specialità già presenti. E’ allo studio poi la possibilità di aprire strutture simili all’Ospedale di Comunità (Osco) di Brisighella, anche in altre sedi.
L’ospedale soffre di una carenza a livello di parcheggi. Come è possibile aumentare il numero di posti auto?
Il problema dei parcheggi riguarda, in realtà, tutta la città soprattutto dopo l’alluvione che ha reso drammaticamente chiaro come non sia possibile realizzare strutture sotterranee. Il parcheggio dell’ospedale ha già visto un progetto di riqualificazione che ha risolto, almeno in parte, i disagi. Ora l’idea è riuscire ad aumentare i parcheggi nelle zone limitrofe al centro storico, per decongestionare l’area più centrale della città.
Sanità domiciliare, come implementarla anche nel faentino?
Sempre nell’ottica di ridurre gli accessi al pronto soccorso, dando risposte adeguate e tempestive, è necessario investire in questo ambito, creando una rete domiciliare efficiente e capillare, con figure dedicate che effettuino le visite a casa, in coordinamento con i medici di famiglia. Anche questo è un tassello del progetto complessivo di riorganizzazione territoriale che vogliamo mettere a terra. Per questo, la mia proposta è l’apertura di un tavolo permanente sulla sanità, che possa favorire un dialogo continuo tra ospedale, istituzioni, medici e associazionismo, nell’ottica di dare risposte sempre più efficaci, con costi inferiori.
Samuele Bondi














