Per le liste che sostengono la candidatura a sindaco di Claudio Miccoli, la sanità rientra sicuramente tra gli ambiti prioritari. Per approfondire le proposte, presenti all’interno del programma, abbiamo incontrato Bruno Fantinelli, pensionato, della lista “Miccoli Sindaco” che, sostenuta dalla Lega, dalla Democrazia Cristiana (D.C.) e da Forza Italia.

Intervista a Bruno Fantinelli della lista “Miccoli Sindaco”

fantinelli

Fantinelli, il progetto più rilevante sul territorio faentino riguarda la Casa della comunità. Che ruolo deve svolgere secondo lei? Una volta completata, come renderla pienamente operativa, tenuto conto delle difficoltà dei medici di base, già sovraccaricati di pazienti e lavoro?

La Casa della Comunità deve diventare un vero punto di riferimento per la sanità territoriale faentina, soprattutto per anziani, pazienti cronici, persone fragili e famiglie. La sua gestione non è in capo al sindaco, ma questo non significa che il Comune debba restare spettatore. Il sindaco deve esercitare un ruolo politico forte: sollecitare, vigilare, portare le esigenze del territorio nei tavoli istituzionali e pretendere che la struttura abbia personale, servizi, orari e funzioni adeguate. Non ho dubbi che Miccoli saprà esercitare questo ruolo: la sua esperienza amministrativa gli permetterà di essere operativo fin dal primo giorno. La Casa della Comunità dovrà essere collegata ai medici di base, agli infermieri di comunità, ai servizi sociali, all’assistenza domiciliare e alla presa in carico delle fragilità. Non deve essere una “scatola vuota”, ma parte di una rete capace di aiutare le persone a restare il più possibile nella propria casa, riducendo solitudine, non autosufficienza e accessi impropri al Pronto Soccorso. Sarà inoltre necessaria una campagna di comunicazione chiara e capillare, rivolta soprattutto ad anziani, caregiver e famiglie, per spiegare bene a cosa serve ogni servizio e quando utilizzarlo. Il Comune dovrà lavorare su ciò che gli compete: servizi sociali, trasporti, accessibilità, informazione, reti di vicinato, Tavolo Anziani e ascolto reale dei bisogni del territorio. Per noi sarà fondamentale coinvolgere il Terzo settore e chi rappresenterà quartieri e frazioni, perché vogliamo costruire una rete che non lasci indietro nessuno.

Casa della salute alla Filanda. Che ruolo dovrà avere e come dovrà essere interconnessa alla nuova casa della comunità?

Sarà fondamentale rendere chiaro alla cittadinanza il ruolo di ogni struttura. Casa della Salute alla Filanda, Casa della Comunità, CAU, medico di base e Pronto Soccorso devono avere funzioni comprensibili e percorsi ben definiti. Non avere tutti i servizi concentrati in un’unica sede può essere utile per decongestionare gli accessi e distribuire meglio le risposte sul territorio. Allo stesso tempo, però, può generare confusione se il cittadino non sa con precisione dove andare e per quale necessità. Per questo sarà necessario costruire un’interconnessione reale tra la Casa della Salute alla Filanda e la nuova Casa della Comunità. Proporremo anche strumenti pratici, come una piantina informativa con localizzazione, funzioni e modalità di accesso alle diverse strutture sanitarie e sociosanitarie del territorio. Il cittadino non deve essere lasciato solo a orientarsi tra sigle e sedi diverse: deve sapere subito a chi rivolgersi, quando e perché.

Dal punto di vista logistico, sono strutture lontane dal centro e difficilmente raggiungibili da anziani e pazienti fragili, che sono poi i principali utenti. È in programma un potenziamento del trasporto pubblico?

Sì, senza ombra di dubbio, e nel più breve tempo possibile. Il tema dell’accessibilità è fondamentale, soprattutto quando si parla di anziani, pazienti fragili e persone che non possono contare sempre su un mezzo privato o su familiari disponibili ad accompagnarle. Siamo molto attenti al tema della mobilità e dei collegamenti con i servizi. Ricordo, ad esempio, la raccolta firme promossa da Roberta Conti per il ripristino del Green-Go Bus alla Filanda, proprio perché il problema era già evidente. Andranno certamente valutati potenziamenti del trasporto pubblico, nuove fermate dove necessario e soluzioni dedicate per le fasce più fragili della popolazione. Prima di assumere decisioni definitive, però, riteniamo necessario aprire un tavolo di lavoro con tutti gli attori coinvolti. Non vogliamo calare scelte dall’alto, ma costruire soluzioni concrete partendo dai bisogni reali dei cittadini.

Cau, realtà da confermare? Come migliorare ulteriormente il servizio?

Sì, il CAU di Faenza è una realtà da confermare, perché sta rispondendo a un bisogno reale e può contribuire ad alleggerire il Pronto Soccorso, soprattutto per le urgenze a bassa complessità. Il punto da migliorare è l’organizzazione del percorso. Come Miccoli ha già esposto al dibattito che si è tenuto al Rione Verde, e anche in altre occasioni, separare logisticamente il CAU dal Pronto Soccorso può creare difficoltà ai cittadini. Abbiamo visto che questa visione è stata condivisa successivamente anche da altri candidati. Oggi può capitare che una persona si rechi al Pronto Soccorso e venga poi indirizzata al CAU, oppure che vada al CAU e debba poi essere mandata al Pronto Soccorso. In un momento di difficoltà, questo significa perdere tempo, spostarsi da una sede all’altra e creare ulteriore disagio. Per noi la soluzione migliore sarebbe arrivare a un sistema più integrato, con un’unica accettazione o un unico triage capace di indirizzare subito il paziente verso il percorso corretto. Il CAU funziona se è inserito dentro una rete comprensibile, non se diventa l’ennesima sigla che il cittadino deve interpretare da solo.

Pronto soccorso, come ridurre ulteriormente la pressione e renderlo maggiormente efficiente, per pazienti ed operatori?

La pressione sul Pronto Soccorso si riduce solo se funziona meglio tutta la rete attorno: medicina territoriale, CAU, medici di base, assistenza domiciliare, servizi sociali e presa in carico dei pazienti. Per questo riteniamo fondamentali tre interventi. Primo: rendere più chiaro e integrato il rapporto tra CAU e Pronto Soccorso, possibilmente con un’unica accettazione o un sistema di triage capace di indirizzare subito il paziente verso il percorso corretto. Secondo: rafforzare la medicina territoriale e l’assistenza domiciliare anche grazie al supporto reciproco con il terzo settore. Terzo: migliorare l’organizzazione pratica dell’accesso all’ospedale, compresi parcheggi, segnaletica e percorsi esterni. Abbiamo raccolto diverse foto che evidenziano una segnaletica orizzontale quasi totalmente sbiadita, talvolta mancante, e strade dissestate difficili da percorrere per una persona in carrozzina o con problemi motori. Anche la difficoltà nel trovare parcheggio può creare ritardi agli appuntamenti ambulatoriali e disagio per chi deve usufruire del servizio. Non va sottovalutato nemmeno il tema della sicurezza. Abbiamo letto più volte sui giornali episodi critici avvenuti in ambito sanitario, compreso il caso recente di una persona che si è scagliata contro operatori e macchinari. Gli operatori sanitari lavorano già in condizioni complesse: la politica deve metterli nelle condizioni di lavorare meglio, con una rete territoriale più forte e un contesto più sicuro e organizzato.

L’Ospedale di Faenza resta un presidio fondamentale? Come si intende potenziarlo? (Aumento posti letto/nuovi servizi…)

Sì, l’Ospedale di Faenza resta un presidio fondamentale per tutto il territorio. Non può essere considerato una struttura secondaria, né essere progressivamente svuotato di funzioni e servizi. Faenza serve un bacino ampio, fatto non solo dalla città ma anche da frazioni, comuni limitrofi e area montana. Per questo l’ospedale deve essere difeso e potenziato, non indebolito. Le priorità sono il mantenimento dei servizi esistenti, il rafforzamento della specialistica ambulatoriale e del servizio durante le fasce notturne, una maggiore disponibilità di posti letto dove necessario e una migliore gestione delle lungodegenze e delle dimissioni protette. Inoltre esiste un problema di personale denunciato anche dai sindacati: va rafforzata la presenza degli OSS. C’è poi un tema molto concreto: quando non si trova posto a Faenza, spesso i pazienti vengono indirizzati verso Ravenna, ma per molti cittadini faentini il riferimento più vicino e più logico sarebbe Forlì. Anche questo aspetto va affrontato nei tavoli competenti, perché le scelte sanitarie devono tenere conto della vita reale delle persone e delle famiglie.

Che proposte avanzate per aumentare il numero di parcheggi a servizio dell’ospedale?

La prima cosa da fare sarà una verifica seria degli spazi disponibili attorno all’ospedale, per capire dove sia possibile ricavare nuovi posti auto, riorganizzare quelli esistenti e migliorare la rotazione. Servono soluzioni rapide e concrete:  segnaletica più chiara, maggiore attenzione agli stalli per disabili e pazienti fragili, e una valutazione delle aree limitrofe utilizzabili a servizio dell’ospedale con la progettazione di un parcheggio multipiano. Anche in questo caso il tema va collegato al trasporto pubblico: più collegamenti verso l’ospedale significano anche meno pressione sui parcheggi. Per iniziare, queste sono certamente le risposte più rapide che si possono dare ai cittadini.

Sanità domiciliare, come implementarla anche nel faentino?

La sanità domiciliare deve diventare una priorità, soprattutto in un territorio dove la popolazione anziana è in crescita e molte famiglie si trovano a gestire situazioni di fragilità, cronicità o non autosufficienza. Serve una rete più forte tra medici di base, infermieri di comunità, assistenza domiciliare integrata, servizi sociali, caregiver, volontariato e Terzo settore. La persona fragile non deve essere lasciata sola, e nemmeno la sua famiglia. Mancano posti letto nelle case per anziani. Un’attenzione particolare va data ai caregiver familiari, perché non tutte le famiglie hanno le stesse possibilità. Già per una famiglia numerosa può essere difficile dividersi compiti, accompagnamenti, assistenza quotidiana e responsabilità. Un figlio unico, ancora di più, può trovarsi completamente solo a gestire uno o addirittura due genitori non più autosufficienti, con un carico enorme dal punto di vista pratico, emotivo ed economico. Per questo i caregiver devono essere ascoltati, informati, formati e sostenuti concretamente. Sempre più ci sono persone che devono gestire simultaneamente figli e genitori anziani. la stessa cosa vale per gli assistenti famigliari che vivono in famiglia, dobbiamo sostenere la loro formazione. Servono punti di riferimento chiari, percorsi semplici, maggiore coordinamento tra servizi sociali e sanitari, trasporti sociali e sociosanitari, sostegno nelle pratiche e momenti di sollievo per chi assiste quotidianamente un familiare fragile. Il Comune può avere un ruolo fondamentale nel coordinamento della parte sociale. Per noi sarà importante istituire un Tavolo Anziani e persone sole e fragili, costruire un osservatorio sui bisogni del territorio, coinvolgendo famiglie, associazioni, caregiver e operatori, per programmare interventi concreti e non generici. L’obiettivo è chiaro: permettere alle persone fragili di restare il più possibile nella propria casa, con servizi adeguati, continuità assistenziale e una rete territoriale che non lasci soli loro e le loro famiglie. Vogliamo non solo chiamarci comunità, ma esserlo.

s.b.