Anche quest’anno Caritas Faenza ha preso parte al convegno nazionale delle Caritas diocesane a Sacrofano (Roma) che si è svolto dal 16 al 19 Aprile. Il cuore che ha mosso gli incontri di quest’anno è stato il tema dell’Advocacy che per noi significa ascoltare con voce competente i poveri: i loro bisogni, le loro aspettative e i loro sogni. Significa anche essere ponte con le istituzioni perché i poveri non sempre possono parlare ed è nostro compito fare sì che tutte le persone all’ interno della comunità possano essere poste allo stesso livello.

Il titolo “Evangelizzazione e promozione umana” richiama al convegno della CEI del 1976 per evidenziare come ancora oggi, la valorizzazione della singola persona e l’Evangelizzazione siano imprescindibili l’una dall’altra in quanto la prima da senso e la seconda da concretezza.

Nel corso delle tre giornate siamo entrati in contatto con persone provenienti da Background culturali e professionali diversi. La prima testimonianza che abbiamo incontrato è quella di Marco Girardo direttore dell’ “Avvenire” che ci ha ricordato come l’Amore sia politica perché interviene per creare una società giusta. Aggiunge che promuovere l’umano non può non partire dal vivere il Vangelo che tocca sempre la carne viva dell’ uomo.

Il successivo intervento della Politologa Chiara Tintori ci ha invece accompagnato in un viaggio alla scoperta della Solidarietà vista in un’ottica non di sola indignazione verso le ingiustizie ma di una ferrea determinazione a sostenere l’Altro.

Per comprendere il ruolo della comunità nel fare advocacy sono intervenuti l’economista Elsa Fornero, il giornalista Luca Misculin, la giurista Marta Cartabia, il professor. Universitario Gabriele Sepio. La giurista Cartabia ci ha fatto notare che benché la parola comunità non sia scritta nella costituzione italiana sia né nelle sue fibre in quanto non nega l’individualità del cittadino ma tiene conto delle connessioni sociali, un esempio concreto è l’art. 2 della Costituzione.

Il giorno seguente si è riflettuto sul tema allargando i nostri orizzonti tramite le preziose testimonianze provenienti dal sud SudanSiriaMyanmar e Perù che hanno portato alla nostra attenzione racconti e vissuti delle 25 guerre dimenticate che tutt’ora piegano questi paesi e molti altri.

Il convegno infine si è concluso con un confronto intergenerazionale fra i giovani delle Caritas e il professore Romano Prodi il quale ha sottolineato con forza la viva necessità dell’uomo di vivere in una comunità aperta e solidale.

Affianco a queste figure di rilievo nella politica e nell’economia nazionale hanno avuto risonanza invece le voci di due operatori Caritas. Giuseppe dopo anni vissuti nell’illegalità e senza dimora ora ha avuto la sua possibilità di riscattarsi impegnandosi come operatore all’interno di un dormitorio Caritas. Ahmet, dopo il suo percorso universitario in Italia, si è scontrato con la solitudine e le difficoltà a trovare un lavoro che gli permettesse di rinnovare il suo permesso di soggiorno; Ad oggi è il Responsabile dello sportello per stranieri Caritas.

Le storie di vita che ci hanno portato in questi giorni ci hanno fatto riflettere sul servizio prezioso che Caritas sta svolgendo all’interno delle nostre comunità e del messaggio di speranza come possibilità di cambiamento per noi e per tutti coloro che incontriamo in quanto Caritas non è solamente una distribuzione alimenti ma il lavoro di centinaia di persone che collaborano per una comunità migliore.

Don Emanuele, Chiara, Gabriella e Jacopo