Conferenza stampa questa mattina, in Procura, a Forlì. Altissima l’attenzione su fatti che lasciano allibiti
La morte di Deanna Mambelli del 25 novembre
Affollatissima conferenza stampa questa mattina a Forlì. Il procuratore della Repubblica, Enrico Cieri, con a fianco i vertici dell’Arma dei Carabinieri, ha spiegato ai giornalisti le cause del motivo dell’arresto del meldolese Luca Spada, in seguito alle indagini circa la morte della signora Deanna Mambelli avvenuta il 25 novembre scorso durante un trasporto secondario, vale a dire da una struttura sanitaria all’altra. La custodia cautelare è prevista nei casi di omicidio.
Le indagini erano in corso dal 24 ottobre
Le indagini, ha detto il procuratore Cieri, erano in corso dal 24 ottobre. Vennero avviate a seguito di informazioni confidenziali raccolte dai Carabinieri di Forlì. Veniva indicata un’abnorme mortalità nei trasporti secondari curati dall’indagato, mentre lui era solo con i trasportati. Sarebbe stato appurato che veniva fatta passare aria in un catetere collegato. L’autopsia ha confermato questa somministrazione abnorme dall’esterno. “Noi crediamo – ha aggiunto il procuratore – che ci sia premeditazione in base all’intercettazione del 17 novembre: “Dobbiamo farlo assieme, così secchiamo qualcuno…”. E la settimana dopo, purtroppo, è successo.
L’ambulanza era sorvegliata, ma una telecamera non ha funzionato
Il procuratore ha anche svelato che, per le indagini in corso, “l’ambulanza era sorvegliata. Si voleva anche prevenire ciò che poi è successo. Potevamo intervenire con la voce, ma la telecamera non ha funzionato. Era in corso un pedinamento dell’ambulanza”. Dopo il malore della signora, i Carabinieri sono rimasti in attesa dell’intervento sanitario, “per dare priorità alla salute della persona offesa”.
Altri cinque casi al vaglio degli inquirenti
Sugli altri cinque casi, ha chiarito il procuratore, non si può effettuare l’autopsia, perché la traccia dell’aria eventualmente immessa in corso sparisce nel giro di breve tempo. Nel caso della signora Mambelli è stata eseguita subito.
Tutte le persone decedute avevano un accesso venoso libero e Luca Spada (operatore assunto a tempo indeterminato dalla Croce Rossa, sospeso dopo la morte della signora Mambelli) aveva siringhe con un connettore tale da permettere l’immissione di aria per arrivare alla morte in poco più di un minuto.
Non ci sono altri indagati
In conferenza stampa è stato confermato che Spada collaborasse con Agenzie di Pompe funebri, ma queste non avrebbero preso in carico i deceduti. Gli inquirenti cercano un movente nelle azioni del presunto assassino, continuando a scandagliare il lato economico ma senza escludere altri versanti.
La Procura ha escluso che ci siano altri indagati, tanto tra le Pompe funebri quanto tra le persone con cui Spada parlava, intercettato, al telefono o con cui si era scambiato messaggi (acquisiti a posteriori): “Si tratta di frasi intercettate molto sconvenienti – ha spiegato il procuratore Cieri -. Fanno parte del contesto ma non sono rilevanti ai fini dell’accertamento“.
L’indagine è ancora aperta
L’indagine, ad ogni modo, è ben lungi dall’essere conclusa: “Siamo di fronte a un unicum – ha aggiunto il colonello Di Pilato – cerchiamo di capire se, andando indietro nel tempo, ci siano altri casi simili in presenza di quest’uomo”.
Per questo i Carabinieri dei Nas di Bologna (Nuclei antisofisticazione e sanità), rappresentati in conferenza stampa dal tenente colonnello Fabrizio Picciolo, dopo aver acquisito cartelle cliniche e incrociato dati, stanno verificando ora le patologie di cui soffrivano le persone decedute trasportate in precedenza.














