Prosegue la collaborazione tra la Bottega Bertaccini e il Centro Sociale Laderchi di Faenza, in corso Garibaldi 2, in attesa della riapertura della storica libreria cittadina. Un percorso condiviso che continua a offrire occasioni di incontro e riflessione culturale.

Una storia tra Africa e Italia
Il prossimo appuntamento è fissato per sabato 18 aprile, alle 17.30, presso il Centro Sociale Laderchi (piano terra), e sarà dedicato alla presentazione del libro “La mia infanzia d’Africa – Fra riti e spiriti, il richiamo degli antenati”, pubblicato da Tempo al Libro.
All’incontro interverranno Samuele Marchi, direttore del settimanale Il Piccolo, e Kombola Ramadhani, ricercatrice universitaria.
Omar Giama, nato nel 1957 a Bulo Yak, in Somalia, appartiene alla tribù dei Wazigua della Tanzania. All’età di nove anni viene adottato dal professor Giuseppe Bertoni, grecista e latinista, già provveditore agli studi, membro del Comitato Nazionale di Liberazione e preside del Liceo Torricelli di Faenza, e dalla professoressa Annamaria Trotti, già preside dell’Istituto Magistrale Santa Chiara e cofondatrice dell’Università per Adulti della città.
Dopo il diploma al Liceo Classico, consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna nel 1983. Nel corso della sua carriera ha ricoperto il ruolo di dirigente medico presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Faenza e, nel 2001, è stato eletto consigliere della Provincia di Ravenna.
Un libro tra memoria e identità
Dietro il camice di medico, tuttavia, continuano a vivere le radici profonde della sua infanzia africana: la nonna veggente, il padre guaritore e stregone, i riti tribali, le cicatrici rituali, il morso di un serpente, i canti sotto il cielo della savana.
Il libro non si limita a essere un’autobiografia, ma si configura come il racconto di un’identità capace di farsi ponte tra mondi diversi. Il volume è dunque la prova vivente che non esistono mondi inconciliabili. Basta che ci sia qualcuno che li sappia raccontare.














