Un quadro complesso e segnato da numerose criticità emerge dall’indagine promossa da Sunia e Spi Cgil tra gli inquilini delle case popolari della provincia di Ravenna. L’obiettivo era raccogliere dati concreti sulle condizioni di vita negli alloggi di edilizia residenziale pubblica, alla luce delle numerose segnalazioni ricevute negli ultimi anni.
Questionari rivolti a persone che hanno fatto l’Isee casa alla Cgil
Nel corso del 2023, Sunia e Spi Cgil hanno registrato un aumento significativo delle segnalazioni da parte degli inquilini degli alloggi pubblici del territorio. Le criticità riguardavano soprattutto l’inadeguatezza delle abitazioni, i ritardi negli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e situazioni di fragilità sociale.
Per questo motivo è stato inviato un questionario ai cittadini che si erano rivolti alla Cgil per il calcolo dell’Isee, documento che deve essere presentato ogni anno ad Acer.
Il questionario, composto da diverse domande, è stato utilizzato per raccogliere dati utili a comprendere le condizioni di vita nelle abitazioni pubbliche. L’elaborazione delle risposte ha richiesto più tempo del previsto anche a causa delle difficoltà abitative emerse in provincia di Ravenna dopo le due alluvioni che hanno colpito il territorio, devastando centinaia di abitazioni, sia pubbliche sia private.
Chi ha risposto al questionario
Su 1.020 questionari inviati a cittadini che avevano richiesto il calcolo dell’Isee legato alla casa, sono arrivate 469 risposte.
Tra coloro che hanno partecipato all’indagine, il 90,9% ha cittadinanza comunitaria e il 9,1% extracomunitaria. Il 67,5% vive in alloggi Acer da oltre 11 anni.
Dal punto di vista della composizione familiare emerge che il 56,2% dei nuclei è formato da una sola persona, il 18,5% da coppie e il 25,3% da famiglie con figli. In 132 nuclei familiari è presente almeno una persona con invalidità.
Le condizioni degli alloggi
I dati raccolti evidenziano diverse problematiche legate all’abitabilità degli appartamenti.
Al momento dell’indagine, 222 appartamenti condominiali erano privi di ascensore; in tre casi l’ascensore risultava rotto e in due era troppo stretto per consentire l’accesso a una carrozzina per invalidi. In 163 appartamenti era presente la vasca da bagno: tra questi, 41 erano occupati da persone tra 50 e 70 anni e 60 nuclei familiari avevano componenti con più di 70 anni.
In 249 appartamenti non era possibile raggiungere il bagno con la carrozzina e il 34% degli alloggi aveva infissi privi di doppio vetro.
Il 64,6% degli inquilini dichiara di aver realizzato autonomamente migliorie nell’appartamento. Il 15,2% giudica pessima la vita condominiale e il 21,8% segnala problemi di convivenza.
Il 53,2% degli intervistati dichiara la presenza di barriere architettoniche per accedere alla propria abitazione, mentre il 35,9% afferma che la cantinetta è difficilmente raggiungibile per chi ha difficoltà motorie.
Un altro dato significativo riguarda le condizioni degli ambienti domestici: il 54,2% vive in appartamenti con muffe o infiltrazioni d’acqua. Inoltre il 40,7% degli intervistati dichiara di voler cambiare alloggio.
Tra i 105 condomini seguiti dai servizi sociali, soltanto 11 dichiarano di rivolgersi effettivamente a tali servizi in caso di bisogno.
Manutenzioni e tempi di intervento
Un altro tema rilevante riguarda la manutenzione degli immobili.
Ben 347 inquilini segnalano problemi di manutenzione. Tra i 67 che hanno indicato un tempo di intervento dopo la segnalazione, la risposta prevalente supera un mese, mentre 176 persone dichiarano di non aver mai ricevuto interventi dopo la segnalazione.
Secondo Sunia e Spi Cgil, la fotografia che emerge descrive una popolazione spesso fragile, composta da persone sole e anziane, che vive in alloggi talvolta non adeguati a garantire una vita dignitosa, soprattutto in presenza di invalidità.
Gli intervistati evidenziano inoltre una limitata fiducia nel rapporto con i servizi sociali e nelle possibilità di Acer di intervenire tempestivamente con manutenzioni ordinarie e straordinarie.
Le difficoltà di Acer e dei servizi sociali
Nel confronto con la categoria che rappresenta i lavoratori impegnati nei diversi servizi – da Acer ai servizi sociali – emerge che anche i dipendenti affrontano una forte pressione dovuta alla mancanza di risorse e mezzi adeguati.
Questa situazione genera frustrazione tra gli operatori, spesso impossibilitati a fornire risposte adeguate alla quantità di problemi segnalati dagli inquilini.
Negli ultimi mesi Acer ha assunto nuovi tecnici, ma resta critica la situazione degli assistenti sociali, il cui numero è considerato insufficiente rispetto al carico di lavoro e al crescente bisogno sociale, legato anche all’aumento degli sfratti.
Uno squilibrio nella gestione delle graduatorie
Un ulteriore elemento segnalato riguarda la gestione delle graduatorie degli alloggi pubblici.
Secondo Sunia e Spi Cgil, Acer Ravenna è l’unica struttura in Emilia-Romagna che gestisce interamente le graduatorie di tutti i 18 Comuni della provincia senza ricevere uno specifico compenso per questo servizio, che viene quindi finanziato esclusivamente attraverso le entrate dei canoni.
Le organizzazioni sindacali indicano inoltre la necessità di riorganizzare il servizio, anche attraverso economie di scala negli acquisti di materiali e strumentazioni e prevedendo budget specifici per tipologie di intervento da affidare ai tecnici incaricati delle manutenzioni.
Le politiche nazionali e il tema degli sfratti
Nel documento viene inoltre evidenziato come le condizioni di vita degli inquilini siano peggiorate anche a causa dell’assenza di politiche nazionali ritenute adeguate.
Tra gli esempi citati vi è la cancellazione del bonus affitto, che permetteva alle famiglie con Isee inferiore a 8.000 euro di ricevere un contributo annuale tra 800 e 1.500 euro, spesso utilizzato per pagare bollette e affitti.
Secondo le organizzazioni sindacali, la conseguenza è stata un aumento degli sfratti per morosità nel mercato privato, con ricadute sui servizi sociali e un incremento delle domande per accedere agli alloggi popolari.
Viene inoltre segnalata la riduzione delle detrazioni fiscali per gli interventi finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche.
La richiesta di un confronto territoriale
Di fronte a questo quadro, Sunia e Spi Cgil ritengono necessario avviare un tavolo di confronto istituzionale che coinvolga tutti i livelli amministrativi per affrontare le criticità emerse.
Tra le proposte vi è la creazione di un sistema di monitoraggio e rendicontazione degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria nelle case popolari, oltre al monitoraggio del Piano regionale Bei, linea 1 e 2, riaperto dalla Regione Emilia-Romagna per i Comuni che non vi abbiano ancora aderito.
In attesa di politiche nazionali più strutturate, le organizzazioni sindacali sottolineano che solo un’azione condivisa del territorio – istituzioni, associazioni di rappresentanza, istituti di credito, assicurazioni, cooperative e imprese – potrà contribuire a dare una risposta concreta all’emergenza abitativa.














