Nella legislazione, negli atti privati e pubblici, fin nel nostro pensare e agire quotidiano cosa resta oggi di quella “cultura” che produsse un Codice, quello di Camaldoli (1943-1945), che ispirò alcuni articoli della Prima Parte della nostra Costituzione?
Hanno provato a rispondere nel corso di una lezione alla Libera Università per Adulti il prof. di storia contemporanea e antropologa culturale Gilberto Zappitello e il notaio Paolo Castellari autore del libro II Codice di Camaldoli. Un rinnovato impegno dei cattolici.

Riflessioni dall’incontro alla Libera Università per adulti con il prof. Gilberto Zappittello e il notaio Paolo Castellari

I temi affrontati nel Codice sono quelli fondanti per qualsiasi comunità: lo Stato, la famiglia, l’educazione, il lavoro.
Sono cambiate le risposte, perché non è tanto questione di divorzio tra cultura e politica, ma di cambiamento, per certi versi radicale, della cultura stessa. Dove la parola cultura ha assunto il significato più vasto di mentalità, tesa a considerare tutti gli aspetti della vita umana, inclusi la psicologia, la sociologia, l’economia, la cultura, la politica, l’ambiente, le tendenze e i cambiamenti anche su periodi di tempo molto estesi. La società occidentale del dopoguerra si è mossa in altra direzione rispetto a quella tracciata dai cattolici che si diedero appuntamento a Camaldoli. Cattolici che si erano formati nel seno di una cultura cattolica coesa e orientata ad agire, a incidere nel tessuto sociale, come è ben evidente nel termine stesso di “Azione” Cattolica, fondata nel 1868.

Eutanasia e aborto: quali valori oggi?


Nel Codice la parola «persona» è considerata nella sua realtà concreta, depositaria di diritti inviolabili preesistenti allo Stato. Ma proviamo a considerare oggi la parola «persona» nei due momenti estremi dell’esistenza: la nascita e la morte.
L’aborto in Francia è diventato un diritto costituzionale. La scienza ha da tempo dimostrato che il feto è persona. L’eutanasia: continua a crescere il numero di chi vi ricorre, non solo in caso di patologie irreversibili. Nel Codice la famiglia è una istituzione naturale anteriore a ogni società, dove il padre è il capo naturale della famiglia e la madre è associata a questa autorità.
Oggi di che famiglia parliamo? Ma c’è un episodio più significativo di altri. A Milano non trova pace la statua che rappresenta la maternità, intitolata Dal latte materno veniamo. Questa la motivazione della commissione incaricata di valutare la posa di opere d’arte in spazi pubblici: «La scultura rappresenta valori rispettabili, ma non universalmente condivisibili da tutte le cittadine e i cittadini, ragion per cui non viene dato parere favorevole all’inserimento in uno spazio condiviso». Il suggerimento è stato quello di esporre l’opera in un luogo privato. Non sappiamo come andrà a finire la questione, ma il rovesciamento di valori non ha bisogno di commenti. Qual è allora la cultura che sta dietro gli orientamenti giuridici, i comportamenti del nostro tempo?
La disamina puntuale condotta sul crinale della storia e sul confronto serrato col nostro tempo ha portato il professor Zappitello a prendere in esame altre idee su cui si è mossa e si muove la storia occidentale, ad esempio considerando le conseguenze dell’idea più nota del filosofo Rousseau: l’uomo è buono per natura, è la società a corromperlo, quindi agiamo sulla società, quindi le rivoluzioni, le legislazioni etc. Allora non si salva nulla di quel Codice? Ha provato a dirlo il notaio Castellari. Di nuovo guardando all’oggi. Nel libro ha inserito varie foto dei volontari venuti in soccorso agli alluvionati, la foto della “Spiaggia dei valori” quella di Punta Marina voluta dall’associazione “Insieme a te” fondata da Debora Donati: “Non possiamo cambiare la malattia, almeno diamole un valore”. O la barchetta di suo nipote con la scritta: “L’alluvione a Faenza secondo Fabio”. Come la riproduzione dell’affresco di Giotto: San Francesco dona il mantello a un povero e di Ambrogio Lorenzetti, Allegoria del Buon Governo. Come voler dire che quegli antichi affreschi sono ancora per noi una sorta di Biblia Pauperum e le foto dei volontari sono lì a narrare la solidarietà che ci lega in una catena di fraternità.

Iside Cimatti