Sguardi e luci che si incrociano e offrono preziosi spunti di riflessione su una delle grandi dimensioni dell’uomo, quella del viaggio. È stata inaugurata il 9 settembre scorso, dopo l’anteprima di Argillà che ha già portato oltre 1.200 visitatori, la mostra Altrove. Viandanti, pellegrini, sognatori. Allestita alla chiesa di Santa Maria dell’Angelo di Faenza, questa esposizione è nata all’interno del laboratorio creativo del Museo Diocesano in collaborazione con il Comune di Faenza e con il Comune di Ravenna e presenta opere di CaCO3, Victor Fotso Nyie, Sara Guberti, Antonio Violetta, Sergio Zanni.

La mostra alla chiesa di Santa Maria dell’Angelo resterà aperta fino all’8 gennaio 2023

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Poetiche e linguaggi differenti – tra ceramica, mosaico e tele di stoffa – che dialogano assieme portando emozioni contrastanti: l’inquietudine per un uomo che ci scruta da lontano, il senso di pacificazione alla vista della statua dell’Aurora, la nostalgia per la propria terra d’Africa trasmessa da bambini accovacciati sulla sabbia. E poi ancora il mistero racchiuso dall’espressione serafica di pellegrini sognanti o dalla luce di mosaici che appaiono improvvisamente di fronte al nostro cammino. La mostra, inserita nel calendario della Biennale del Mosaico, rimarrà aperta fino all’8 gennaio 2023 e durante i mesi di apertura sono previsti vari appuntamenti, tra cui presentazioni di libri, laboratori ed eventi poetici.

Tecniche e linguaggi differenti che raccontano l’esperienza del partire

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«Questa riflessione sul viaggio – si legge nel catalogo che accompagna la mostra – è da intendersi non solo e non tanto nella sua accezione fisica quanto in quella più propriamente spirituale, l’esperienza del partire – del lasciare le proprie certezze per esplorare nuovi confini – tocca le corde della ricerca interiore ed è tempo prezioso anche quando espone l’uomo al rischio dell’errare o alla possibilità di smarrirsi, specialmente in un tempo come quello odierno, contrassegnato dalla violenza e dai conflitti».

La mostra è stata inaugurata alla presenza del vescovo della Diocesi di Faenza-Modigliana, monsignor Mario Toso, del sindaco di Faenza Massimo Isola e del direttore del Mar di Ravenna, Roberto Cantagalli. «Per i cristiani la vita è di per sé un cammino, un pellegrinaggio – ha detto monsignor Toso – e l’arte ha un forte valore educativo e di conoscenza nel raccontare questo, mettendo l’uomo di fronte a un al di là trascendente».

All’interno della mostra si viene accolti dalle opere del ceramista, faentino d’adozione, Victor Fotso Nye: due bambini africani che dormono distesi sulla terra in un sonno profondo, popolato da antichi sogni. A incrociare il nostro sguardo sono le statue di Sergio Zanni, «Uomini immoti e sognanti, talora smarriti – dice Gardini -. Il loro tragitto spirituale è denso di attese e di grandi interrogativi». Nelle cappelle laterali della chiesta trovano spazio gli Stendardi di Sara Guberti, pergamene miniate custodi di una saggezza millenaria, capaci con le loro geometrie di unire Oriente e Occidente. Il viaggio di Ulisse di Antonio Violetta è un gruppo scultoreo di grande impatto e ricco di emozioni contrastanti, all’interno del quale spicca la figura dell’Aurora, promessa di quiete. Infine sono una sfida al mosaico le opere realizzate da CaCO3, sodalizio artistico composto da Giuseppe Donnaiola, Aniko Ferreira da Silva e Pavlos Mavromatidis. Una rilettura di questa tecnica antica dalle luminescenze delicate.

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«Migrare, viaggiare, andare oltre il tuo orizzonte per cercare, scoprire qualcosa di diverso o migliore – rilegge la mostra monsignor Mariano Faccani Pignatelli, direttore del Museo diocesano -. Nella speranza di trovare condizioni favorevoli. Questa è l’esperienza di molta parte dell’umanità. Esiste tuttavia una modalità diversa: andare verso l’ignoto perché Dio ti ha chiamato a farlo, mentre tu sostanzialmente stavi bene dove eri».

Samuele Marchi