Stanno per iniziare gli Incontri d’Autunno organizzati dall’Associazione Romagna-Camaldoli. Per il 2026 il titolo è “Sguardi su un mondo in guerra”.

Primo appuntamento sabato 3 ottobre, con Massimo Cacciari

Il primo appuntamento con il prof. Massimo Cacciari, abituale ospite di questa rassegna avviata nel lontano 1991, si terrà sabato 3 ottobre alle ore 10,45 presso il cinema-teatro Sarti (via Scaletta 10). Questo teatro fu eretto in forme vagamente liberty tra il 1907 e il 1910, durante la cosiddetta bell’epoque, che lasciò i propri segni anche in una città di provincia come Faenza.

L’epoca bella iniziata negli anni ’70 dell’Ottocento e segnata da una sorta di euforia per i grandi progressi della scienza, della tecnica e dell’arte, durò fino al 1914. Questa sorta di esuberanza collettiva (che illusoriamente qualcuno aveva interpretato come la garanzia di una pace perpetua tra le nazioni d’Europa) si infranse infatti nelle trincee della Prima guerra mondiale: un terribile e sanguinoso cambio d’epoca che portò la cosiddetta civiltà europea e occidentale (prima apparentemente aperta e cosmopolita) a sgretolarsi sotto i colpi degli opposti nazionalismi.

Fu allora che lo scrittore tedesco Oswald Spengler diede alle stampe i due volumi del “Tramonto dell’Occidente”, un’opera tanto celebrata quanto discussa. Nel teatro Sarti di Faenza (fot) proprio al “Tramonto dell’Occidente” il professor Massimo Cacciari dedicò una serata esattamente tre anni fa: anni pieni di guerra e – come direbbe Carlo Levi – “di quello che si usa chiamare la storia”; una storia drammatica e a tratti addirittura feroce, tanto pervasive e dissennate risultano le guerre che insanguinano oggi il pianeta.

Incontri dAutunno Il pubblico del teatro Sarti la sera del 23 ottobre rit
“Tra Oriente e Occidente”, al cinema Sarti. foto Stefano Tedioli

“XXI secolo: cambiamento d’epoca e disordine mondiale”

Il titolo dell’incontro del prossimo 3 ottobre è: “XXI secolo: cambiamento d’epoca e disordine mondiale”. Un titolo dettato non solo dalla situazione geopolitica di questa nostra terra resa inospitale dagli appetiti economici, dallo spirito di potenza e dalle nevrosi imperialistiche che ne solcano le latitudini ma anche – fatte le debite proporzioni – da un’importante iniziativa editoriale de “Il Mulino”.

Il libro “Kaos”, scritto a quattro mani da Cacciari ed Esposito

I filosofi Massimo Cacciari e Roberto Esposito hanno infatti dato alle stampe il libro intitolato: “Kaos”, un termine che oggi esprime – scrivono gli autori – la “forma stessa del mondo”. L’assunto che la globalizzazione avrebbe di per sé portato alla formazione di un ordinato assetto multipolare si è rivelato un evidente abbaglio. Non solo deprecabile ma mortifera è poi risultata la dissoluzione del diritto internazionale.

C’è poi da aggiungere che anche le prospettive degli usi distorti dell’intelligenza artificiale non depongono certo a favore del superamento dell’attuale Caos in vista di un pur temperato “nuovo ordine mondiale”. Ma quale ordine? È un interrogativo che inquieta e che, dopo la scellerata invasione russa dell’ Ucraina, ha generato un po’ ovunque nel mondo ulteriori rigurgiti identitari, conflitti armati e tensioni ideologiche.

Il secondo incontro venerdì 9 ottobre con Natalino Valentini

Il secondo appuntamento, che si terrà il venerdì 9 ottobre alle ore 17,30 nella Biblioteca Manfrediana (via Manfredi, 14), ha per titolo: “Un’altra Russia. Salvare l’anima russa e l’Europa”. Relatore sarà il prof. Natalino Valentini, filosofo e slavista docente all’Università di Urbino.

È innegabile che le relazioni intercorse negli ultimi tre secoli tra la cultura russa e la cultura europea sono state contrassegnate da repulsioni sfociate in sanguinosi conflitti. Sono tuttavia da sottolineare anche le attrazioni, manifestate fin dall’inizio del XVIII secolo dallo zar Pietro I. Fu però soprattutto dalla metà dell’Ottocento che si registrò una conflittuale convivenza tra “occidentalisti e slavofili”.

Per i primi anche la società russa avrebbe dovuto riformarsi seguendo il modello della civiltà d’Occidente: democrazia, progresso scientifico, superamento delle convinzioni religiose ancora impregnate di superstizioni. Per i secondi invece sarebbe stato ancora necessario valorizzare l’eredità comunitaria e l’antica postura religiosa della popolazione insediata soprattutto nelle campagne mantenendo ben salde le distanze dal razionalismo occidentale. Posizioni apparentemente incompatibili che trovarono un tentativo di conciliazione nel celebre “Discorso su Puskin” pronunciato a Mosca nel mese di giugno del 1880 da Fëdor Dostoevskij.

Come si potrà salvare l’anima russa e l’Europa?

In quell’occasione il grande romanziere, che pur era affascinato dalle espressioni più spirituali del movimento slavofilo, riconobbe la necessità di attingere allo spirito universalistico di quella parte della cultura europea non impregnata di nichilismo né ostile al cristianesimo, facendo restare al contempo profondamente russa l’anima della nazione più vasta del mondo. Vana illusione quella del grande Dostoevskij! La vagheggiata “missione della Russia”, tesa all’unione dell’umanità attraverso il riconoscimento dei valori del cristianesimo ortodosso, non ebbe – né poteva avere – l’agognato successo.

L’immenso impero zarista, sempre più corrotto e dispotico, il cui epilogo fu decretato dall’inquietante e sanguinosa esperienza del comunismo bolscevico, allontanarono ulteriormente la Russia dall’Europa e da un Occidente non immune – soprattutto dopo la fine dell’Unione Sovietica – da qualche miopia culturale e geo-politica: l’Europa avrebbe infatti dovuto provare a percorrere inedite piste di integrazione.

Gli odierni e più radicali rigurgiti del movimento slavofilo di estrema destra, il cosiddetto Russkiy mir (Mondo Russo), sostenuto non solo da un dittatore come Vladimir Putin ma – scandalosamente – pure dal patriarca ortodosso Kirill, sembrano aver decretato l’esaurimento della sottile quanto imprescindibile relazione tra la cultura europea e la cultura russa. Come si potrà allora salvare l’anima russa e l’Europa?

Giorgio Gualdrini