Una presenza attenta e commossa ha fatto da cornice alla celebrazione per il IV centenario della venerazione della Madonna del Monticino a Brisighella. A presiedere la messa alla collegiata di San Michele è stato il vescovo Michele Morandi, che davanti ai numerosi fedeli ha tracciato una riflessione profonda sul senso di questo appuntamento secolare, legando il messaggio evangelico alle sfide del presente.

Cercare la bussola in un mondo iperconnesso

«Cosa ci vuole dire il Signore, quest’anno, in questo anniversario e in una situazione complessa come quella che viviamo, attraverso il dono di Maria?», s’è chiesto il vescovo nell’apertura dell’omelia. Monsignor Morandi ha richiamato l’attenzione sulla condizione dell’uomo contemporaneo, immerso in un flusso informativo continuo: «La comunicazione ci connette oggi con tutto il mondo e plasma le nostre teste, ma il rischio è quello di perdersi o di chiudersi di fronte alle complessità. La Parola di Dio ci orienta nuovamente, facendoci ritrovare la bussola». Un richiamo a non cedere all’isolamento né alla rassegnazione, ma ad affidarsi a pilastri saldi capaci di trasformare la storia, partendo proprio dall’insegnamento del Vangelo.

Il perdono come cantiere e programma di vita

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Il cuore dell’omelia è stato dedicato al tema del perdono, definito dal vescovo come «la struttura più solida e stabile che si possa costruire» di fronte alle ferite del tempo e delle relazioni. «Attenzione: il perdonare del Signore non significa dimenticare o fare finta che le cose non siano successe», ha chiarito monsignor Morandi. «Perdonare è restaurare grazie alla grazia, è produrre qualcosa di nuovo proprio a partire dalle rovine. Il perdono deve diventare il nostro vero programma di vita quotidiano».

L’eredità dei grandi testimoni della diplomazia e della pace

Nel ripercorrere il profondo legame tra la comunità di Brisighella e la storia della Chiesa universale, il vescovo ha ricordato due figure illustri originarie di queste terre: i cardinali fratelli Amleto e Gaetano Cicognani e il cardinale Achille Silvestrini. «Autentici costruttori di pace nel loro lavoro quotidiano, si sono sempre ispirati al comandamento del perdono e del dialogo», ha sottolineato. La loro azione al servizio della diplomazia della Santa Sede è stata guidata da quello che il vescovo ha definito il principio della Magnifica Humanitas, un’azione diplomatica il cui criterio supremo resta la misericordia: «Da loro impariamo la necessità di mantenere sempre aperto il rapporto e il canale del confronto, anche nelle situazioni geografiche e umane più difficili».

I lavori al Monticino: l’invito a firmare per l’8xmille

La celebrazione si è conclusa con l’affidamento della comunità brisighellese alla protezione della Vergine del Monticino, custode e guida nei momenti di prova. E con la speranza che l’anno prossimo le celebrazioni possano effettivamente svolgersi al Santuario: il vescovo ha aggiornato sulla situazione del plesso e grazie ai fondi Pnrr, alle risorse dell’8xmille e all’impegno della Curia i lavori procedono. “Firmare per l’8xmille – ha ricordato il vescovo – ci consente di portare avanti questi interventi molto impegnativi e al tempo stesso avere attenzione per la carità verso gli ultimi”.

Lo svelamento del “tesoro” del Monticino

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Per l’occasione, dopo cento anni è stato rivelato il lascito custodito nella nicchia del Santuario del Monticino in occasione del terzo centenario del 1926. “Aspettavamo questo momento con grande trepidazione – ha commentato al termine della celebrazione Enrico Argnani – quando ero più piccolo, con amici, passando per il Monticino ci siamo sempre chiesti cosa potesse contenere”. Sono stati così esposti documenti, volantini e altre testimonianze centenarie che i brisighellesi dell’epoca hanno deciso di tramandare.