La testimonianza del missionario del Pime racconta dall’interno il dramma vissuto nel sud-ovest del Giappone dopo il violento terremoto che ha colpito la prefettura di Kumamoto. Tra edifici lesionati, continui assestamenti e una popolazione alle prese con l’emergenza, emerge anche la solidarietà della Chiesa locale.
Il racconto dei drammatici istanti della scossa
“Mi trovavo nella casa parrocchiale quando è avvenuto il terremoto. Erano circa le 16, ora locale. Ero al secondo piano, stavo scrivendo, quando ho sentito un forte boato e ho visto le pareti iniziare a tremare. In un primo momento mi sono riparato sotto il letto, ma mi sono reso conto che la situazione stava peggiorando rapidamente”. E’ padre Ferruccio Brambillasca, missionario Pime originario di Monza, che da aprile svolge il suo ministero di parroco a Yatsushiro, a raccontare i concitati attimi del forte terremoto di magnitudo 7,1 che ha colpito il 28 luglio il sud-ovest del Giappone, nella prefettura di Kumamoto, sull’isola di Kyushu.
La cittadina dove risiede, si trova a pochi chilometri dall’epicentro del terremoto. Raggiunto telefonicamente dal Sir, aggiunge: “Sono quindi sceso al piano terra e poi mi sono spostato in giardino. Di fronte a me c’è un grande ospedale di quindici piani: gli ultimi piani oscillavano vistosamente da una parte all’altra. Anche quell’ospedale avrebbe riportato alcuni danni”. Il religioso racconta i danni subiti nella Chiesa e nella casa dove risiedeva. Nelle foto si vedono oggetti e mobili caduti per terra.
La comunità cristiana alle prese con l’emergenza
“Qualcuno mi ha chiesto se i cristiani della comunità mi stanno aiutando. Ho risposto che i nostri fedeli sono pochi, in gran parte anziani, e che in questo momento devono occuparsi delle proprie case e delle proprie famiglie”.
“Molti di loro hanno lasciato le proprie abitazioni per trasferirsi dai parenti; alcuni si sono anche feriti. È giusto che pensino prima a sé stessi che alle strutture della Chiesa”.
Il bilancio, ancora provvisorio, delle vittime è salito ad almeno 13 morti e oltre 100 feriti. Rimangono ancora disperse diverse persone dopo il crollo di un centro commerciale e la distruzione di una cartiera.
Una città senza acqua ed elettricità
Padre Ferruccio, com’è oggi la situazione?
Siamo senza acqua né elettricità. Vediamo gente recarsi negli ospedali; militari e vigili del fuoco ovunque.
È una città un po’ sotto assedio. La situazione è ancora di emergenza e ci sono molti feriti.
In alcuni casi le persone si recano in ospedale, ma le strutture sono sovraffollate e, se le condizioni non sono gravi, viene chiesto loro di tornare il giorno successivo o nei giorni seguenti
Edifici resistenti, ma il pericolo arriva dagli interni
Quindi, nonostante il Giappone sia considerato un modello per la prevenzione sismica, ci sono stati dei crolli?
Le strutture portanti hanno generalmente retto bene. Le mura della mia abitazione, della chiesa e delle case dei cristiani non sono crollate. Tuttavia, se ci si trova all’interno di un edificio e un armadio, una libreria o altri mobili pesanti cadono addosso, si possono subire ferite anche gravi. Questo è il problema principale: non tanto il cedimento delle pareti esterne, quanto gli oggetti all’interno delle abitazioni che precipitano improvvisamente. Certo, alcune costruzioni hanno comunque subito danni. Ho visto alcuni templi in legno gravemente danneggiati, praticamente distrutti. Per questo direi che la situazione è piuttosto seria.
La chiesa resta inagibile
In che situazione si trova lei personalmente? Ha dovuto lasciare la casa parrocchiale?
Sì. La notte scorsa ho dormito in macchina. Le scosse di assestamento continuano, perciò ho preferito trascorrere la notte in auto, che in questo momento ritengo il luogo più sicuro. Ora, mi sono trasferito in una zona dove la situazione è più tranquilla. Domani andrò a fare un sopralluogo per valutare meglio le condizioni e organizzare i prossimi passi. Ripeto: la casa dei cristiani, la mia abitazione e la chiesa sono attualmente inagibili. Probabilmente ci vorrà almeno un mese per ripristinare tutto. La chiesa, in particolare, ha riportato danni al pavimento, dove si sono formate diverse crepe. Prima di consentire ai fedeli di rientrare, sarà indispensabile verificare attentamente le condizioni dell’edificio, perché un eventuale cedimento durante una celebrazione potrebbe avere conseguenze molto gravi.
Paura, ma anche la vicinanza della Chiesa locale
La gente ha paura?
Sì, la paura c’è. Mi hanno raccontato che, circa dieci anni fa, anche qui ci fu un forte terremoto che causò diverse vittime, ma non è stato così forte come quello di questi giorni. Anch’io ho vissuto il terremoto del 2011: ero a Tokyo. Tuttavia, trovandomi questa volta a pochissimi chilometri dall’epicentro, la scossa l’ho avvertita in modo particolarmente violento. Ma stiamo bene. Adesso bisogna affrontare il problema del recupero delle abitazioni e di tutto ciò che è stato danneggiato. È un’impresa tutt’altro che semplice.
Si stanno già mobilitando dei volontari che, probabilmente nei prossimi giorni, verranno ad aiutarci. Da soli è davvero difficile rimettere ordine e recuperare tutto.
Si sente solo?
No, assolutamente. Sto ricevendo molte telefonate da giapponesi e da tante persone in Italia. Il vescovo è venuto subito a trovarmi insieme a due sacerdoti e ha potuto constatare personalmente quanto la situazione sia complessa. La Chiesa locale ci è molto vicina. Sento una grande amicizia e una forte fraternità.
M. Chiara Biagioni – Agensir














