Venerdì 17 luglio si è tenuto un incontro alla sede de Il Piccolo tra i giornalisti della redazione e due giovani del progetto Lavori in Unione, un’iniziativa educativa e di cittadinanza attiva promossa dall’Unione della Romagna Faentina che permette a ragazze e ragazzi dai 14 ai 19 anni di svolgere attività di volontariato e servizi per la comunità nei mesi estivi. In particolare abbiamo conosciuto Pietro e Cecilia, due studenti della terza e quarta superiore e volontari di Lavori in Unione, accompagnati al Piccolo dalla loro tutor Veronica. Pietro e Cecilia stanno svolgendo un progetto legato ai podcast, Reporters in Unione, e hanno intervistato i giornalisti della nostra redazione. Hanno allestito la sede del Piccolo rendendola un vero e proprio studio di registrazione. A nostra volta, li abbiamo intervistati per approfondire il progetto Lavori in Unione.
L’intervista ai giovani del progetto Reporters in Unione

Veronica, sei il tutor di Pietro e Cecilia. Quando nasce il progetto Lavori in Unione? Eravate da subito una grande squadra?
Lavori in Unione nasce nel 2020 per poi avere un incremento nel 2022 e i partecipanti a Lavori in Unione sono sempre stati numerosi, sia a livello di giovani sia di associazioni aderenti. Ovviamente negli anni sono aumentate sia le associazioni aderenti sia i ragazzi partecipanti, infatti eravamo partiti nel 2020 con poco più di 50 volontari mentre quest’anno siamo arrivati a superare i 180. Direi che è stato un enorme traguardo, ed è bello anche vedere come le associazioni poi continuino a far parte di Lavori in Unione, perché vuol dire che è una bella opportunità per gli enti aderenti.
Vi immaginavate che negli anni acquisisse così tanto successo?
In realtà no, poi io parlo solo da ente supporter di Lavori in Unione, dato che è promosso dal Comune di Faenza, però onestamente noi di Reporters in Unione, quindi di Lavori in Unione all’Informagiovani, che ci occupiamo di monitorare un po’ gli altri progetti di Lavori in Unione, posso dire che sono molto colpita dal fatto che abbia riscontrato una crescita così alta, sia come impatto sui ragazzi sia come impatto sulle realtà del territorio, perché vuol dire che si tratta veramente di un’esperienza utile per tutti.
Pietro e Cecilia, cosa vi ha spinto a far parte della squadra dietro al progetto?
Pietro: Mi sembrava un modo per incontrare persone e facce nuove, però diciamo che l’ho scelto anche perché il mondo dei podcast e delle interviste mi interessava sin da bambino e avrei sempre voluto trovare il modo di iniziare un percorso lavorativo nel giornalismo. Quando mi si è presentata l’opportunità di poter partecipare a un progetto di questo tipo non ci ho pensato due volte, anche perché coincideva pure con la mia disponibilità, dato che all’inizio dell’estate non sarei stato presente, ma ho visto che il progetto iniziava dopo.
Cecilia: Quando mi hanno nominato la parola podcast – perché non avendone mai fatto né visto uno in concreto non sapevo cosa aspettarmi – ho detto ‘vabbè lo provo, così magari ne scopro di più sui podcast’, dato che ormai ogni volta che apro Spotify mi vengono fuori tantissime proposte e sinceramente non ne ho mai ascoltato uno, perché non ho mai trovato quello giusto, che mi ispirasse. Quindi speravo che questo mi potesse ispirare veramente e magari scoprire una passione nell’ascoltarli e nel farli in futuro.
Di quali attività vi occupate, e fino ad ora qual è stata la più bella e stimolante?
Pietro: Come attività principale incontriamo le realtà di Lavori in Unione per intervistare sia i tutor che gestiscono i progetti sia i ragazzi come noi che sono volontari. In secondo luogo c’è tutto quello che riguarda il podcast, ovvero l’editing degli audio e la creazione di un vero e proprio episodio con tutto quello che riguarda sigle e immagini da pubblicare sui vari social. Per come sono fatto, quello che mi è piaciuto e che mi rimarrà di più è stato il vedere come tutte le persone che abbiamo intervistato davano risposte diverse alle domande, che sono le stesse in ogni intervista, quindi le varie risposte mi hanno fatto capire come la gente vive in modo diverso un’attività.
Cecilia: Per me l’attività più bella è quando andiamo in un posto nuovo che nemmeno io conoscevo e sentir parlare i tutor ma principalmente i ragazzi della loro esperienza. Spesso ti raccontano banalmente cosa fanno durante le giornate, ma tu che sei esterno al loro mondo li ascolti e capisci che si stanno divertendo ed è una cosa molto bella, perché i ragazzi che magari non fanno niente d’estate scoprono queste attività, partecipano e gli piace, si divertono, magari si fanno anche nuovi amici e quindi creano nuovi ricordi, per poi ripartecipare l’estate dopo. Possono anche consigliarlo ai loro amici che non hanno impegni ma hanno voglia di fare qualcosa, e ne rimarranno sicuramente stupiti.
Quali sono gli ingredienti per creare un buon podcast? Cosa vi ha messo più in difficoltà?
Pietro: Anche grazie ai consigli di Veronica, un buon podcast mi sembra sia formato da una buona introduzione, che si può racchiudere in un jingle, una sigla o uno slogan accattivante che attiri l’attenzione di chi lo ascolta per la prima volta. Poi è assolutamente formato da domande valide e pertinenti agli intervistati. Inoltre, intervistando sempre più o meno persone della nostra stessa fascia d’età, siamo stati fortunati perché le domande ci sono venute in mente più facilmente. È importante anche pubblicizzarlo bene e da subito Veronica ci ha parlato di come sviluppare i post su Instagram e di un video finale da presentare. Secondo me tutto questo fa sì che un podcast possa avere una buona rampa di lancio per essere ascoltato. Poi chiaramente l’abilità degli intervistatori è quello che fa continuare la gente ad ascoltarlo.
Cecilia: La difficoltà più grande che non abbiamo ancora affrontato sarà pubblicizzare il podcast in modo che raggiunga molti più giovani rispetto a quelli che già seguono la pagina social. Anche se è pubblica però se non la vai a cercare difficilmente ti spunta nei consigliati, quindi il problema sarà farlo arrivare ai giovani.
Cosa direste per convincere nuovi ragazzi o associazioni ad entrare a far parte del vostro gruppo?
Veronica: Ai nuovi ragazzi direi che potrebbe essere un’opportunità per mettersi in gioco, acquisire nuove competenze ed entrare in maniera leggera nel mondo del lavoro. È un’opportunità diversa da quello che può essere l’alternanza scuola-lavoro svolta con la scuola, perché mette più in gioco il ragazzo stesso. Alle altre realtà associative direi che è un’opportunità per loro per farsi conoscere e per far sì che anche dei ragazzi che magari in futuro non proseguiranno un percorso lavorativo presso la loro attività possono avere il piacere di conoscerla, sperimentare e avvicinarsi a questa realtà.
Pietro: Anch’io all’inizio ho pensato: ‘non ne ho voglia perché l’estate la voglio passare in tranquillità, senza impegni fissi a cui dover partecipare con costanza’ però tutto sommato l’impegno ed il tempo richiesto non sono esagerati, perché è sempre un periodo di due/tre settimane in cui si lavora solo di mattina. In base all’attività può cambiare un po’, però penso che alla fine quello che ti porti a casa in rapporto alle ore che impieghi a lavoro sia molto per un ragazzo giovane come me e che ti rimanga impresso anche in futuro nella scelta di un lavoro o di una carriera.
Veronica, come si concluderà il progetto?
Il progetto di Lavori in Unione si concluderà con la festa finale che si terrà insieme alla festa delle associazioni il 20 settembre, quindi rimanete connessi!
Ambra














