La campagna cerealicola si avvia alla conclusione con risultati positivi sul fronte delle produzioni, ma il mercato continua a penalizzare gli agricoltori. Coldiretti Ravenna denuncia prezzi del grano inferiori ai costi di produzione e rilancia la richiesta di maggiore trasparenza lungo tutta la filiera agroalimentare.
Produzioni in aumento, ma con una lieve flessione della qualità proteica
La campagna dei cereali procede spedita verso la conclusione. Le operazioni di trebbiatura, anticipate dalle elevate temperature registrate nel mese di giugno, sono ormai terminate e consentono di tracciare un primo bilancio in provincia.
«Abbiamo sostanzialmente produzioni buone in termini quantitativi – afferma Domenico Calderoni, presidente di Coldiretti per l’area bassoromagnola – con un incremento del 10-15% rispetto all’anno scorso e un buon peso specifico, tuttavia la resa proteica appare lievemente più bassa del 2025».
Per quanto riguarda il grano tenero, la produzione è cresciuta, con rese medie comprese tra 75 e 80 quintali per ettaro. Il nodo principale resta però quello della remunerazione del prodotto.
Prezzi del grano sotto i costi di produzione
«Attualmente siamo abbondantemente sotto i costi di produzione – spiega Calderoni – con l’attivazione della Commissione Unica Nazionale (Cun) si sta cercando di ripristinare i giusti valori, ma l’operazione è complessa per via di un contesto generale “drogato” dai trafficanti di grano, con danni che ora, a raccolta conclusa, si materializzano con ancora più evidenza scaricandosi sui prezzi riconosciuti ai coltivatori».
Secondo Coldiretti, il mercato continua a essere saturo e a pagarne le conseguenze sono sia i produttori locali sia i consumatori.
«Le importazioni selvagge a prezzi ridicoli e di bassa qualità di questa primavera – afferma Calderoni – stanno infatti ancora saturando il mercato e ciò significa per i produttori, che sinora hanno solo speso e con aggravi di costi a causa della situazione internazionale e degli incrementi energetici, il congelamento delle vendite con impossibilità di incassare».
Una situazione aggravata dal fatto che, aggiunge l’associazione, i cosiddetti trafficanti prospettano prezzi inferiori ai costi di produzione, una condizione ritenuta non ammissibile dalla normativa vigente.
La denuncia di Coldiretti contro importazioni e speculazioni
«Una situazione che – afferma Assuero Zampini, direttore di Coldiretti Ravenna – poche settimane fa abbiamo denunciato con forza tornando a far sentire la nostra voce nelle principali piazze italiane e consegnando ai prefetti dei capoluoghi di regione un dossier sulle importazioni prive di adeguate garanzie di trasparenza che stanno alimentando fenomeni speculativi lungo le filiere chiave dell’agroalimentare tricolore, grano ed olio, a danno delle imprese agricole e dei consumatori».
La richiesta di un patto per la trasparenza della filiera
Per contrastare il crollo dei prezzi riconosciuti agli agricoltori, mentre sugli scaffali i prezzi dei prodotti trasformati continuano a rimanere elevati, ed evitare di compromettere la sostenibilità economica delle aziende agricole e la tenuta delle produzioni nazionali, Nicola Dalmonte, presidente di Coldiretti Ravenna, ribadisce la necessità di un intervento concreto.
«Abbiamo chiesto con forza un grande patto di trasparenza lungo tutta la filiera. Con strumenti concreti per contrastare chi trae profitto da importazioni opache e pratiche commerciali scorrette».
Nel documento consegnato al Prefetto di Bologna, Coldiretti chiede il rafforzamento dei controlli sull’origine delle produzioni agroalimentari, l’applicazione rigorosa della normativa contro le pratiche commerciali sleali e la vendita sotto costo, oltre a un’azione più incisiva di contrasto alle frodi.














