La provincia di Ravenna figura tra i territori colpiti da una presunta organizzazione criminale specializzata nelle estorsioni ai danni degli anziani attraverso la cosiddetta truffa del finto incidente. L’operazione dei Carabinieri ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari e alla ricostruzione di numerosi episodi avvenuti tra il 2023 e il 2024.
L’operazione dei Carabinieri
All’alba di martedì 30 giugno, i Carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Imola, con il supporto dei reparti territoriali, hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare personale nei confronti di cinque giovani, di età compresa tra i 20 e i 24 anni, di origine casertana e napoletana, tutti disoccupati e con precedenti di polizia.
L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Firenze, ha consentito di smantellare un presunto sodalizio criminale accusato di associazione a delinquere finalizzata all’estorsione aggravata, con gravi minacce rivolte prevalentemente a persone anziane.
La provincia di Ravenna tra i territori colpiti
La provincia di Ravenna è tra le aree in cui, secondo gli investigatori, la banda avrebbe agito ripetutamente nel corso del 2023 e del 2024.
L’attività criminale si estendeva lungo un asse che collegava Emilia-Romagna e Toscana, interessando, oltre al territorio ravennate, anche le province di Bologna, Forlì-Cesena, Firenze e Pisa.
La truffa del finto incidente
Il gruppo utilizzava un modus operandi ormai consolidato. La vittima veniva contattata telefonicamente da due persone: una si qualificava come appartenente alle Forze dell’Ordine, mentre l’altra si presentava come avvocato.
Ai malcapitati veniva raccontato che un figlio o un nipote aveva provocato un grave incidente stradale con una vittima e che si trovava in stato di arresto. Per evitarne l’immediata detenzione, gli interlocutori chiedevano con insistenza il pagamento di una consistente somma di denaro oppure la consegna di gioielli, oro e altri oggetti di valore custoditi in casa.
Mentre l’anziano veniva mantenuto in uno stato di forte pressione psicologica, un complice si presentava all’abitazione fingendosi un militare incaricato di ritirare quanto richiesto.
Le indagini e gli elementi raccolti
Per ricostruire l’attività del gruppo, i Carabinieri hanno analizzato le denunce presentate dalle vittime, confrontandole con le immagini degli impianti di videosorveglianza pubblici e privati e raccogliendo numerose testimonianze.
Un contributo determinante alle indagini è arrivato dall’analisi dei telefoni cellulari sequestrati e dei relativi tabulati telefonici.
All’interno dei dispositivi, gli investigatori avrebbero rinvenuto elementi ritenuti significativi per la ricostruzione dei fatti, tra cui indicazioni sui nominativi delle vittime individuate, gli indirizzi delle loro abitazioni — compresi alcuni situati nella provincia di Ravenna — e le istruzioni operative destinate ai complici per l’esecuzione delle presunte estorsioni.














