Quattro territori, una sola cooperativa. La Cantina dei Colli Romagnoli inaugura una nuova fase della propria storia dopo la separazione da Terre Cevico, con l’obiettivo di rafforzare la qualità delle produzioni, conquistare nuovi mercati e garantire un futuro ai propri soci.
Una cooperativa nata dall’unione di quattro cantine

Quattro territori (Imola, Faenza, Coriano e Savignano sul Rubicone), una cooperativa. O meglio una cantina, la Cantina dei Colli Romagnoli, nata a cavallo tra il 2008 e il 2009 dalla fusione di quattro realtà attive da più di trent’anni: Terre Imolesi, Co.Pa di Faenza, Terre Riminesi di Coriano e Cantina Frantoio di Savignano. L’obiettivo è ben definito: valorizzare il vino della fascia collinare e pedecollinare dall’Imolese al Riminese.
Il progetto, spiega il presidente Dario Bertuzzi (in carica dal 2025), nasce «all’interno di Terre Cevico», un consorzio di secondo grado «tra i più importanti in Regione per la commercializzazione del vino». Cantina dei Colli contribuisce «apportando vini pregiati che consentono a Cevico di agganciare i mercati esteri e a cui poi affiancare prodotti “da prezzo”, come si dice in gergo, più semplici (come il Trebbiano a gradazione medio-bassa) tipici della pianura romagnola». Per più di un decennio la convivenza con Cevico è «proficua», tanto da creare «un forte legame col territorio e un significativo benessere per la viticoltura cooperativa». Anni in cui, «grazie alle scelte lungimiranti della dirigenza dell’epoca», il progetto «cresce esponenzialmente».
Una scelta difficile
Qualcosa, però, cambia dopo la pandemia e, «complici la trasformazione di Cevico da consorzio di secondo grado a cooperativa di primo grado» e, soprattutto, «la diversità di vedute», la Cantina dei Colli Romagnoli – che pure, in qualità di socio fondatore, conferisce a Cevico quasi il 90% della sua produzione – decide di separarsi. «Non una scelta facile» assicura Bertuzzi: «Quando, a maggio 2025, sono entrato come presidente credevo davvero che la nostra strada fosse restare nel progetto Terre Cevico. Così non è stato e, dopo una storia lunga più di mezzo secolo, ci siamo trovati a cambiare rotta, così da garantire un futuro alla nostra base sociale (composta di mille soci tra conferitori e sovventori) e ai nostri stabilimenti».
Da qui la scelta, «maturata in pieno accordo col consiglio d’amministrazione», di sottoporre ai soci la decisione. E il 30 dicembre 2025 l’assemblea, «sostanzialmente all’unanimità», opta «per intraprendere il nuovo percorso. I soci hanno capito che non ci sarebbe stato futuro per noi se avessimo accettato di restare con Cevico».
Mesi d’impasse
I mesi successivi, però, sono i più complicati. Staccarsi da Cevico, «una realtà con cui eravamo profondamente integrati (si può dire che eravamo di fatto la stessa cosa)», si rivela meno facile del previsto. Tra dispute sul diritto di recesso «chiuse solo nel mese di aprile», conseguenti stop delle vendite e inevitabili perdite di commesse, Cantina dei Colli Romagnoli però si riorganizza «dotandosi di enologi interni, creando un ufficio commerciale e avvalendosi di mediatori per piazzare sul mercato le grandi quantità di vino rimaste in giacenza dopo la separazione con Cevico».
Per superare l’impasse tecnologica e operativa, si rivela fondamentale la collaborazione con Collis Veneto Wine Group, avviata a dicembre 2025: «Collis ci ha fornito l’infrastruttura informatica e la formazione necessarie per renderci indipendenti dal punto di vista gestionale. Oltre all’assistenza tecnica, però, il nostro rapporto si sta evolvendo in una vera e propria partnership commerciale e agronomica».
L’attaccamento alla maglia
In più, sottolinea il vicepresidente Fabio Foschi, «anche il personale è stato uno dei pilastri della resilienza della Cantina perché, nonostante le incertezze e le difficoltà iniziali, ha dimostrato un vero e proprio attaccamento alla maglia. Molti dei nostri ragazzi hanno scelto di restare nonostante avessero ricevuto offerte economicamente superiori a quanto noi potessimo garantire in quel momento. E adesso sono carichi a molla in vista della prima vendemmia da affrontare in totale autonomia». Tanto che, riprende Bertuzzi, «stanno già lavorando a stretto contatto col consulente enologico per definire protocolli di lavoro diversi rispetto al passato. È come se si sentissero parte attiva del nuovo corso». Un nuovo corso che, a oggi, può contare su «un personale fisso di circa 20 dipendenti distribuiti tra uffici e stabilimenti e 100 stagionali durante il picco della vendemmia tra agosto e novembre per coprire le necessità delle quattro cantine e del centro di raccolta di Casola Valsenio».
Pionieri della qualità
Proprio l’imminente vendemmia rappresenta per la Cantina «lo spartiacque definitivo», essendo la prima «affrontata in totale autonomia» dopo quasi vent’anni. «Il nostro obiettivo è riaffermarci come pionieri della qualità in Romagna, puntando su uve pulite e vinificazioni d’eccellenza». Non ci sarà più un «unico cliente dominante», ma una rete capillare di partner «per poter espandere il nostro mercato all’Europa». La cooperativa ha già ottenuto le autorizzazioni doganali per l’export e «possiamo vantare un accordo esclusivo di sei mesi con un importante imbottigliatore francese. Siamo anche in trattative avanzate per entrare nel mercato tedesco e c’è un forte interesse da parte di imbottigliatori privati dalla zona di Imola e Castel San Pietro attratti dalle denominazioni e dai rossi prodotti dalla Cantina».
Detto della partnership con Collis («associarsi a una realtà con un fatturato annuo di 230 milioni di euro ci garantisce una spalla solida per affrontare determinati mercati»), il fine ultimo del nuovo percorso resta «garantire futuro ai nostri mille soci (la più anziana ha appena festeggiato 100 anni!)», seguendo il doppio principio «della giusta remunerazione – tornando cioè a pagare il prodotto ai soci secondo il suo reale valore di mercato – e dell’equilibrio cooperativo: la Cantina continuerà a perseguire lo scopo mutualistico, bilanciando la remunerazione tra prodotti di punta e di massa, così da garantire la tenuta del territorio e prevenire il dissesto idrogeologico delle colline». Per consolidare il legame con i soci e col territorio, Cantina dei Colli ha tutta l’intenzione di «ripristinare» la festa sociale e la tradizionale bandiga post vendemmia. E, un domani non lontano, «vorremmo creare eventi, magari a cadenza mensile, per avvicinare sempre più persone alla nostra realtà».
I numeri della cooperativa
Numeri e fatturato. La Cantina dei Colli Romagnoli vuole essere protagonista indiscussa della viticoltura emiliano-romagnola. Duemila soci perseguono il progetto di valorizzazione delle produzioni viticole del territorio attraverso l’integrazione degli impianti di lavorazione e l’utilizzo di moderne tecnologie per la realizzazione di vini di qualità. Una visione proiettata al futuro, quindi, per quella che è una delle maggiori cantine dell’Emilia-Romagna, con una capacità di conferimento di uve di circa 500mila quintali, un patrimonio netto di 10 milioni di euro e un fatturato di oltre 20 milioni di euro. È socia del Consorzio Vini Romagnoli.
Giacomo Casadio














