L’App Niballo Palio di Faenza per seguire i punteggi al posto della schedina cartacea, o guardare il calendario degli eventi o la storia, e tanto altro ancora, ormai da qualche anno non è più una novità. Ma chi c’è dietro questa idea? La mente è Fabio Garavini, giovane faentino, classe 2001, studente universitario come tanti altri giovani e capo scout, con l’hobby della tecnologia e dell’informatica. Quando gli si chiede come sia nata l’idea dell’app del Palio del Niballo, Garavini sorride come chi ripensa a un’intuizione arrivata quasi per caso. «Mi era balzata in testa l’idea, forse nel 2017 o 2018 totalmente per caso: perché non fare un’app? mi dissi. Ero sugli spalti – ricorda – guardavo la schedina cartacea e mi è venuto spontaneo chiedermi: non si può fare qualcosa di più comodo? È nata così, come una sfida personale».

Dalla passione per l’informatica al progetto presentato al Comitato Palio

Fabio ci racconta che programma sistemi informatici da quando era adolescente. «Già lavoravo in Java, un linguaggio di programmazione. Ero in cerca di qualcosa di nuovo, di un progetto che mi mettesse alla prova». La scintilla arriva da un mondo apparentemente lontano dalle giostre e dai rioni: «Mi sono appassionato grazie a Minecraft. Da lì ho iniziato a smanettare, prima da autodidatta, poi leggendo libri e seguendo videocorsi. È stato il mio modo per entrare nella programmazione».

“L’idea? Arrivata direttamente allo stadio”

Il primo prototipo dell’app non nasce in una stanza piena di monitor, ma direttamente allo stadio. «La prima versione l’ho messa in piedi scrivendo sugli spalti mentre aspettavo che iniziasse la gara, era il mio foglietto segnapunti» ricorda. «Speravo non ci fossero gli spareggi perché non ero ancora pronto a gestirli. Era un’app rudimentale, ma funzionante, del tutto manuale. In pratica era il mio foglio cartaceo, però sul telefono, ma il mio sogno era più ambizioso». Poi, come spesso accade ai progetti nati per passione, l’idea rimase ferma per un po’. «Me la sono dormita per un anno», ammette. «Poi mi è tornata in mente e lì ho iniziato a lavorarci seriamente».

La vera svolta arriva grazie a un suggerimento esterno: «Un giorno mio padre mi vide lavorarci e mi disse: “Perché non scrivi al Comune e al Comitato?” e così ho fatto». E lo fa, senza troppe aspettative «Inizialmente pensavo che manco mi rispondessero e invece l’idea fu accolta con entusiasmo fin da subito. È stato un grande incoraggiamento». Nel 2020 l’app compie un salto decisivo. «Avevo già una versione con i punteggi in tempo reale» spiega «Poi arrivò il Covid ma paradossalmente fu un bene: ebbi il tempo di lavorarci con calma». Il Palio del 2020, disputato in forma ridotta, e diventò il banco di prova. «Fu il test. Da lì ho iniziato a capire davvero cosa serviva, cosa funzionava e cosa no».

Alla Bigorda connessi oltre 1.500 dispositivi per seguire l’andamento della giostra

Negli anni successivi l’app cresce, si raffina, si struttura. «Ho cambiato molte cose nel tempo, cercando continuamente di migliorare e lo faccio tutt’ora» dice Fabio . «Dietro c’è un lavoro enorme che dura tutto l’anno, non solo nei giorni della manifestazione». Durante la Bigorda e il Palio, Fabio è al Bruno Neri ma non è uno spettatore. È parte dell’ingranaggio. «Sono lì con il mio computer. Da lì gestisco il server, i risultati, i tempi. È un lavoro in diretta, senza margine d’errore». I numeri parlano da soli: «Durante la Bigorda abbiamo avuto circa 1.550 dispositivi connessi. È una responsabilità enorme, ma anche una soddisfazione incredibile». Non sono mancati gli intoppi, soprattutto agli inizi. «Negli anni ci sono stati disguidi legati all’inesperienza» ammette « Prima che anche io fossi allo stadio, seguivo tutto da casa, mi contattavano se c’erano problemi e non era semplice farlo a distanza. Ma ogni errore è servito a migliorare».

L’idea è sviluppare l’App per farne una versione definitiva che funga anche da patrimonio storico

Oggi l’app è uno strumento riconosciuto e utilizzato da migliaia di faentini. «Col Comune c’è collaborazione» spiega Garavini «ma l’applicazione è ancora a mio nome. È un progetto personale che si è intrecciato con la città, e il comune gentilmente concede fondi per mantenerla attiva e in sviluppo». Non è finita qui. «In lavorazione c’è una nuova versione, migliorata e definitiva – anticipa -. Vorrei creare anche un database delle edizioni passate di tutte le manifestazioni legate al Palio: bandiere, dama, Bigorda, tutto. Sarebbe un patrimonio storico enorme, finalmente facilmente accessibile». A 25 anni, Fabio Garavini è diventato il punto di riferimento tecnologico di una delle tradizioni più radicate della città. Non per lavoro, non per obbligo, ma per passione. «Il Palio è parte della nostra identità cittadina» conclude « Se posso contribuire a renderlo più accessibile, più moderno, più vicino ai giovani, allora ne vale la pena».

Jacopo Cavina