Il Comitato Borgo Alluvionato di Faenza ha depositato una articolata serie di osservazioni alla variante del Piano di assetto idrogeologico (Pai-Pgra) relativa ai bacini del Lamone e del Marzeno. Un documento tecnico che affronta temi centrali per la sicurezza idraulica della città e che mette in discussione diversi aspetti delle modellazioni e delle opere previste dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Po.

Argini del Lamone: «La messa in sicurezza non può fermarsi al Ponte delle Grazie»

La prima osservazione riguarda le linee di assetto previste nella monografia dedicata ai fiumi Lamone e Marzeno. Nel piano è previsto il rialzo e il ringrosso dell’argine destro del Lamone nel tratto compreso tra via Cimatti e il Ponte delle Grazie, con l’obiettivo di uniformare la quota arginale a quella presente in sinistra idraulica. Secondo il Comitato, però, limitare l’intervento a questo tratto sarebbe ingiustificato. Nel documento si ricorda infatti come siano state segnalate più volte alle autorità competenti — Comune, Regione Emilia-Romagna, Prefettura di Ravenna e Commissione parlamentare d’inchiesta — situazioni di presunte «corde molli» anche nei tratti successivi, dal Ponte delle Grazie al Ponte della Memoria e fino al ponte ferroviario della linea Milano-Ancona. Il Comitato sostiene che rilievi topografici effettuati nel febbraio 2026 avrebbero evidenziato differenze di quota fino a 80 centimetri. La richiesta avanzata è quella di garantire una sorta di «democrazia idraulica», uniformando le quote arginali nel tratto urbano affinché tutti i residenti possano beneficiare dello stesso livello di protezione.

I dubbi sulle simulazioni delle piene

Una seconda osservazione riguarda la modellazione idraulica utilizzata per elaborare il piano. Secondo il Comitato, nella documentazione vengono indicate le durate degli eventi meteorici presi in considerazione (3, 6, 9, 12 e 18 ore), ma non l’intensità delle precipitazioni utilizzate nei modelli. L’assenza di questo dato, sostengono gli estensori dell’osservazione, impedirebbe verifiche indipendenti sulle simulazioni e sulle relative previsioni di rischio. Per questo motivo viene chiesta un’integrazione della documentazione e una nuova adozione del piano che consenta di formulare osservazioni sulla base di dati completi.

Portate compatibili e sezioni idrauliche: le incongruenze segnalate

La parte più consistente del documento riguarda l’analisi delle portate considerate compatibili nei diversi tratti del Lamone.

Secondo quanto riportato nella tabella 7 della monografia, il Lamone potrebbe far transitare:

  • 180 metri cubi al secondo tra Ponte Rosso e il ponte della via Emilia;
  • 540 metri cubi al secondo tra il ponte della via Emilia e il Ponte delle Grazie;
  • 720 metri cubi al secondo tra il Ponte delle Grazie e il Ponte della Memoria.

Il Comitato contesta questi valori sostenendo che non sarebbero coerenti con le sezioni idrauliche effettivamente rilevate.

Le sezioni rilevate dal Comitato

LocalitàPortata PaiSezione idraulica rilevata
Ponte Rosso (Lamone)180 mc/s296 mq
Ponte Verde (Marzeno)80 mc/s130 mq
Confluenza Marzeno-Lamone260 mc/s stimati426 mq
Ponte SS9 via Emilia540 mc/s351 mq
Ponte delle Grazie720 mc/s467 mq

Assumendo una velocità media pari a 0,61 metri al secondo, il Comitato ha elaborato una stima delle portate teoricamente transitabili.

Portate calcolate dal Comitato

LocalitàPortata calcolata
Ponte Rosso180 mc/s
Ponte Verde80 mc/s
Ponte SS9 via Emilia214 mc/s
Ponte delle Grazie285 mc/s

Secondo il Comitato, i valori riportati dal Pai risulterebbero quindi incompatibili con le sezioni effettivamente disponibili e richiederebbero una revisione completa della modellazione.

La richiesta avanzata è quella di procedere a nuove verifiche e ad un confronto tecnico con i professionisti che collaborano con il Comitato.

La questione delle piene con tempo di ritorno di 50 anni

Ulteriori dubbi riguardano le cosiddette piene Tr50. Secondo i dati riportati nella documentazione, il Lamone alle porte di Faenza avrebbe una portata Tr50 pari a 365 metri cubi al secondo, mentre il Marzeno arriverebbe a 270 metri cubi al secondo. Il Comitato osserva che, dopo la confluenza, ci si aspetterebbe una portata complessiva di circa 635 metri cubi al secondo. Nella tabella 2 del piano, invece, viene riportata una portata Tr50 di 585 metri cubi al secondo. Una differenza di circa 50 metri cubi al secondo che, secondo gli osservatori, non sarebbe adeguatamente motivata nella documentazione tecnica. Viene inoltre evidenziato che, se a Ponte Rosso la capacità transitabile fosse realmente di 180 metri cubi al secondo, una piena Tr50 potrebbe comportare criticità nelle aree della Bassa Italia e dell’Orto Bertoni.

La proposta delle briglie telescopiche

Tra le osservazioni compare anche una proposta alternativa o complementare alle opere previste dal piano. Accanto alle casse di espansione e alle aree a tracimazione controllata, il Comitato suggerisce la realizzazione di una serie di briglie di sbarramento lungo i corsi d’acqua principali e i loro affluenti. Il sistema immaginato prevede opere capaci di trattenere temporaneamente parte della piena attraverso allagamenti controllati di terreni agricoli retrostanti. Secondo il documento, una rete composta da otto invasi sul Lamone e otto sul Marzeno potrebbe garantire una capacità complessiva di circa 8 milioni di metri cubi. Tra le proposte figura anche la valutazione di una nuova cassa di espansione a valle di Modigliana, in prossimità del ponte di Ca’ Stronchino, utilizzando una ex area di cava oggi inutilizzata.

La contestazione sulla legittimità del piano

L’ultima osservazione riguarda l’impostazione generale del Pai. Secondo il Comitato, il piano non analizzerebbe l’intero bacino idrografico, come previsto dai principi della normativa nazionale in materia di difesa del suolo e pianificazione di bacino. Viene contestato il fatto che, per il Lamone, l’analisi si concentri prevalentemente sui tratti da Brisighella alla foce, lasciando fuori una parte significativa del corso montano che nasce alla Colla di Casaglia, nel territorio di Marradi. Il riferimento è anche agli eventi alluvionali che hanno colpito la città toscana nell’ottobre 2024. Per questo motivo il Comitato chiede il ritiro in autotutela della variante Pai-Pgra e l’avvio di una nuova pianificazione che tenga conto dell’intero bacino idrografico del Lamone e dei suoi affluenti. Le osservazioni presentate dal Comitato Borgo Alluvionato entrano ora nel percorso di valutazione previsto dalla procedura di approvazione del Pai-Pgra. Si tratta di un documento che affronta aspetti altamente tecnici e che propone una lettura alternativa di numerosi dati contenuti nella pianificazione adottata dall’Autorità di Bacino. Sarà ora il confronto tra enti, tecnici e soggetti interessati a stabilire se e in quale misura le osservazioni presentate potranno tradursi in modifiche del piano definitivo.