Klara, 69 anni, è arrivata in Italia dall’Ucraina nei primi anni 2000 per sfuggire alla povertà. Dopo anni di lavori precari e l’alluvione del 2023, che le ha fatto perdere tutto, ha trovato sostegno nella Caritas di Faenza. Oggi vive in un alloggio Acer a Tredozio e aiuta la parrocchia del paese

Dalla fuga dall’Ucraina negli anni difficili successivi alla caduta dell’Unione Sovietica, fino all’alluvione del 2023 che le ha portato via quel poco che era riuscita a ricostruire in Italia. La storia di Klara, 69 anni, oggi residente in un alloggio Acer a Tredozio, è un lungo percorso attraversato da povertà, solitudine e ripartenze. Un cammino in cui il sostegno della Caritas ha rappresentato per lei molto più di un semplice aiuto materiale. «Con l’indipendenza dell’Ucraina nel 1992, il Paese fu abbandonato da Gorbaciov e di conseguenza colpito pesantemente dall’inflazione, che si mangiò tutti i risparmi della popolazione. Io sono originaria di Mukacheve, una città vicino al confine con l’Ungheria, dove facevo la ragioniera, avevo studiato tanto».
L’accoglienza in Italia
Klara racconta così le ragioni che la spinsero a lasciare il suo Paese. «Sono andata via per fuggire alla fame e alla povertà: sono stata prima in Grecia, per anni, ma lì non si stava bene. Poi per fortuna nei primi anni 2000 mi sono trasferita in Italia, dove ho trovato tutto un altro tipo di accoglienza».
L’impatto con il nostro Paese fu difficile, ma segnato da incontri positivi. «Sono stata aiutata tantissimo, sia dalla Caritas che dalle forze dell’ordine, fin dai primi giorni. Mi hanno fatto sentire accolta». Per anni ha lavorato come badante nel Lazio, cercando di costruirsi una stabilità economica. Nel 2018 il trasferimento a Faenza, grazie all’aiuto di un’amica. Ma la precarietà non è mai scomparsa davvero. «Il lavoro era molto altalenante, cambiavo spesso le persone che accudivo e quindi c’erano anche periodi in cui rimanevo disoccupata. Non volevo andare nei centri di accoglienza e mi è anche capitato di dormire sotto i ponti quando non avevo soldi».
Ricordi spazzati via
Poi l’alluvione del 2023, che ha spazzato via anche quel fragile equilibrio. «Avevo trovato una sistemazione in via Fadina, ma l’acqua ha distrutto tutto. Nel garage avevo le mie cose: alcune sono finite sott’acqua, altre sono state rubate». Il colpo più duro, però, non è stato solo materiale. «Tra quello che ho perso c’erano anche i ricordi di una vita, le foto di mio figlio, morto di malattia nel 2011. Non avevo più nulla».
In quel momento, racconta, è arrivato il sostegno decisivo della Caritas. «Quello è stato il periodo peggiore della mia vita, ma nel centro di accoglienza ho trovato un letto dove dormire, il cibo e soprattutto persone che mi hanno aiutato psicologicamente. Ero caduta in una forte depressione». Klara sottolinea soprattutto il valore umano dell’accoglienza ricevuta. «Le persone che incontravo lì mi hanno sostenuto e dato coraggio. In Italia ho trovato molto più aiuto nei centri di accoglienza che da presunte amiche».
Una casa a Tredozio
Grazie anche all’aiuto degli operatori e di una persona, Paola, è riuscita infine ad avere una casa Acer a Tredozio, dove oggi vive con un assegno sociale e alcune agevolazioni. «Adesso sono pensionata, ricevo una carta alimentare e un aiuto per le bollette. Dal canto mio do una mano a don Massimo in parrocchia, pulendo tutte le settimane la chiesa». Negli ultimi anni, racconta, si è avvicinata ancora di più alla fede. «Ora sono contenta. Alla Caritas ho visto accogliere tutti i tipi di persone, senza guardare alla provenienza o alla religione. Questo per me vale tantissimo».














