«Mi presento con le mani vuote al Signore»: nelle parole del suo testamento si coglie la cifra umana e spirituale di Benigno Zaccagnini, che ha fatto della sobrietà, della fede e del servizio il cuore della propria vita pubblica. Allo “statista della mitezza” Aldo Preda e Carlo Zaccagnini hanno dedicato il volume Zaccagnini. Il seme buono della politica, presentato ieri sera, martedì 5 maggio a Bagnacavallo nell’ultima serata della 48ª Festa della Cooperazione.
Il seme buono della politica

Benigno Zaccagnini (1912-1989), faentino di origine, è stato una delle figure più autorevoli della politica italiana del secondo Novecento e protagonista della Democrazia Cristiana. Medico pediatra, partigiano durante la Resistenza, costituente, più volte ministro e segretario nazionale del partito tra il 1975 e il 1980, ha incarnato uno stile politico fondato sull’ascolto, sulla responsabilità e sulla vicinanza alle persone. Amatissimo nella sua Romagna, Zaccagnini seppe coniugare impegno istituzionale e attenzione quotidiana ai più fragili. Non solo uomo delle istituzioni, ma anche educatore e animatore: in pochi sanno che la domenica, quando possibile, girava le campagne con spettacoli di burattini, come viene raccontato nel volume Zaccagnini. Il seme buono della politica, curato da Aldo Preda e Carlo Zaccagnini, presentato martedì 5 maggio a Bagnacavallo nell’ultima giornata della 48ª Festa della Cooperazione. L’incontro, moderato da Davide Drei di Confcooperative Emilia-Romagna, ha visto la partecipazione degli autori, del vescovo Mario Toso, della senatrice Albertina Soliani e di Livia Zaccagnini, figlia dello statista. Il libro ripercorre l’intero cammino umano e politico di Zaccagnini, dalla lotta di liberazione alla guida della Democrazia Cristiana, restituendo il profilo di un uomo che ha saputo «continuare a dare speranza», come ricordato nel corso della serata. Radicata in una fede vissuta con discrezione ma profondità, la sua vita era scandita dalla partecipazione quotidiana alla Messa e dalla meditazione del Vangelo, che spesso portava con sé con appunti scritti di suo pugno.
Il ricordo familiare: Livia Zaccagnini
Presente alla serata anche Livia Zaccagnini, che ha offerto un ritratto intimo del padre. «Lo chiamavo babbo, ero la prima di sei fratelli – ricorda -. Da pediatra era molto contento di avere dei bambini, era una persona umanamente sensibile». Livia ha sottolineato la straordinaria disponibilità verso chiunque fosse nel bisogno: «Non perché fosse ministro o deputato, ma per una naturale attenzione agli altri». Zaccagnini, ha ricordato, era capace di relazioni sincere anche oltre gli schieramenti, come l’amicizia con Arrigo Boldrini conosciuto come “Bülow”. «Ci ha sempre detto: “Non vi preoccupate, l’importante è che stiate attenti ai bambini poveri, ai padri e alle madri che hanno bisogno”».
Aldo Preda: l’archivio e la memoria viva
Aldo Preda ha raccontato la genesi del volume, nato dall’apertura dell’archivio personale di Zaccagnini in via Di Roma 30 a Ravenna: «Era pieno di documenti che abbiamo catalogato e consegnato all’Istituto storico della Resistenza, ora in fase di digitalizzazione». Il libro raccoglie anche un ricco apparato fotografico, con oltre cento immagini. Tra gli elementi più significativi, Preda ha richiamato l’introduzione del cardinale Matteo Zuppi, che offre uno sguardo personale e vivido sullo statista romagnolo. «Il cardinale Zuppi – ha raccontato – ci ha confidato di aver conosciuto Zaccagnini da bambino». Un ricordo legato alle campagne della Romagna, dove il giovane Zuppi lo incontrava insieme a don Francesco Fuschini. «Era già parlamentare, era stato costituente, ma quando aveva una domenica libera andava in giro a fare spettacoli di burattini», ha riferito Preda, restituendo un’immagine della sua semplicità e vicinanza alla gente. Un tratto che colpisce ancora oggi e che spiega, ha sottolineato, il legame profondo con il territorio e con le persone comuni. «Oggi parliamo ancora di Zaccagnini – ha aggiunto – abbiamo fatto oltre 400 incontri dalla sua morte». Segno di una memoria che non si è mai spenta. Preda ha inoltre evidenziato il ruolo di Zaccagnini nel mondo cooperativo: un impegno nei momenti di crisi e rilancio, con particolare attenzione ai processi di aggregazione delle banche di credito cooperativo e delle cooperative agricole. «Se etica ed economia vanno d’accordo – ha osservato – il merito è anche della cooperazione».
Albertina Soliani: una lezione per oggi
Per Albertina Soliani, già senatrice e presidente dell’Istituto Cervi ora vicepresidente Nazionale dell’Anpi, l’incontro con Zaccagnini fu decisivo. «Ero una giovane donna quando l’ho incrociato. Mi ha trasmesso un’idea buona della politica, fatta di speranza e fiducia». Nel suo intervento ha richiamato le radici profonde dell’esperienza di Zaccagnini, tra cui la figura di don Giovanni Minzoni, sacerdote ucciso dal fascismo, che lo segnò fin dalla giovinezza. «Da ragazzi, con la parrocchia di Santa Maria del Porto, andavano sulla tomba di don Minzoni quando ancora non si poteva nemmeno nominarlo». Soliani ha poi evocato il contrasto tra due visioni educative: da una parte il «I care» (mi sta a cuore) di don Minzoni, dall’altra il «me ne frego» imposto dal regime fascista. «C’era chi teneva aperta un’altra prospettiva», ha ricordato, indicando in Zaccagnini uno di quei testimoni capaci di custodire e trasmettere i valori cristiani. «La sua storia è intrisa di spiritualità, una componente essenziale anche in politica». Una dimensione che si traduce nella coscienza «che non si vede ma è la bussola», capace di orientare le scelte tra bene e male. Ritornando sull’immagine del seminatore, Soliani ha ribadito: «Se non sei un buon seminatore, distruggi il terreno preparato da altri. C’è un bisogno immenso di una politica vissuta, sentita e pensata così». Infine, un ricordo personale: l’ultimo incontro a Fidenza, quando Zaccagnini, già anziano e con il bastone, trovò il tempo di ascoltarla e incoraggiarla. «Una vicinanza così è un regalo straordinario per i giovani». Da qui l’invito a trasmettere fiducia alle nuove generazioni, perché «sentendosi investiti di fiducia diventino quello che devono essere. Non rassegniamoci, continuiamo a seminare».
Monsignor Mario Toso: fede, coscienza e politica come dono

Monsignor Mario Toso ha offerto una riflessione ancora più ampia e incisiva sulla figura di Zaccagnini, sottolineando come nel suo «limpido ed esemplare impegno politico» emerga un dato costante: «è stato un grande testimone della Buona Novella». Una testimonianza radicata in una fede concreta e quotidiana: Zaccagnini «leggeva, meditava e annotava il Vangelo», partecipando quasi ogni giorno alla Messa, dalla quale traeva «la capacità di servire Dio e l’umanità, specie i più poveri». Un legame profondo tra spiritualità e azione che, secondo monsignor Toso, rappresenta una delle chiavi per comprendere la sua figura. «Era un politico con le radici ben piantate in cielo», ha affermato, ricordando come l’ingresso nella vita pubblica negli anni della Resistenza non fu segnato dall’odio, ma da una scelta d’amore: «La sua reazione al fascismo nasceva da un’educazione ai valori evangelici, che mettono al centro la persona e la sua dignità».
Monsignor Toso ha insistito su un aspetto decisivo: la coscienza come fondamento dell’agire politico. «Non si vede, ma è la bussola che aiuta a distinguere il bene dal male». Una dimensione oggi, ha osservato, spesso trascurata, ma indispensabile per una politica autenticamente al servizio del bene comune. Nel suo intervento non è mancata una provocazione rivolta al presente: «Chi oggi sollecita i giovani a interessarsi di politica in modo alto? Non a fare i portaborse, ma a vivere la politica come vocazione». E ancora: «Se i giovani non sono innamorati di Cristo, difficilmente potranno fare quello che ha fatto Zaccagnini». Toso ha poi richiamato la necessità di una spiritualità della croce e del dono, opposta alla logica del potere: una politica intesa come servizio e sacrificio, «non dominio». Citando Benedetto XVI, ha ricordato l’immagine dell’«arrampicarsi sulla croce», come metafora di un impegno che richiede dedizione e responsabilità. Infine, un appello alla comunità cristiana e civile: «Abbiamo bisogno di laici e sacerdoti capaci di accompagnare i giovani in una vita cristocentrica», formando nuove generazioni pronte a servire «il bene di tutti, soprattutto dei più poveri».
L’attenzione ai poveri, la passione per l’unità, il sostegno alla cooperazione e la capacità di dialogo restano elementi di straordinaria attualità. In un tempo segnato da polarizzazione e conflitti, la lezione di Benigno Zaccagnini appare come un invito a ritrovare il senso più autentico dell’impegno civile. Continuare a parlarne significa non solo fare memoria, ma contribuire a riscoprire il valore più profondo della politica: quello di «continuare a dare speranza».
Barbara Fichera














